Addestramento ed educazione del Pastore delle Shetland

Un cane che impara tutto, compreso quello che non volevi insegnargli

Il Pastore delle Shetland è una delle razze più facili da addestrare che esistano: intelligente e soprattutto reattivo con il suo padrone, come dice il suo standard. Il rovescio della medaglia è che impara in fretta anche le cose sbagliate.

In questa pagina: le priorità dei primi mesi, il capitolo abbaio, quanto movimento serve, gli sport che gli riescono meglio e la spazzola.

Sommario

Le priorità dei primi mesi

Cucciolo di Shetland Sheepdog di tre mesi sull'erba

La prima priorità è la socializzazione, e in questa razza non è un consiglio generico: lo standard dice che lo Sheltie è riservato con gli estranei, e la differenza fra un adulto riservato e un adulto pauroso si gioca tutta nei primi mesi.

Pratica: tante persone diverse, tanti posti, tanti rumori, sempre in modo graduale e senza forzare. Un cucciolo che viene preso in braccio da chiunque impara che gli estranei sono una seccatura; uno che li osserva da vicino con calma impara che sono normali.

La seconda priorità è il lavoro sull’abbaio, e ne parliamo nel prossimo capitolo perché è il tema numero uno della razza.

La terza è la manipolazione: spazzola tutti i giorni per due minuti, zampe toccate, orecchie guardate. Con un cane che avrà il pelo di questa razza per quattordici anni, è tempo speso benissimo.

La quarta è insegnargli a stare fermo. Sembra strano da dire per un cane così collaborativo, ma lo Sheltie è un cane che vuole sempre fare qualcosa: la calma va insegnata come si insegna un esercizio.

Sul metodo non ci sono dubbi: rinforzo positivo, voce bassa, richieste chiare. È un cane sensibile: alzare la voce con uno Sheltie non ottiene un cane più obbediente, ottiene un cane che si blocca.

L’abbaio: il capitolo che nessuno deve saltare

Il Pastore delle Shetland abbaia. È la cosa che si legge in ogni forum, che dicono tutti gli allevatori onesti e che scoprono con sorpresa quelli che hanno comprato guardando solo le foto.

Il perché è semplice: è un piccolo cane da pastore selezionato per essere attento e per segnalare. Nelle isole doveva avvisare, tenere lontane le pecore dai campi, farsi sentire su terreni aperti. Quella predisposizione è ancora tutta lì.

Non si elimina, si gestisce, e con questa razza si gestisce bene, perché è intelligente e collaborativa. Il lavoro si fa su tre fronti.

Primo: distinguere l’avviso dalla chiacchiera. L’avviso è corretto, si riconosce con una parola e si chiude con un finale sempre uguale, premiato quando il cane smette. La chiacchiera a vuoto nasce da noia o eccitazione e non si corregge: si previene.

Secondo: gestire i trigger. Un cane che passa la giornata alla finestra a guardare la strada abbaia per tutto il giorno. Togliere la vista sulla strada risolve metà del problema in un pomeriggio.

Terzo: stancarlo nel modo giusto. Uno Sheltie che ha lavorato di testa venti minuti è più tranquillo di uno che ha corso un’ora. La noia, in questa razza, esce dalla bocca.

Da non fare: sgridarlo mentre abbaia (per lui stai partecipando), usare collari antiabbaio (un cane sensibile ne esce peggio), lasciarlo solo in giardino per ore.

Quanto movimento serve e gli sport che gli riescono meglio

Shetland Sheepdog che salta un ostacolo in un campo di agility

Il Kennel Club indica fino a un’ora al giorno. È un dato onesto sul piano fisico, ma racconta metà della storia: con lo Sheltie il fabbisogno vero è di testa, non di chilometri.

L’agility è il suo mondo. Lo Sheltie è una delle razze più forti in assoluto nella categoria small e medium: veloce, agilissimo e sempre attaccato al conduttore. Se hai mai visto una gara, metà dei cani in pista sono Shelties o Border Collie.

L’obedience e il rally obedience gli calzano per lo stesso motivo che lo standard mette nero su bianco: è reattivo con il suo padrone. Vuole sapere cosa deve fare, e lo fa con precisione.

Poi ci sono il treibball, che dà uno sfogo all’istinto di condurre senza pecore, il nose work e la dog dance, in cui questa razza è spettacolare.

Per il movimento libero va benissimo una camminata lunga, ma senza attività mentale non basta: venti minuti di esercizi o di ricerca valgono più di un’ora di passeggiata annoiata.

Un’avvertenza sui salti: con i cuccioli e i giovani niente agility vera prima che le articolazioni siano chiuse, indicativamente dopo l’anno. La voglia di fare, in questa razza, arriva prima del corpo.

Il pelo e la spazzola

Primo piano frontale del muso di uno Shetland Sheepdog

Il Kennel Club indica una toelettatura quotidiana. Non serve un professionista: serve una spazzola, dieci minuti e la costanza.

Il mantello è doppio: pelo esterno lungo, di tessitura dura e diritto, con un sottopelo soffice, corto e fitto. Criniera e gorgiera sono molto abbondanti, gli anteriori sono ben frangiati e la faccia è liscia.

Il punto critico non è la lunghezza, è il sottopelo: quando si infeltrisce forma nodi compatti dietro le orecchie, sotto le ascelle, all’inguine e sui pantaloni posteriori. Si spazzola a strati, sollevando il pelo, non solo in superficie.

Due volte l’anno arrivano le mute, e in quelle settimane il sottopelo esce a manciate. È il momento in cui la spazzola quotidiana non è un consiglio.

Come per tutti i cani a doppio mantello: non si tosa. Il pelo isola dal freddo e dal caldo, e tosato ricresce male. Lo standard aggiunge una frase che vale come principio: il mantello deve seguire il corpo e non dominare né compromettere la linea del cane.

Curiosità: lo standard considera i soggetti a pelo raso altamente indesiderabili. Nello Sheltie il pelo lungo non è un vezzo, è la razza.

Gli errori tipici con un Pastore delle Shetland

Sottovalutare l’abbaio. È il motivo numero uno per cui questi cani cambiano casa.

Non socializzare da cucciolo. Lo standard lo vuole riservato, non pauroso: la differenza si costruisce nei primi mesi.

Alzare la voce. È un cane sensibile: con i toni duri si blocca e smette di collaborare.

Dargli solo movimento fisico. Senza lavoro di testa, uno Sheltie non si stanca mai.

Farlo saltare da giovane. L’agility vera si comincia dopo l’anno.

Tosarlo d’estate. Il doppio mantello protegge anche dal caldo.

Non chiedere i test genetici. Occhi, CEA, PRA, MDR1 e von Willebrand: in questa razza esistono tutti, e l’allevatore serio li ha già fatti.