Storia ed origine dell Harrier

Dal Duecento allo stud book del 1874, fino a un solo cucciolo nel 2024

L’Harrier caccia la lepre in Inghilterra dalla metà del Duecento, ed era una delle sole quaranta razze presenti nel primo stud book del Kennel Club, quello del 1874.

Poi la sua storia prende una piega strana: sparisce dalle esposizioni per oltre un secolo e riappare solo nel 2021. Qui dentro: le origini, la separazione fra cani da esposizione e cani da lavoro, e i numeri di oggi.

Sommario

Un cane da lepre dal Duecento

Stampa ottocentesca con un Harrier che segue una traccia

La caccia alla lepre con la muta è una delle più antiche d’Inghilterra, e i cani usati per farla sono documentati dalla metà del XIII secolo. Il nome della razza viene proprio da lì: harrier, il cane della lepre (hare).

Per secoli l’Harrier non è stato una razza nel senso moderno, ma un tipo: ogni equipaggio di caccia allevava i propri cani, li selezionava sul lavoro e li incrociava con quello che serviva, spesso con Foxhound.

Il salto arriva nell’Ottocento con la nascita del Kennel Club: nel 1874 l’Harrier è fra le sole quaranta razze incluse nel primo stud book, il libro genealogico originario.

In Inghilterra si sono conservati due tipi: lo Stud Book Harrier, quello registrato, e il West Country Harrier, più chiaro e spesso quasi tutto bianco, allevato dagli equipaggi del sud-ovest e mai riconosciuto ufficialmente da nessun grande kennel club.

Il secolo di silenzio e il ritorno del 2021

Fotografia del 1905 con un Harrier in posa su un prato

Il dato più curioso della storia recente è questo: l’ultima volta che un Harrier era stato esposto o iscritto allo stud book del Kennel Club risale al 1915. Poi, per oltre un secolo, nulla.

Non è che la razza fosse sparita: continuava a esistere negli equipaggi di caccia, dove i cani venivano registrati nei libri delle associazioni venatorie e non in quelli cinofili. Semplicemente aveva smesso di far parte del mondo delle esposizioni.

Nell’ottobre 2021 il Kennel Club britannico ha pubblicato un Interim Breed Standard per la razza, e per la prima volta in oltre cinquant’anni gli Harrier hanno potuto tornare a essere esposti sotto le sue regole. Nel 2022 risultavano poco più di cinquanta Harrier di razza pura registrati.

Negli Stati Uniti, invece, la razza è riconosciuta dall’American Kennel Club dal 1885, ma anche lì è rarissima: nel 2024 era 183esima su 202 razze per numero di registrazioni.

L’illustrazione qui accanto ritrae Traveller, un Harrier degli Aldenham Kennels: è il tipo di cane che si vedeva nei libri di cinofilia inglese di fine Ottocento.

Una delle razze più rare d Europa

I numeri delle registrazioni britanniche degli ultimi anni raccontano una situazione difficile: 38 cuccioli nel 2021, 9 nel 2022, nessuno nel 2023 e uno solo nel 2024.

Per capire cosa significano, serve il metro del Kennel Club: una razza britannica entra nella lista delle vulnerable native breeds quando registra meno di 300 cuccioli l’anno. L’Harrier non è vicino a quella soglia: è a due ordini di grandezza sotto.

In Italia la situazione è ancora più netta: nei registri dell’ENCI non risultano cucciolate iscritte e non c’è nessun affisso dedicato alla razza.

Va detta però una cosa che i numeri del kennel club non catturano: gli Harrier degli equipaggi di caccia non vengono registrati lì, quindi la popolazione reale è più grande di quella che risulta dalle statistiche cinofile. Il che non toglie che la razza sia fragile.

È il paradosso di molte razze da lavoro britanniche: vivissime dentro il loro mondo, quasi inesistenti fuori.