Carattere e descrizione del Welsh Terrier
Aspetto, il manto nero focato e il temperamento: il ritratto completo della razza
Il Welsh Terrier è il terrier che il suo stesso standard presenta come il più tranquillo del gruppo. La frase esatta è che è forse un po’ meno esuberante di alcuni altri membri del suo gruppo, ed è un’ammissione che nei terrier non si legge quasi mai.
In questa pagina trovate com’è fatto, quanto è grande, il manto nero focato e come si tiene, il carattere vero, quello che si sa della salute e a chi è adatto.
Sommario
Il Welsh Terrier in breve
Terrier gallese compatto e ben bilanciato, alto non più di 39 cm e pesante fra i 9 e i 9,5 chili, con il pelo duro e aderente e il classico disegno nero focato. Lo standard lo descrive affettuoso, obbediente e facile da controllare, allegro e volubile, raramente timido, coraggioso e senza paura ma decisamente non aggressivo.
Com’è fatto un Welsh Terrier

Lo standard lo liquida in quattro parole: elegante, funzionale, ben bilanciato e compatto. È uno standard britannico classico, cioè cortissimo e senza fronzoli.
Le misure sono di una precisione che sorprende. L’altezza è data solo come massimo, non superiore a 39 cm, e il peso in una forbice strettissima: fra 9 e 9,5 chili. Mezzo chilo di tolleranza è una delle indicazioni più severe che si trovino in uno standard FCI.
La testa ha il cranio piatto e lo stop poco definito, e c’è un aggettivo da riportare in inglese perché in italiano si perde: le mascelle sono punishing, cioè capaci di far male. Su un cane che andava sotto terra a stanare tassi, non era un complimento estetico.
Gli occhi devono essere piccoli e scuri, e lo standard specifica che un occhio rotondo e pieno non è desiderato. Anche questa è una regola da cane da lavoro: sottoterra, un occhio sporgente si ferisce.
Le orecchie sono a V, piccole e portate in avanti aderenti alla guancia. I piedi sono piccoli, rotondi e, dice il testo, da gatto.
La coda merita una nota. Lo standard scrive che in passato veniva abitualmente tagliata e poi descrive con la stessa identica formula la coda tagliata e quella integra. In Italia il taglio è vietato dal 2010, quindi i Welsh Terrier che vedi hanno la coda, e sui ring non è un problema.
Il pelo e il colore del Welsh Terrier

Il pelo è duro, ruvido, molto aderente e abbondante, e lo standard aggiunge una precisazione che conta: il pelo singolo non è desiderato. Sotto la copertura dura ci vuole il sottopelo.
Questo tipo di mantello si mantiene in un modo solo, e va detto prima di prendere il cane: si strippa. Lo stripping è la rimozione a mano del pelo morto, che nei terrier a pelo duro sostituisce la muta e mantiene la tessitura giusta.
Se invece si tosa, il pelo ricresce più morbido, più chiaro e senza struttura: il cane resta un buon cane, ma il mantello perde le sue qualità e non torna più come prima. È la decisione più importante che prende chi porta un Welsh Terrier dal toelettatore.
Nella pratica: stripping ogni tre o quattro mesi più una spazzolata settimanale. Molti proprietari imparano a farlo in casa, e su un cane di nove chili è assolutamente fattibile.
Sul colore lo standard è netto: nero focato di preferenza, oppure grigio ferro e focato. Il disegno tipico è quello a sella: il nero copre il dorso e i fianchi, il fulvo prende la testa, gli arti e il sotto.
Due dettagli che i giudici guardano e da conoscere: sulle dita non devono esserci righe nere, il cosiddetto pencilling, e il nero sotto il garretto è, testualmente, quanto di meno desiderabile.
Il carattere del Welsh Terrier

