Addestramento ed educazione del Welsh Terrier
Il terrier che collabora: movimento, richiamo, stripping e sport adatti
Lo standard di questa razza contiene due parole che negli altri terrier non si trovano: obbediente e facile da controllare. Sono vere, e rendono il Welsh Terrier uno dei cani del gruppo 3 con cui si lavora meglio.
In questa pagina: quanto movimento serve, dove sta comunque il lavoro, come si imposta un cucciolo e quali attività gli calzano.
Sommario
Di quanto movimento ha bisogno

Un’ora e mezza al giorno, divisa in due o tre uscite. Non è un cane da grandi distanze, ma è un terrier da lavoro: la quantità serve, e la varietà serve di più.
Cammina volentieri e a lungo, e con il suo formato compatto sui sentieri è a suo agio. Nove chili di muscolo su gambe dritte e piedi da gatto vanno praticamente ovunque.
Quello che gli serve, oltre al movimento, è il naso. Un cane selezionato per entrare nelle tane ha una motivazione olfattiva forte, e mezz’ora di ricerca in casa o in giardino lo stanca più di una passeggiata lunga.
Il clima non è un problema: il pelo duro con il sottopelo protegge dalla pioggia e dal freddo, ed è una delle ragioni per cui questo mantello va mantenuto e non tosato.
Attenzione al giardino. Scava, e scava bene. La soluzione non è sgridarlo: è dargli un posto dove sia consentito farlo e accettare che quel posto sia suo.
Il richiamo, lo scavo e gli altri cani
Se l’obbedienza di base è più facile che negli altri terrier, i tre capitoli di razza restano identici a quelli dei cugini.
Il richiamo è il primo. Un cane che stanava volpi e tassi, quando aggancia una traccia o vede qualcosa muoversi, entra in una modalità in cui la voce umana passa in secondo piano. Si costruisce da cucciolo, in campo chiuso, con rinforzi che valgano più di uno scoiattolo, e si accetta che in aperta campagna il guinzaglio lungo resti la scelta sensata.
Lo scavo è il secondo, e vale quello che dicevamo sopra: si indirizza, non si elimina.
Il terzo sono gli altri cani. Lo standard dice decisamente non aggressivo, e nella pratica il Welsh Terrier non cerca lo scontro. Ma dice anche che è sempre capace di farsi valere quando serve, e fra maschi questo significa che gli incontri vanno scelti.
Sul metodo: rinforzo positivo e sessioni brevi. È un cane sveglio, allegro e collaborativo, ma anche volubile: cambia registro in fretta e si stufa delle ripetizioni prima di te.
E c’è una cosa che con questa razza funziona particolarmente bene: dargli un compito. Un terrier con un lavoro è un terrier che non se ne inventa uno.
Come si imposta un cucciolo, e lo stripping

Sui primi mesi c’è una voce che quasi nessuno mette in lista quando prende un terrier a pelo duro, e che poi accompagna il cane per tutta la vita.
Lo stripping, da subito. Un cucciolo che a quattro mesi impara a stare fermo sul tavolo mentre gli si sfoltisce il pelo a mano, da adulto si lascia fare tutto. Uno che ci arriva a due anni senza averlo mai fatto è un cane che ogni tre mesi diventa un problema.
Il richiamo, ogni giorno e sempre come una cosa che conviene.
Il mondo, presto. Città, persone, rumori, altri cani equilibrati. Lo standard dice che questa razza è raramente timida, ma la timidezza si costruisce anche da un cucciolo che non ha visto niente.
Le regole di casa, poche e sempre uguali. È un cane che collabora, ma resta un terrier: se una scorciatoia funziona una volta, se la ricorda.
Il naso, per gioco. Bocconcini nascosti e scatole: è il modo più semplice per dare un lavoro alla testa di un cane da tana.
Le attività adatte al Welsh Terrier

Essendo obbediente e facile da controllare, è uno dei terrier che negli sport cinofili danno più soddisfazione. Il limite non è la testa, è la voglia di ripetere.
L’agility gli calza bene: nove chili, agile, veloce e con una gran voglia di lavorare insieme a te.
Il nose work e la ricerca olfattiva sono la scelta più naturale: usano l’istinto del cane da tana e si possono fare ovunque.
La rally obedience funziona meglio dell’obedience classica, perché i percorsi cambiano e non c’è il tempo di annoiarsi.
L’earthdog, dove esiste, è letteralmente il suo mestiere: percorsi in tunnel artificiali che riproducono il lavoro in tana. In Italia è poco diffuso, ma conviene saperlo.
Da evitare o da dosare: le discipline che richiedono lunghe attese immobili. Non perché non le capisca, ma perché volubile, nello standard, è una parola scelta bene.

