Allevamento dell’Anjing Kintamani-Bali
Perché in Italia non si trova, cosa serve per importarlo e cosa guardare
In Italia l’Anjing Kintamani-Bali non ha né nascite registrate né allevamenti con affisso: è una razza riconosciuta dalla FCI solo dal 2019 e sostanzialmente assente dall’Europa.
In questa pagina: perché non esiste un prezzo italiano, cosa comporta importarne uno da Bali, cosa chiedere a chi ve lo vende e cosa guardare in una cucciolata.
Sommario
Quanto costa un cucciolo di Anjing Kintamani-Bali

In Italia non esiste un prezzo, perché non esiste il mercato: zero nascite registrate, zero affissi. Il ragionamento va fatto direttamente su Bali, ed è un ragionamento particolare.
A Bali i Kintamani si vendono ovunque, anche in gabbie lungo la strada come nella foto qui accanto. Un cucciolo senza documenti costa poche centinaia di migliaia di rupie, cioè poche decine di euro.
Un cucciolo con pedigree dell’Indonesia Kennel Klub e genealogia documentata è un’altra cosa: dopo il riconoscimento FCI i prezzi dei soggetti selezionati sono saliti fino a venti milioni di rupie, oltre mille euro.
La differenza fra i due non è genetica ma documentale, e conviene saperlo: geneticamente un Kintamani iscritto e un cane libero balinese distano tre marcatori. Quello che si paga è la selezione del tipo e la tracciabilità.
Poi c’è la parte cara e lunga, cioè l’importazione. A Bali la rabbia è endemica dal 2008: per portare un cane in Europa servono vaccinazione antirabbica, titolo anticorpale misurato in un laboratorio autorizzato e i mesi di attesa previsti dalle regole sanitarie.
Sopra ci vanno il volo, il trasportino a norma, le pratiche doganali e i controlli. Non è un’operazione che si improvvisa e nemmeno una che conviene affidare a un intermediario qualsiasi.
Il resto delle spese è quello di un cane di taglia media: 400-700 euro il primo anno e 60-90 euro al mese di mantenimento. Sulla toelettatura si risparmia: il doppio pelo si spazzola e non si tosa.
Cosa chiedere a chi vende il cucciolo

La prima domanda è sul pedigree. Senza i documenti dell’Indonesia Kennel Klub, quello che state comprando è un cane di strada balinese: bello, sano quanto vuoi, ma non un Kintamani riconosciuto.
La seconda riguarda le orecchie dei genitori. Devono essere completamente eretti: nello standard le orecchie non erette a dodici mesi sono un difetto eliminatorio, ed è un tratto che si trasmette.
La terza è il colore. Ammessi solo bianco, nero, fulvo e tigrato: qualsiasi altro colore, comprese le pezzature bianche estese sui cani colorati, esce dallo standard.
La quarta riguarda la sanità dell’importazione: chi organizza la pratica, quando è stata fatta l’antirabbica, dove è stato misurato il titolo anticorpale, quanto tempo manca. Sono domande noiose ma decisive.
La quinta è sul carattere della madre e sulla vita dei cuccioli: cortile, casa, rumori, persone. Un cane primitivo cresciuto senza stimoli nei primi due mesi porta quella lacuna per anni.
E poi una domanda che con una razza così vale più delle altre: quanti cani della tua linea vivono fuori dall’Indonesia e come stanno? È l’unico modo per farsi un’idea di come questi cani si adattano a un clima e a una vita diversi.
Cosa guardare in una cucciolata

Il primo controllo è il colore, ed è il più semplice: bianco, nero, fulvo o tigrato. Nei bianchi si guarda il bordo delle orecchie color biscotto, che lo standard indica come preferito.
Il secondo è il tartufo. Nei colorati deve essere nero; nei bianchi può essere nero o marrone, e il grigio è permesso. Se schiarisce con l’età non è un difetto: lo dice lo standard.
Il terzo sono le palpebre, che devono essere ben pigmentate: palpebre non pigmentate sono un difetto eliminatorio. È un controllo di dieci secondi e va fatto.
Il quarto è la coda: deve avere pelo pieno a frange, e un pelo sottile sulla coda è un altro difetto eliminatorio. La forma ideale è la falce; quella arrotolata è ammessa purché la punta non scenda sotto la linea del dorso.
Il quinto sono le orecchie: in un cucciolo possono ancora essere molli, ma vanno guardate quelle dei genitori e dei fratelli più grandi.
Il sesto è il sesso che si vede: la mancanza di dimorfismo sessuale è un difetto esplicito, e nei maschi il collare di pelo, il badong, deve essere evidente.
E infine il comportamento. Lo standard esclude sia l’aggressivo sia l’eccessivamente timido: in una razza vigile e territoriale, un cucciolo che si nasconde è un segnale da prendere sul serio.

