Storia ed origine del Galgo Español

Dai Romani agli affreschi medievali, e come e diventato il levriero del Greyhound

Il Galgo Español è uno dei cani più antichi d’Europa e uno dei più raffigurati: sta negli affreschi medievali spagnoli, nei poemi del Trecento, nei quadri di corte. Il suo stesso standard rivendica una cosa notevole: essere uno degli antenati del Greyhound inglese.

Qui dentro: da dove viene, la citazione del Trecento che lo standard riporta per provare il suo mestiere, l’esportazione verso l’Inghilterra e la questione che oggi definisce la razza più di ogni altra cosa.

Sommario

Un cane antico: i Romani, i levrieri asiatici, la Penisola

Affresco medievale della ermita di San Baudelio de Berlanga con un cavaliere e i suoi galgos a caccia

Lo standard apre così: il levriero spagnolo è conosciuto fin dall’antichità dai Romani, e aggiunge che il suo arrivo nella Penisola Iberica è probabilmente ben anteriore. Discende dagli antichi levrieri asiatici e si è adattato ai terreni delle steppe e delle pianure.

L’affresco qui accanto viene dalla ermita di San Baudelio de Berlanga, in provincia di Soria: un cavaliere e i suoi galgos a caccia, dipinti nel Medioevo. È una delle immagini più antiche e più chiare della razza al lavoro, e mostra un cane praticamente identico a quello di oggi.

Il mestiere non è mai cambiato: caccia alla lepre a vista, in terreni aperti, inseguendo la preda con gli occhi e non con il naso. Lo standard precisa che anticamente veniva usato anche per conigli, volpi e perfino cinghiali, ma che la lepre è sempre stata il suo lavoro principale.

Fra le tante citazioni letterarie, lo standard sceglie una sola frase, ed è del Trecento: quella dell’Arciprete di Hita, che scrive che la lepre che va è subito catturata a caccia dal Levriero. Sei secoli fa, in Castiglia, sapevano già benissimo a cosa serviva questo cane.

L’esportazione in Inghilterra e la nascita del Greyhound

Fotografia in bianco e nero con bambini spagnoli e i loro galgos

Fra il Cinquecento e il Settecento i galgo vengono esportati in grande quantità verso l’Irlanda e l’Inghilterra. Non è un dettaglio marginale: è il momento in cui il levriero spagnolo entra nella storia del levriero britannico.

Lo standard lo scrive senza giri di parole: il levriero spagnolo è uno degli antenati del Greyhound inglese, con cui condivide le somiglianze che hanno servito come base nella sua selezione. Poi le due strade si dividono: gli inglesi cercano velocità pura per le corse in pista, gli spagnoli tengono il cane da campo aperto.

In Spagna il galgo resta quello che era: il cane dei campi, della caccia alla lepre, dei villaggi della Castiglia e dell’Andalusia. Non è mai stato un cane di lusso, e questo spiega molto di come è stato trattato.

La fotografia qui accanto è di un’altra epoca ma racconta la stessa cosa: i galgo sono cani di paese, sempre stati in mano a chi cacciava, spesso con molti cani insieme e pochi mezzi.

Il galgo oggi: la questione che divide la Spagna

Scultura dedicata ai galgos nella piazza di San Martin a Medina del Campo

Non si può raccontare questa razza senza affrontare il tema che la definisce nel presente. In Spagna il galgo da caccia appartiene ai galgueros, e alla fine della stagione, in febbraio, migliaia di cani vengono abbandonati o uccisi perché non rendono più.

I numeri che circolano sono stime delle associazioni di tutela, non dati ufficiali, e come tali vanno presi: si parla di circa 200.000 galgueros registrati e di fino a 50.000 cani abbandonati alla fine di ogni stagione. Anche prendendo la parte più prudente di quelle cifre, il fenomeno è enorme.

Un fatto invece documentato e non discutibile è legislativo: la legge spagnola sul benessere animale approvata nel 2023 ha escluso i cani da caccia dalle tutele che introduceva. È il motivo per cui le associazioni parlano di una battaglia ancora aperta.

Dall’altra parte c’è un movimento che negli ultimi vent’anni ha cambiato le cose: rifugi spagnoli, associazioni internazionali e migliaia di famiglie in Italia, Germania, Belgio e Paesi Bassi che adottano. Il primo febbraio, quando in Spagna si chiude la stagione, le associazioni celebrano el día del galgo.

La scultura qui accanto sta in una piazza di Medina del Campo, in Castiglia, ed è dedicata ai galgos. In Spagna, su questo cane, esistono due paesi diversi che convivono.