Storia ed origine del Parson Russell Terrier
Il terrier del reverendo John Russell e la controversia sul nome
Il Parson Russell Terrier porta nel nome il mestiere del suo creatore: parson, in inglese, vuol dire parroco. In questa pagina trovi chi era il reverendo John Russell, che cane voleva e perché per un secolo il nome della sua razza è stato oggetto di una controversia.
Sommario
Il reverendo che allevava terrier

Lo standard lo dice in una riga: il Kennel Club ricevette istanze da un numero considerevole di sostenitori di una linea di Fox Terriers allevata da un parroco vittoriano cacciatore, il Reverendo John Russell.
John Russell era un parroco della campagna inglese dell’Ottocento e un cacciatore appassionato, e voleva un cane per un lavoro molto specifico: seguire i cavalli durante la caccia alla volpe e poi, arrivati alla tana, entrarci dentro.
Sono due esigenze in contrasto fra loro, ed è per questo che il cane che ne è uscito ha quella forma. Serviva alto abbastanza per correre a lungo, e stretto abbastanza per passare dove passava la volpe: da qui la regola delle due mani che lo standard riporta ancora oggi.
Serviva anche bianco, o quasi: quando il cane usciva da una tana in mezzo alla confusione, il cacciatore doveva riconoscerlo al volo e non scambiarlo per la volpe.
E serviva un carattere preciso: un cane che entra da solo in un buco stretto, al buio, davanti a un animale che si difende, non può avere dubbi. Lo standard lo chiama fiducioso e coraggioso, e sono le uniche due parole possibili.
La controversia sul nome

La parte più curiosa della storia di questa razza è che il suo standard ammette apertamente una lite: per molti anni vi fu una grande controversia fra gli amatori dei terrier in merito al tipo di terrier chiamato in modo piuttosto vago Jack Russell.
Il problema era questo: dopo la morte del reverendo, il nome Jack Russell era diventato un’etichetta generica appiccicata a terrier bianchi di ogni forma e misura, molti dei quali non avevano niente a che fare con i suoi cani.
Chi allevava la linea originale voleva un riconoscimento ufficiale, e lo ha ottenuto: la razza è stata riconosciuta e le è stato dato il nome di Parson Russell Terrier.
La scelta della parola non è casuale: parson, in inglese, significa parroco. È il modo che i britannici hanno trovato per legare la razza al suo creatore e distinguerla da tutto il resto.
Il resto dei terrier di quel gruppo, quelli più bassi e più lunghi, sono stati poi riconosciuti separatamente come Jack Russell Terrier, con un proprio standard.
Oggi sono due razze distinte, ognuna con il suo numero FCI: il 339 per il Parson e il 345 per il Jack. Chi dice che il Parson è il Jack Russell alto semplifica una storia che ha richiesto decenni per essere sistemata.
Il Parson Russell oggi, in Italia
I numeri italiani raccontano una razza in ritirata, e il confronto con il cugino è impietoso.
In dieci anni l’ENCI ha registrato 1.403 cuccioli di Parson Russell Terrier, passando dai 178 del 2015 ai 59 del 2024: un calo di oltre il 65%.
Nello stesso periodo i Jack Russell Terrier registrati sono stati 47.254, cioè trentaquattro volte tanti. È il divario fra una razza diventata di moda e una rimasta nelle mani di pochi appassionati.
Gli allevamenti con affisso ENCI dedicati al Parson sono dodici: quattro in Veneto, due in Toscana e uno ciascuno in Campania, Lombardia, Umbria, Emilia Romagna, Marche e Piemonte.
Il paradosso è che il calo del Parson non è necessariamente una brutta notizia. Una razza che non diventa di moda resta nelle mani di chi la conosce, e in un terrier da lavoro con un problema ereditario agli occhi questo conta più della diffusione.
Chi cerca un cucciolo deve però mettere in conto una lista d’attesa e probabilmente un viaggio: nella pagina sull’allevamento trovi i prezzi e le domande da fare.

