Storia ed origine del Briquet Griffon Vendéen

Il conte d Elva, la riduzione del Grande Vandeano e il ritorno del 1946

Il Briquet Griffon Vendéen è l’unica razza che ha conservato un nome che un tempo era una categoria: briquet, cioè cane di taglia media. In questa pagina trovi chi lo ha creato, quante volte le guerre lo hanno decimato e come è tornato.

Sommario

Da dove viene il Briquet Griffon Vendéen

Grand Griffon Vendeen, il fratello grande da cui deriva il Briquet

Lo standard parte dal nome, e ha senso leggerlo per intero: è la sola razza che abbia conservato il nome di briquet, che sta a significare un cane di taglia media.

Nella cinofilia venatoria francese antica, briquet non era un nome proprio: era una categoria di taglia, come dire cane medio. Tutte le altre razze che erano briquet hanno preso un nome loro o sono scomparse. Questa se l’è tenuto.

L’origine è precisa: la selezione risale a prima della Prima Guerra Mondiale per opera del conte d’Elva, e il punto di partenza è il fratello grande, il Grand Griffon Vendéen. Il Briquet, dice il testo, è una riduzione armoniosa e migliorata del Grande Vandeano, distinto e piuttosto raccolto nella sua costruzione.

Ridurre un cane da caccia non è un vezzo estetico: un segugio di cinquanta centimetri costa meno da mantenere, si muove meglio nella macchia fitta e sta in una utilitaria. Nella Vandea, terra di boschi e siepi, era la taglia giusta.

Poi arriva la parte dura, e lo standard la liquida in mezza riga: molte volte decimato a causa della guerra. Due guerre mondiali, allevamenti distrutti, mute smembrate.

La rinascita ha una data e un luogo: il tipo Briquet riapparve a Fontenay le Comte nel 1946, nel cuore della Vandea. Da lì è ripartito tutto.

QuandoCosa succede
Il nomeBriquet in francese antico indica un cane di taglia media: e la sola razza che lo ha conservato
Prima della Grande GuerraIl conte d Elva seleziona il tipo, riducendo il Grand Griffon Vendeen
Le due guerreLa razza viene decimata più volte
1946Il tipo Briquet riappare a Fontenay le Comte
1995Una muta di Briquet vince la coppa di Francia per prove su capriolo
09.01.1999Data dello standard originale oggi in vigore
2015-2024In Italia l’ENCI registra 6.324 cuccioli in dieci anni

La prova del lavoro: la coppa di Francia del 1995

Gli standard FCI raramente citano risultati sportivi. Quello del Briquet lo fa, e la scelta dice molto su come questa razza si giudica.

Il testo scrive: attualmente si trovano molti soggetti di qualità; una muta di Briquet ha vinto la coppa di Francia per prove su capriolo nel 1995, e un buon numero viene utilizzato per la caccia al cinghiale.

Le parole chiave sono due. La prima è muta: questo non è un cane che lavora da solo, è un cane che lavora in gruppo, e la sua socialità con gli altri cani viene da lì.

La seconda è cinghiale, e spiega perché in Italia questa razza è tutt’altro che rara. Dove si caccia il cinghiale in braccata, un segugio di taglia media, coraggioso e con la voce buona è esattamente quello che serve.

La FCI classifica infatti il Briquet come segugio con prova di lavoro: la morfologia da sola non basta per fare campione, serve dimostrare che il cane caccia.

Ed è anche il motivo per cui, in questa razza, il consiglio di guardare le linee di lavoro non è una frase fatta: chi seleziona per la caccia produce cani con la testa giusta, non solo con il pelo giusto.

Il Briquet Griffon Vendéen in Italia: numeri da razza vera

Qui arriva la sorpresa per chi pensa che i segugi francesi in Italia siano una curiosità: fra il 2015 e il 2024 l’ENCI ha registrato 6.324 cuccioli di Briquet Griffon Vendéen. Più di seicento all’anno, tutti gli anni.

Per dare la misura: sono numeri da razza diffusa, non da razza rara. Il Briquet è uno dei segugi stranieri più usati dai cacciatori italiani, ed è quasi invisibile fuori da quel mondo.

Gli allevamenti con affisso dedicato sono sei, e la loro geografia racconta tutto: Toscana (due in provincia di Siena e uno in provincia di Grosseto), Lazio (Latina), Sardegna (Sassari) e Liguria (La Spezia). È la mappa della caccia al cinghiale.

Attenzione però a un punto pratico: con centinaia di cuccioli l’anno e solo sei affissi, molte cucciolate nascono da cacciatori che allevano per sé e per il giro degli amici. Non è necessariamente un male, ma cambia il modo di cercare: conta più vedere i cani lavorare che leggere un sito.

E c’è un rovescio della medaglia che va detto: dove una razza serve al lavoro e nasce in tanti esemplari, i soggetti che non rendono a caccia finiscono spesso male. Se cerchi un Briquet e non cacci, conviene guardare anche i canili e le associazioni che recuperano segugi: ne trovi più di quanti immagini.