Allevamento dell’Epagneul Olandese di Drent

Zero cuccioli in Italia: come si cerca un Drentsche Patrijshond nei Paesi Bassi

In Italia l’Epagneul Olandese di Drent non è mai stato registrato: zero nascite e zero affissi secondo il libro genealogico dell’ENCI. La razza vive nei Paesi Bassi, dove il club esiste dal 1948.

In questa pagina: quanto costa, dove si cerca, le domande sanitarie che in questa razza vengono prima del prezzo e cosa guardare in una cucciolata.

Sommario

Quanto costa un cucciolo di Epagneul Olandese di Drent

In Italia non c’è un prezzo perché non c’è una cucciolata: sul codice di razza 224 l’ENCI non registra nascite né allevamenti con affisso.

Nei Paesi Bassi un cucciolo con pedigree costa indicativamente fra i 900 e i 1.400 euro. Le altre popolazioni a cui si può guardare sono Belgio, Germania e Scandinavia.

Le spese successive sono quelle di un cane da lavoro di trenta chili: fra 700 e 1.100 euro il primo anno tra vaccinazioni, microchip, sverminazioni ed eventuale sterilizzazione, e 90-140 euro al mese di mantenimento.

La toelettatura è leggera ma non nulla: frange di orecchie, arti e coda vanno tenute in ordine, e chi non lo fa in casa spende 30-50 euro ogni due o tre mesi. Le orecchie, come in tutte le razze con l’orecchio pendente, sono la voce veterinaria più ricorrente.

E poi c’è il viaggio. Con zero allevamenti in Italia, andare a vedere la cucciolata nei Paesi Bassi è la norma: è anche l’occasione per vedere i genitori dal vivo, che in questa razza conta molto.

VoceQuantoNote
Cucciolo in ItaliaNon esisteZero nascite e zero affissi nel libro genealogico
Cucciolo nei Paesi Bassi900-1.400 euroÈ lì che vive la razza
Dove si cercaPaesi Bassi, poi Belgio, Germania e ScandinaviaIl club olandese smista
AttesaMesiLe cucciolate sono programmate e seguite dal club
Primo anno700-1.100 euroVaccini, microchip, sverminazioni, sterilizzazione
Mantenimento al mese90-140 euroUn cane da 30 chili che si muove
Toelettatura30-50 euro ogni due o tre mesiFrange e orecchie, o si fa in casa
ViaggioDa mettere in contoAndare a vedere la cucciolata è la norma

Le domande da fare all’allevatore

Drentsche Patrijshond bianco e marrone presentato in stand in una esposizione

In questa razza l’ordine delle domande è chiaro, e il prezzo è l’ultima. La prima riguarda l’epilessia.

L’epilessia idiopatica. È il tema sanitario del Drent: segnalata dal 1986, con un’incidenza fra l’1,4% e circa il 9,4% nello studio citato dalla review dell’International Veterinary Epilepsy Task Force del 2015, la più alta fra le razze olandesi studiate. L’esordio è fra i 9 mesi e i 5 anni, con mediana a tre anni. Non esiste un test del DNA: esiste la storia delle linee, e un allevatore serio la conosce e la racconta.

La consanguineità. Nel passato della razza ci sono stati accoppiamenti fra padre e figlia e fra nonno e nipote, e oggi la popolazione è di fatto una grande famiglia. Chiedi il pedigree completo su quattro o cinque generazioni e fatti spiegare perché è stato scelto quel maschio.

Anca e gomito. Le radiografie ufficiali dei genitori: la displasia dell’anca e quella del gomito sono fra i problemi più citati dalle fonti olandesi, e la seconda si manifesta spesso in giovane età.

Gli occhi. Le visite oculistiche, per la PRA e per gli altri difetti oculari inseriti nei programmi sanitari.

Il test di parentela. Nei Paesi Bassi è obbligatorio dal 1 giugno 2014 per tutte le cucciolate con pedigree: se comprate là, quel documento c’è, e garantisce che i genitori dichiarati siano quelli veri.

E infine una lettura da fare: la fondazione olandese Dier en Recht classifica il Drent come razza ad alto rischio, elenca dodici malattie ereditarie e stima l’epilessia in uno su otto cani. È una fonte militante e la sua cifra è più alta dei dati pubblicati, ma le domande che solleva sono quelle giuste da portare a un allevatore.

Cosa guardare in una cucciolata

Il primo controllo è il colore: bianco con macchie marroni, orecchie marroni, tartufo e labbra marroni. Il roano su tutto il corpo non è permesso dallo standard, e i cani con mantello, cioè con la sella continua, sono i primi della lista dei difetti.

Il secondo sono gli occhi: ovali e di colore ambra. L’occhio troppo rotondo è un difetto, e un occhio molto chiaro non è quello che chiede lo standard.

Il terzo sono le orecchie: attaccate alte, non pesanti, aderenti alla testa. La prova dello standard – tirati in avanti arrivano a tre dita dalla punta del tartufo – si può fare con delicatezza anche su un cucciolo grandicello.

Il quarto è la struttura. Serve un cucciolo solido: fra i difetti gravi ci sono il costato stretto, i metacarpi debolissimi e un aspetto troppo elegante. Non si cerca finezza, si cerca sostanza.

Il quinto è il comportamento. Lo standard dice riservato ma mai pauroso: un cucciolo che prende tempo e poi si avvicina va bene, uno che resta nel fondo del box tremando no.

Il sesto è il posto: cresciuti in casa o in un box con accesso all’aperto, abituati a rumori, persone ed erba. In un cane da caccia le prime otto settimane pesano.

E il settimo sono le carte: pedigree, microchip, vaccinazioni, radiografie e – se comprate nei Paesi Bassi – il test del DNA di parentela.