Allevamento del Braque du Bourbonnais
Quanto costa un cucciolo e perché in Italia se ne trovano così pochi
In Italia il Bracco del Bourbonnais è una delle razze da ferma più rare: 18 cuccioli iscritti in dieci anni e nessun allevamento con affisso. In questa pagina trovi quanto costa un cucciolo in Francia, cosa chiedere a un allevatore e i numeri veri dell’ENCI.
Sommario
Quanto costa un cucciolo di Braque du Bourbonnais

Un cucciolo con pedigree FCI costa fra i 900 e i 1.500 euro. Come sempre nelle razze di nicchia, il prezzo è la parte facile: la parte difficile è trovare una cucciolata.
Il riferimento è la Francia, dove la razza è di casa e dove esiste un club che segue l’allevamento. In Italia non c’è nessun affisso dedicato, quindi ai costi del cucciolo si aggiungono i viaggi: uno per vedere i cani, uno per prenderlo.
Il mantenimento è fra i più bassi che si possano avere in un cane da caccia: 55-85 euro al mese per un cane da venti chili, e nessuna spesa di toelettatura, perché il pelo è corto e fine.
Un consiglio che in questa razza conta doppio: chiedi di vedere i genitori al lavoro. La FCI classifica il Bourbonnais con prova di lavoro, e un allevatore che caccia con i suoi cani ti sta dando una garanzia sulla testa dei cuccioli che nessun documento può darti.
Le domande da fare a un allevatore di Braque du Bourbonnais
La prima, in questa razza, riguarda la parentela. Lo standard parla esplicitamente di ridotto patrimonio genetico: chiedi il pedigree su quattro o cinque generazioni e guarda quanti nomi si ripetono. Un allevatore serio ti spiega anche come ha scelto l’accoppiamento.
La seconda riguarda le anche: lastre ufficiali dei genitori con il risultato scritto. Non è una razza famosa per la displasia, ma in un cane da lavoro di taglia media è la verifica di base.
La terza riguarda il carattere dei genitori, e si controlla di persona. Lo standard mette fra i difetti eliminatori due estremi opposti, il cane timoroso e l’eccessivo nervosismo: quello che vuoi vedere è un cane che ti viene incontro tranquillo.
La quarta riguarda il lavoro: prove, caccia, risultati. In una razza salvata dai cacciatori, le linee di lavoro sono la razza.
La quinta riguarda il mantello, ed è utile per non farsi raccontare storie: nel Bourbonnais esistono solo il marrone moschettato e il fulvo trotinato su fondo bianco. Un cane tutto marrone o tutto fulvo, senza moschettatura, è fuori standard, e le macchie nere sono un difetto eliminatorio.
La sesta riguarda la coda: in questa razza si nasce senza coda o con la coda corta, e in Italia il taglio è vietato. Un cucciolo con la coda accorciata di fresco è un problema, non un dettaglio.
E se compri in Francia: vedere cuccioli e madre di persona almeno una volta, niente spedizioni con corriere, pedigree, microchip e passaporto europeo in regola.
Il Braque du Bourbonnais in Italia: i numeri dell’ENCI
I numeri italiani sono piccolissimi e conviene leggerli anno per anno, perché raccontano una razza che esiste solo grazie a qualche cucciolata sporadica.
Diciotto cuccioli in dieci anni, con quattro annate a zero e un picco di sette nel 2019. Gli allevamenti con affisso dedicato sono zero.
Il confronto con gli altri cani da ferma spiega perché: in Italia il mercato è occupato dal Bracco Italiano, dallo Spinone, dal Kurzhaar e dal Bracco Ungherese, che offrono lo stesso servizio con migliaia di cuccioli l’anno e con club nazionali attivi.
Per chi vuole un Bourbonnais le conseguenze sono tre. Si guarda alla Francia. Si aspetta. E si mette in conto di dover spiegare la razza a tutti, veterinario compreso: al parco verrà chiamato Pointer o incrocio, e la sua storia dal 1598 non interesserà a nessuno tranne che a te.
Il lato positivo è quello delle razze senza mercato: chi le alleva lo fa per passione. In una razza che è già stata quasi uccisa dall’eccesso di perfezionismo, avere allevatori che cercano prima di tutto cani sani ed equilibrati è la miglior notizia possibile.

