Addestramento ed educazione del Français Blanc et Orange

Un cane da muta: cosa impara dal gruppo e cosa non gli si può chiedere

Il Français Blanc et Orange è un cane da muta, e questo cambia tutto: la maggior parte di quello che sa lo impara dai cani adulti e dal conduttore, non da un corso di obbedienza.

In questa pagina: come cresce un cucciolo da muta, il richiamo raccontato senza favole, il lavoro col naso, quanto movimento serve e cosa succede se un cane così finisce fuori contesto.

Sommario

Come cresce un cucciolo da muta

Fotografia del 1908 con una muta di chiens courants francesi prima della curée

In un equipaggio il cucciolo cresce in gruppo: impara le gerarchie, il rispetto degli spazi e le regole del canile prima di imparare qualunque comando.

Nella foto: una muta di chiens courants francesi prima della curée, in una fotografia del 1908.

La prima cosa che si costruisce è il rapporto con l’uomo: manipolazione quotidiana, abitudine al guinzaglio, calma quando si entra nel box. Nelle razze da muta la gestibilità è un requisito, non un lusso.

La seconda è l’abitudine ai terreni: bosco, rovi, acqua, fango. Un cane da muta che non conosce il terreno a un anno è un cane in ritardo.

La terza è la condizione fisica, costruita per gradi: nel primo anno si cammina, il lavoro vero arriva dopo. Su un cane che dovrà galoppare per ore, bruciare le tappe significa pagarle a cinque anni.

E poi c’è la parte che non si insegna: la caccia. Il cucciolo entra in muta con i cani adulti e impara guardando. È il motivo per cui, in queste razze, un cane cresciuto fuori dal gruppo resta incompleto.

Il richiamo, la voce e il corno

Pagina di un manuale ottocentesco francese con la partitura della fanfara La Chavannes

Nella caccia a corsa uomo e cane comunicano con i suoni: il cane con la voce, l’uomo con il corno. Il richiamo, nel senso in cui lo intende un proprietario di cane da compagnia, non esiste.

Nella foto: la partitura della fanfara La Chavannes in un manuale ottocentesco francese per cacciatori con i chiens courants.

Le fanfare sono un codice: ogni fase della caccia ha il suo suono, e chi è in sella segue la muta a orecchio. Il cane, dal suo lato, dà voce sulla traccia, e dal tono si capisce cosa sta facendo.

Fuori da quel contesto la conseguenza è chiara: un segugio lanciato su una traccia non torna a comando. Non è disobbedienza, è il mestiere. La libertà si dà solo in spazi chiusi, e fuori si usa la longa.

Per chi ha un cane di questo tipo senza cacciare, l’unico sfogo serio è il lavoro olfattivo: ricerca, tracce artificiali, mantrailing. È una sostituzione parziale, e va detto onestamente.

Un cane così, va aggiunto, abbaia: la voce è stata selezionata per farsi sentire a chilometri di distanza. In un contesto residenziale è un problema che non si risolve con l’addestramento.

Quanto movimento serve, e cosa succede se manca

Muta di chiens courants francesi che corre accanto a due cavalieri in un prato

Il fabbisogno di un cane da muta non si copre con due passeggiate: parliamo di un animale che in caccia percorre decine di chilometri in una giornata.

Nella foto: una muta di chiens courants francesi al lavoro con i cavalieri.

Fuori stagione servono almeno due ore al giorno di attività, e una parte deve essere olfattiva: mezz’ora di ricerca stanca più di un’ora di corsa in linea retta.

Le attività compatibili sono quelle che assomigliano al mestiere: nose work, mantrailing, pista di sangue dove è consentita, dog trekking e canicross.

Quello che non funziona sono gli sport di precisione e di contatto ravvicinato: un segugio non è costruito per lavorare a due metri dal conduttore.

E se il movimento manca? I sintomi sono sempre gli stessi: abbai, fughe, buche, distruzioni. Non è cattiveria e non è stupidità: è un cane con un motore acceso e nessuna strada.

Gli errori tipici con un cane da muta

Il primo è sottovalutare la recinzione. Un segugio che incrocia una traccia non si ferma perché lo si chiama: la recinzione è la prima spesa, non l’ultima.

Il secondo è punire l’istinto: sgridare un cane perché dà voce o perché segue un odore produce solo confusione.

Il terzo è tenerlo da solo. È un cane nato per vivere in gruppo, e la solitudine prolungata è la causa più frequente di abbai e fughe.

Il quarto è sostituire il naso con la corsa: il corpo si stanca, la testa resta accesa.

E il quinto è pretendere l’obbedienza di un cane da pastore. Un chien courant collabora, ma il suo lavoro è decidere da solo su una traccia: chi cerca un cane sempre collegato sbaglia gruppo, non razza.