Carattere e descrizione del Vastgotaspets
Aspetto, la coda che non ha regole e il temperamento: il ritratto completo della razza
Il Vastgotaspets, che in svedese vuol dire spitz del Vastergotland, è un cane piccolo con la testa di un cane da bestiame. Lo standard FCI ne definisce l’utilizzazione con due parole tecniche: herding heeler, cane che conduce il bestiame mordendo i garretti.
In questa pagina trovate com’è fatto, la regola sulla coda che non troverai in nessun altro standard, i colori e le macchie a bardatura, il carattere, una notizia sulla longevità e a chi è adatto.
Sommario
Il Vastgotaspets in breve
Piccolo spitz svedese basso sulle gambe e robusto, con l’altezza ideale di 33 cm nei maschi e 31 nelle femmine, le orecchie erette e un doppio pelo con il sottopelo molto denso. I colori vanno dal grigio al bruno rossiccio, con le macchie a bardatura sulle spalle che lo standard definisce molto desiderabili. Lo descrive con quattro parole: vigile, energico, senza paura e attento.
Com’è fatto un Vastgotaspets

Lo standard lo riassume in sei parole: piccolo, basso sulle gambe e robusto, con un’espressione che denota un cane vigile, attento ed energico.
L’altezza è data come ideale e non come intervallo: 33 cm nei maschi e 31 nelle femmine, con una tolleranza asimmetrica di due centimetri in più e uno solo in meno. Il peso non è indicato: nella pratica si sta fra i nove e i quattordici chili.
Il formato è quello classico dei cani da bestiame bassi: altezza e lunghezza stanno come 2 a 3. È un cane nettamente più lungo che alto.
Ma c’è una seconda proporzione, ed è quella che fa la differenza fra questo cane e un bassotto. Lo standard scrive che il punto più basso del torace non deve mai stare a meno di un terzo dell’altezza al garrese. Tradotto: basso sì, appoggiato a terra no. E infatti fra i difetti c’è, testualmente, troppo basso da terra.
Le orecchie sono medie, appuntite ed erette, con il padiglione duro dalla base alla punta. Un orecchio pendente o semieretto è un difetto squalificante.
Il collo è lungo e molto muscoloso, il che su un cane basso serve a tenere la testa alta mentre lavora fra le zampe delle vacche.
E gli occhi: ovali e marrone scuro. Gli occhi blu, uno o tutti e due, sono squalificanti.
La coda che non ha regole

C’è un capitolo di questo standard da leggere per intero, perché è di una libertà che quasi nessun altro standard concede.
La FCI scrive: si presentano due tipi di coda, quella lunga e tutte le variazioni di lunghezza della coda naturalmente corta. In tutti e due i casi sono ammesse tutte le varianti di portamento, perché non esiste una norma per il portamento.
In pratica: in questa razza esistono cani che nascono con la coda lunga e cani che nascono con la coda corta, in tutte le lunghezze intermedie, e lo standard le accetta tutte. E non si pronuncia nemmeno su come debba essere portata.
Non è disattenzione, è realismo. Il gene della coda corta naturale in questa razza è presente da sempre, e nella stessa cucciolata possono nascere cuccioli con code diverse. Lo standard ha preso atto della genetica invece di combatterla.
Per chi guarda una cucciolata la conseguenza è semplice e va detta: un cucciolo con la coda corta e uno con la coda lunga sono tutti e due in standard, e la coda corta è naturale, non tagliata. Il taglio della coda, in Italia, è vietato dal 2010.
I colori e le macchie a bardatura
Il pelo è doppio: copertura di lunghezza moderata, dura e aderente, sopra un sottopelo morbido e molto denso. È il mantello di uno spitz nordico in formato ridotto, e la manutenzione è la stessa: nessuna toelettatura, una spazzolata a settimana e due mute stagionali che si vedono in casa.
I colori ammessi sono grigio, grigio bruno, grigio giallo, giallo rossiccio e bruno rossiccio. È una gamma che nella pratica va dal lupino al fulvo caldo, e in tutti i casi la struttura del colore è la stessa: peli di copertura più scuri su dorso, collo e fianchi, e parti più chiare su muso, gola, petto, ventre, natiche, piedi e garretti.
Le macchie a bardatura, in inglese harness markings, sono la firma di questa razza: due zone chiare sulle spalle che sembrano i finimenti di un cavallo. Insieme alle macchie chiare sulle guance, lo standard le definisce molto desiderabili, e mette la loro assenza fra i difetti. Non è un dettaglio estetico da poco: è quello che dà a un Vastgotaspets la sua faccia.
Il bianco è ammesso in piccola misura, come una lista stretta, una macchia sul collo o un collarino leggero, più qualche macchia su petto e arti. Oltre il 30% del colore di fondo diventa un difetto grave.
Sono invece squalificanti il mantello nero, bianco, marrone fegato o blu, e il pelo lungo e riccio.
Il carattere del Vastgotaspets

