Allevamento del Grand Anglo-Français Blanc et Orange
Zero iscrizioni in Francia e zero in Italia: come si trova, se si trova
Su questa razza il capitolo allevamento è breve e va detto subito: il Grand Anglo-Français Blanc et Orange non si compra. Nelle statistiche ufficiali del libro genealogico francese del 2023 e del 2024 non compare nemmeno, e in Italia l’ENCI registra zero nascite e zero affissi.
In questa pagina: perché i numeri sono questi, l’unica strada che esiste – gli equipaggi francesi – cosa chiedere e cosa si guarda in una cucciolata di cani da muta.
Sommario
Quanto costa un cucciolo di Grand Anglo-Français Blanc et Orange
Non esiste un prezzo, perché non esiste un mercato. La Société Centrale Canine pubblica ogni anno le iscrizioni al LOF razza per razza: in quelle tabelle, nel 2023 e nel 2024, questa razza non ha una riga. Le due sorelle sì – il Tricolore con 65 iscritti nel 2024 e il Blanc et Noir con 33 – ma il Blanc et Orange no.
Va detta la controparte, perché è vera: nelle mute non tutti i cani passano per il libro genealogico. Un equipaggio che fa nascere cuccioli per sé può non iscriverli, perché quello che conta è il lavoro. Quindi zero iscrizioni non significa zero cani, ma significa che la razza non si alleva come tale al di fuori di poche mute.
Quando un giovane cambia canile, in genere non lo fa attraverso una vendita: passa da un equipaggio a un altro. Come ordine di grandezza, per un cucciolo con pedigree di una razza da muta francese si parla di 600-1.000 euro, ma per questa razza è una cifra teorica.
La spesa reale, comunque, non è mai il cucciolo: è la struttura. Box, recinti, spazio, altri cani, e il tempo di qualcuno che stia con loro ogni giorno.
Il mantenimento di un adulto da trenta chili che lavora sta fra i 90 e i 130 euro al mese, e in stagione la razione cresce perché il cane cala di peso.
Dove si cerca, e cosa chiedere

L’unica strada che esiste passa dalla Francia: il Club du chien d’ordre, che è il club delle razze da muta, e la Société de Vénerie, che federa circa 350 equipaggi. Sono loro a sapere dove sono i pochi cani rimasti.
Nella foto: una tavola di Crafty del 1888. La muta davanti all’ostacolo e i cavalieri dietro: è il contesto in cui questa razza vive ancora oggi.
La prima domanda da fare è la più semplice e la più importante: è un Blanc et Orange? In una popolazione così piccola l’assorbimento nelle razze sorelle è il rischio principale, e un cucciolo con il fulvo troppo carico o con tracce di nero non è di questa razza.
La seconda riguarda il lavoro dei genitori: su cosa cacciano, in quale muta, da quanti anni. La razza è riconosciuta con prova di lavoro e in vénerie un cane si giudica così.
La terza riguarda la consanguineità, e qui è il tema centrale: con numeri di questa portata le linee si incrociano per forza. Un allevatore che sa raccontare quattro generazioni e spiegare come tiene sotto controllo la parentela è l’unica garanzia che esista.
La quarta riguarda voi: cosa ne farai. Se la risposta non è la caccia in muta, un equipaggio serio ve lo dirà, e vi farà un favore.
E poi c’è la domanda che nessuno pensa a fare: come si comporta questa linea con le persone. Le razze da muta sono descritte come amichevoli e vicine all’uomo, e in un canile dove entra gente a piedi non è un dettaglio.
Cosa guardare in una cucciolata di cani da muta
Il primo controllo è il colore, e in questa razza è tutto: bianco-limone o bianco-arancio, con l’arancio che non deve essere troppo scuro. Pelo nero o rosso è un difetto, e il tartufo butterfly, depigmentato a macchie, pure.
Il secondo sono le orecchie: attaccate abbastanza larghe al livello dell’occhio o appena sopra, spesse e piuttosto corte. È la firma della razza, ed è anche il carattere che segnala il sangue inglese.
Il terzo è la testa: corta e larga, senza protuberanza occipitale, con lo stop ben marcato. Il muso troppo fino è un difetto elencato dallo standard.
Il quarto è la coda: piuttosto lunga e dritta. La coda curva o deviata di lato è un difetto; i peli a spiga verso la punta, invece, sono un tratto di famiglia e non un problema.
Il quinto è la solidità: arti forti, larghi e verticali, garretti vicini al terreno, piedi compatti. In un cane che deve macinare chilometri è la differenza fra dieci stagioni di lavoro e tre.
Il sesto è il comportamento nel gruppo. In una cucciolata di cani da muta non si cerca il più prepotente né quello che si nasconde: si cerca quello che partecipa, che segue i fratelli e che viene verso l’uomo senza esitare.
E il settimo è come sono tenuti: canile pulito, cani in peso, orecchie pulite, cuccioli abituati alla gente. Su una razza di cui restano poche linee, l’attenzione di chi le tiene è l’unica garanzia di futuro che la razza ha.