Qui c’è la frase che rende questa razza interessante, ed è nel cenno storico: il Welsh Terrier è forse un po’ meno esuberante di alcuni altri membri del suo gruppo. Uno standard di terrier che dice una cosa del genere non capita spesso.
Il capitolo del temperamento conferma: affettuoso, obbediente e facile da controllare. Allegro e volubile, raramente di natura timida. Coraggioso e senza paura ma decisamente non aggressivo, pur essendo in ogni momento capace di farsi valere quando serve.
Quella frase finale è la definizione perfetta di un buon terrier: non cerca lo scontro, ma non lo evita. Ed è il motivo per cui, con gli altri cani, resta comunque un cane da gestire con la testa, soprattutto fra maschi.
Obbediente e facile da controllare è la parte che sorprende chi conosce il gruppo 3. Nella pratica significa un cane che collabora, che impara volentieri e che non passa la vita a mettere alla prova le regole. È il terrier che si può consigliare anche a chi non ha un’esperienza enorme.
Volubile, invece, è la parola che descrive la vita quotidiana: passa dal riposo assoluto all’entusiasmo totale in due secondi, e poi torna indietro. È divertente da vivere e va tenuto presente quando si valuta la calma di un cucciolo.
Il fondo, però, resta quello di un cane che stanava volpi e tassi. In giardino scava, dietro un gatto parte, e in un buco ci infila la testa. Non sono difetti: è il curriculum.
Quanto vive un Welsh Terrier e di cosa si ammala
Le fonti di razza danno 12-14 anni, che per un terrier di nove chili è del tutto credibile. Studi epidemiologici dedicati non ce ne sono, ma il club britannico ha messo per iscritto due cose molto precise, ed è raro.
La prima è la lussazione primaria del cristallino, la PLL. È una malattia ereditaria in cui le fibre che tengono il cristallino in posizione cedono e il cristallino si sposta: è dolorosa, causa glaucoma e nei casi peggiori porta alla perdita dell’occhio.
Sul Welsh Terrier il club britannico è preciso su due punti. Il primo è la data: la condizione è emersa nella razza a partire dal marzo 2012. Il secondo è l’età: è una malattia a esordio tardivo, e i segni compaiono tipicamente fra i quattro e gli otto anni. Vuol dire che un cane apparentemente sano a due anni non è una garanzia.
Esiste però il test del DNA, disponibile per le razze colpite dal 2009, e la trasmissione è recessiva: basta che uno dei due genitori sia geneticamente libero perché nessun cucciolo possa ammalarsi.
La seconda cosa riguarda ancora gli occhi ed è il glaucoma ad angolo chiuso associato alla goniodisgenesia, cioè a una malformazione dell’angolo di drenaggio dell’occhio. Il Welsh Terrier è fra le razze in cui l’associazione è significativa, e il club britannico raccomanda un controllo annuale sia per la goniodisgenesia sia per la PLL.
Il resto sono segnalazioni divulgative: allergie cutanee ed episodi di epilessia. Nessuna delle due è documentata da uno studio sulla razza.
Per il resto è un cane sano e solido: taglia media, costruzione senza esagerazioni, muso normale, un mantello che protegge. Il rischio più concreto è quello di tutti i terrier che vivono bene: il sovrappeso, e su un cane il cui standard prescrive nove chili si nota subito.
A chi è adatto il Welsh Terrier

È uno dei terrier che si possono consigliare più facilmente, e il motivo è esattamente quello che dice il suo standard: è un terrier vero, con un carattere meno estremo.
Sta bene con le famiglie. È affettuoso, allegro, di taglia gestibile e non ha problemi con i bambini che sanno rispettarlo.
Sta bene in appartamento, purché esca sul serio: un’ora e mezza al giorno, divisa in due o tre uscite, e qualcosa da fare con la testa.
Sta bene con chi vuole fare attività: essendo obbediente e facile da controllare, negli sport cinofili rende molto più della media dei terrier.
Va bene anche a chi non ha un’esperienza enorme, e su un terrier è una cosa che si dice raramente. Ma va bene a patto di non confondere meno esuberante con tranquillo.
Non è adatto a chi non vuole occuparsi del pelo. Lo stripping è la voce fissa di questa razza, e chi decide di tosarlo cambia il cane che ha comprato.
Non è adatto a chi ha un giardino a cui tiene molto, perché scava, né a chi vive con gatti o piccoli animali senza volerci lavorare sopra, né a chi pensa di lasciarlo libero in campagna e richiamarlo quando serve.

