Allevamento dell’Epagneul Breton
Quanto costa un cucciolo, i 96 affissi italiani e come orientarsi
L’Epagneul Breton è una delle razze più diffuse d’Italia, e questo cambia il modo di cercare un cucciolo: accanto agli allevamenti con affisso c’è un enorme circuito di cacciatori. In questa pagina trovi i prezzi reali, i numeri ENCI e come muoversi fra i due mondi.
Sommario
Quanto costa un cucciolo di Epagneul Breton
In un allevamento con affisso ENCI un cucciolo di Epagneul Breton costa fra i 700 e i 1.200 euro. È uno dei prezzi più bassi fra i cani di razza, e il motivo è semplice: la razza è diffusissima.

Da linee da lavoro selezionate, con genitori titolati in prova, si sale verso i 1.500 euro. È il canale dei cacciatori, e chi cerca un cane per il campo di solito parte da lì.
Il mantenimento è basso, fra i 50 e gli 80 euro al mese: è un cane da quindici chili con un pelo che non chiede nulla.
Il prezzo contenuto, però, è anche il tallone d’Achille della razza: un cucciolo che costa poco finisce facilmente in case che non hanno idea di cosa significhi gestire un cane da ferma per quattordici anni. È il motivo per cui nei canili italiani i Breton non mancano mai.
Allevamento con affisso o cucciolata di un cacciatore
In questa razza la scelta non è solo fra un allevatore serio e uno improvvisato: sono proprio due mondi diversi, ed è utile conoscerli entrambi.
Gli allevamenti con affisso ENCI in Italia sono 96, e garantiscono pedigree, tracciabilità e in genere i controlli sanitari sui riproduttori. È la strada più sicura, soprattutto per chi vuole un cane da famiglia.
Poi c’è il circuito dei cacciatori, che fanno cucciolate fra cani da lavoro conosciuti in campo. Lì si trovano soggetti eccellenti dal punto di vista venatorio, ma quasi mai radiografie delle anche o valutazioni sanitarie: la selezione è fatta interamente sulla prestazione.
Nessuno dei due canali è sbagliato in sé, ma vanno scelti sapendo cosa si sta comprando. Se cerchi un cane da caccia e sai valutare i genitori in campo, il secondo canale ha senso. Se cerchi un cane da famiglia, o se vuoi le garanzie sanitarie, il primo è la scelta giusta.
Una cosa vale in entrambi i casi: vedere i genitori, e possibilmente vederli lavorare o almeno muoversi. In una razza selezionata per il campo, cinque minuti di osservazione dicono più di qualsiasi pedigree.
Le domande da fare e i numeri italiani
Le domande da fare sono poche ma precise, e valgono sia in allevamento sia da un privato.
La prima riguarda le anche: i genitori sono radiografati ufficialmente? È la domanda che separa chi seleziona da chi accoppia e basta.
La seconda riguarda l’epilessia: ci sono stati casi in linea? Non esiste un test genetico che la escluda, quindi conta solo la trasparenza di chi ti sta davanti, e la reazione alla domanda dice già molto.
La terza è sul carattere dei genitori. Lo standard mette fra i difetti eliminatori il cane mordace o aggressivo e il soggetto pauroso: cerchi cani allegri e sicuri, che ti vengono incontro.
La quarta riguarda le orecchie e la tiroide, i due temi di salute più comuni della razza dopo le anche.
E la quinta è pratica: a cosa sono destinati i cuccioli. Un allevatore che ti chiede se cacci, quanto tempo hai e dove vivrai con il cane è un allevatore che i suoi cuccioli li segue.
Sui numeri, per orientarsi: in dieci anni sono stati registrati 29.668 cuccioli, di cui il 66% bianco arancio. Gli allevamenti con affisso sono 96, concentrati in Toscana, Veneto e Lazio: la geografia della caccia italiana.

