Allevamento dello Yorkshire Terrier
Quanto costa un cucciolo, i 46 affissi italiani e la trappola dei teacup
Lo Yorkshire Terrier è una delle razze più diffuse in Italia: 6.230 cuccioli iscritti in dieci anni e 46 allevamenti con affisso ENCI. Qui trovi i prezzi, i numeri e la trappola commerciale più diffusa su questa razza.
Sommario
Quanto costa un cucciolo di Yorkshire Terrier

Un cucciolo con pedigree ENCI costa fra gli 800 e i 1.600 euro. È una forbice contenuta, e il motivo è che la razza è molto diffusa e l’offerta è ampia.
Al prezzo d’acquisto va aggiunta una voce ricorrente che spesso non viene considerata: la toelettatura. Se tieni il cane tosato corto, come fa la maggior parte delle famiglie, servono 40-70 euro ogni sei-otto settimane. Se invece scegli il pelo lungo da esposizione, il lavoro è quotidiano e va fatto in casa.
Poi c’è l’avvertenza sui colori. Lo standard ammette un solo colore, blu acciaio scuro e fuoco. Gli Yorkshire venduti come «golden», «golddust», «chocolate» o «parti» a prezzo maggiorato non sono varietà rare: sono cani fuori standard, e spesso vengono da allevamenti che selezionano sull’estetica invece che sulla salute.
E una cosa che riguarda i cuccioli: un piccolo di Yorkshire non va portato via prima delle otto-dieci settimane. I cuccioli molto piccoli vanno facilmente in ipoglicemia, e un allevatore che te ne propone uno a sei settimane ti sta consegnando un problema.
La trappola dei toy e dei teacup
È la questione commerciale più diffusa su questa razza, ed è quella su cui conviene essere espliciti. Lo standard dello Yorkshire Terrier prevede un tetto di peso di 3,2 chili, e nessuna varietà al di sotto.
«Toy», «nano», «mini» e «teacup» non sono categorie cinofile: sono termini di vendita. Descrivono cani che da adulti pesano uno o un chilo e mezzo, e che si ottengono selezionando sistematicamente i soggetti più piccoli oppure vendendo i runt, cioè i cuccioli più deboli della cucciolata.
Le conseguenze sono documentate: ossa fragili che si rompono per una caduta dal divano, ipoglicemia anche in età adulta, malformazioni d’organo più frequenti e una vita media più corta rispetto agli Yorkshire a standard.
A questo si aggiunge una realtà pratica: un cane da un chilo non può giocare con altri cani senza sorveglianza, non può stare con bambini piccoli e non può fare quasi niente di quello che un cane fa. Non è un cane più comodo, è un cane più fragile.
La regola per riconoscere l’annuncio è semplice: se il prezzo sale al scendere del peso, è quello il segnale. In un allevamento serio la taglia non è una leva di prezzo, e un cucciolo particolarmente piccolo viene segnalato come tale con le cautele del caso, non venduto come pregiato.
Le iscrizioni ENCI e i controlli da chiedere
I numeri italiani sono stabili: si va dai 577 cuccioli del 2019 al picco di 775 nel 2021, per tornare ai 537 del 2024. In dieci anni fanno 6.230 cani.
Gli allevamenti con affisso ENCI sono 46: otto in Lombardia, sette in Veneto, sei in Piemonte, cinque nel Lazio e quattro in Emilia Romagna.
Va detto però che questi numeri raccontano solo una parte della realtà: lo Yorkshire è fra le razze con la quota più alta di cani ceduti senza pedigree, e la popolazione reale in Italia è molto più grande di quella registrata.
Sui controlli, questa razza non ha una lunga lista di test genetici, ma ha tre argomenti su cui un allevatore serio sa rispondere. Il primo è lo shunt portosistemico, per cui lo Yorkshire è fra le razze più a rischio: chiedere se ne ha avuti casi nelle sue linee è legittimo, e la risposta dice molto.
Il secondo sono le rotule, con un controllo ortopedico dei riproduttori, dato che la lussazione riguarda circa un quarto dei cani della razza. Il terzo è il collasso tracheale: chiedere se in famiglia ci sono stati soggetti con tosse cronica è una domanda che pochi fanno e che invece conta.
Poi l’osservazione diretta: vedere la madre coi cuccioli, controllare che i piccoli siano vivaci e proporzionati fra loro, e diffidare del cucciolo «speciale» molto più piccolo degli altri. Quello, quasi sempre, non è un pregio.

