Storia ed origine del Cane Lupo di Saarloos
Un olandese, un pastore tedesco e una lupa: come nasce una razza
Questa razza ha un padre con nome e cognome, Leendert Saarloos, un’idea precisa e un finale che nessuno aveva previsto: il cane che doveva essere più utile del Pastore Tedesco si è rivelato inutilizzabile per il lavoro, e proprio per questo è diventato una razza. In questa pagina trovi chi era Saarloos, come è nato il cane lupo europeo e come si è arrivati al riconoscimento del 1975.
Sommario
Chi era Leendert Saarloos

Leendert Saarloos (1884-1969) era un olandese che, dice lo standard, amava la natura e pure i cani. Ed era convinto di una cosa: che i cani si fossero troppo umanizzati.
Era un appassionato di Pastore Tedesco, la razza più moderna e più di successo del suo tempo, quella che in trent’anni era passata dai pascoli tedeschi alle polizie di mezza Europa. La fotografia qui accanto è del capostipite di quella razza, Horand von Grafrath, il primo Pastore Tedesco iscritto al libro delle origini: il tipo di cane da cui parte tutta questa storia.
Secondo Saarloos, però, la selezione stava portando il Pastore Tedesco nella direzione sbagliata. Voleva far rinascere in questa razza le disposizioni naturali per ottenere, sono parole dello standard, un miglior cane di utilità.
Il modo che scelse fu radicale: prese un maschio di Pastore Tedesco, Gerard van der Fransenum, un cane del classico tipo prussiano, e lo incrociò con una lupa di nome Fleuri, originaria del ramo siberiano del tipo europeo.
Sulla data le fonti non concordano, e conviene essere precisi: lo standard FCI scrive 1932, mentre Wikipedia e diverse fonti di razza indicano il 1935. Nessuno dei due numeri cambia la sostanza, ma se leggi date diverse in giro, il motivo è questo.
Poi fece la mossa da selezionatore: accoppiò la discendenza con il padre, cioè riportò il sangue verso il cane, e ottenne una popolazione di base i cui animali erano portatori di un quarto di sangue di lupo. Da lì cominciò la selezione severa, e quella popolazione prese un nome: cane lupo europeo.
Il cane lupo europeo e i cani per ciechi

Per un po’ sembrò che il progetto funzionasse: i primi soggetti, dice lo standard, davano buoni risultati come cane per ciechi, e la razza fu ritenuta idonea per quel lavoro.
Poi arrivò il problema, ed è scritto nel testo FCI con una chiarezza che nelle storie di razza si trova raramente: a causa dell’aumento della proporzione di sangue di lupo, l’utilità ereditata dall’antenato originale, Gerard, si perse gradualmente e diventò evidente che la razza non era adatta né al lavoro né come assistenza ai ciechi.
È il punto in cui l’esperimento fallisce e la razza nasce. Il cane che doveva essere più utile del Pastore Tedesco era diventato meno utile, e per la ragione esatta che lo rendeva speciale: le qualità naturali che Saarloos cercava sono le stesse che rendono un animale difficile da mettere al lavoro.
Il lupo non ha portato aggressività, ha portato prudenza. Un cane guida deve andare avanti in un mondo nuovo ogni giorno, e un animale che evita le situazioni sconosciute non può farlo. Non è un difetto di carattere: è un altro mestiere, o meglio, nessun mestiere.
Lo standard di oggi accetta il fallimento e lo mette per iscritto nel punto più visibile, l’utilizzazione: il Cane Lupo di Saarloos non è stato allevato per una prestazione specifica. Possiede delle qualità che gli permettono di essere un cane da compagnia e di famiglia, fedele ed affidabile. In tutta la nomenclatura FCI è l’unica razza che si presenta così.
Resta un’ironia burocratica: la FCI lo ha messo nel Gruppo 1, quello dei cani da pastore, e senza prova di lavoro. Non ha mai condotto una pecora in vita sua: sta lì per via del Pastore Tedesco che gli sta alle spalle.
Il riconoscimento del 1975 e il nome

Leendert Saarloos morì nel 1969 senza vedere riconosciuto il lavoro di quarant’anni. La razza fu riconosciuta nel 1975 e, dice lo standard, prese il suo nome in onore del suo creatore: distinzione ben meritata.
Il nome scelto fu cane lupo di Saarloos, e non era una formalità: la razza aveva cambiato natura per strada, e chiamarla cane lupo europeo avrebbe promesso qualcosa che il cane non era. Legarla al nome del suo selezionatore era il modo più onesto di dire cos’era: il risultato di un’idea di un uomo.
Il riconoscimento della FCI arrivò nel 1981, e da lì la razza cominciò a uscire dai Paesi Bassi. Oggi la si trova in Germania, in Belgio, in Francia, in Repubblica Ceca, in Scandinavia e in Italia, sempre in numeri piccoli.
Negli Stati Uniti il percorso è appena iniziato: l’American Kennel Club ha accolto la razza nel Foundation Stock Service nell’aprile del 2026, che è il primo gradino, non il riconoscimento pieno.
Il capitolo aperto, invece, è la genetica. Una razza costruita su pochissimi fondatori si porta dietro una base strettissima, e nel 2012 i club olandesi hanno fatto approvare un programma di outcross: si usano razze riconosciute e cani somiglianti per allargare il patrimonio genetico e prevenire il collasso da consanguineità.
È una decisione che in cinofilia fa discutere ogni volta, perché tocca l’idea di purezza. Qui però è coerente con la storia: una razza nata da un incrocio deliberato non può considerare l’incrocio un tabù.
In Italia il Saarloos è arrivato tardi ma si è fermato: fra il 2015 e il 2024 l’ENCI ha registrato 406 cuccioli e oggi esistono sei affissi dedicati alla razza. I numeri anno per anno sono nella pagina sull’allevamento.