Lo standard descrive il temperamento con quattro parole: vigile, energico, senza paura e attento. Sono poche, ma se le si mette accanto alla riga dell’utilizzazione, herding heeler, il ritratto si completa da solo.
Heeler è la parola tecnica che descrive un cane che conduce il bestiame mordendo i garretti e poi si abbassa per evitare il calcio. È lo stesso mestiere dei Welsh Corgi e del Lancashire Heeler, ed è il motivo per cui questi cani sono bassi.
Quel programma non sparisce perché il cane vive in appartamento. Un Vastgotaspets che si eccita può prendere la caviglia di chi corre, e nei cuccioli è una cosa che va gestita subito, senza drammi ma senza farla passare.
Energico è da prendere alla lettera. Dentro dodici chili c’è il motore di un cane da bestiame vero, e la differenza fra un Vastgotaspets felice e uno insopportabile sta quasi tutta nelle ore che gli dedicate.
Vigile vuol dire che abbaia. È classificato nella sezione dei cani nordici da guardia e da pastore, e il lavoro dell’avvisatore lo prende sul serio. Si gestisce insegnando presto che dopo il primo avviso si smette.
Senza paura è la parte simpatica e quella da tenere d’occhio insieme: è un cane piccolo che non ha nessuna intenzione di comportarsi da cane piccolo, nemmeno davanti a un pastore tedesco.
Con la famiglia è affettuoso, allegro e molto presente. Impara in fretta e ha una gran voglia di fare le cose insieme a te, che è il motivo per cui negli sport cinofili va così bene.
Quanto vive un Vastgotaspets e di cosa si ammala
Cominciamo dalla notizia buona, perché su questa razza c’è ed è documentata. L’indagine di salute condotta nel Regno Unito sulla razza riporta un’età mediana alla morte di 14 anni e 2 mesi, con un massimo registrato di 18 anni e 10 mesi. Sono numeri che pochi cani possono esibire.
La cosa da sapere, invece, riguarda gli occhi, ed è specifica di questa razza e di nessun’altra: la retinopatia del Vastgotaspets, in sigla SVR.
È una degenerazione della retina diversa dalla atrofia progressiva classica che si conosce in tante altre razze, e ha una sua genetica. Progredisce lentamente e nei soggetti più colpiti porta alla cecità.
Nel 2017, su PLOS ONE, un gruppo di ricercatori ne ha individuato la causa: un pezzo di DNA inserito dentro il primo introne del gene MERTK, un’inserzione che nei cani di altre quarantanove razze sequenziati non c’era. Nell’analisi combinata su 73 cani malati e 186 sani, chi porta due copie dell’inserzione ha un rischio di retinopatia circa venti volte più alto.
La trasmissione è recessiva: un cane con due copie sviluppa quasi certamente la malattia, mentre un portatore con una copia sola sta bene. Ed esiste il test del DNA, che costa poche decine di euro. Gli allevatori seri testano tutti i riproduttori, e basta che uno dei due genitori sia libero perché nessun cucciolo si ammali.
Il resto è la lista breve di un cane piccolo e lungo: lussazione della rotula e l’attenzione alla schiena che si deve a tutti i cani di questo formato. Su quest’ultimo punto, però, lo standard aiuta: la regola del terzo di altezza da terra tiene la razza lontana dal modello bassotto.
A chi è adatto il Vastgotaspets

È uno dei pochi cani piccoli che si possono consigliare a chi vuole fare sport cinofili sul serio. Ed è anche uno dei pochi cani da lavoro che stanno bene in un appartamento, a una condizione.
Sta bene con chi ha voglia di fare qualcosa con il cane. Agility, obedience, ricerca, rally: questo cane vuole un compito, impara in fretta e si diverte a lavorare con te.
Sta bene in appartamento, perché è piccolo, pulito e non chiede spazio. La condizione è che esca: un’ora e mezza al giorno, tutti i giorni.
Sta bene con le famiglie e con i bambini, purché si lavori presto sull’abitudine a non prendere le caviglie di chi corre.
Va bene anche a chi non ha grande esperienza, a patto di non lasciarsi ingannare dalla taglia: la testa è quella di un cane da bestiame, non quella di un cane da salotto.
Non è adatto a chi vive in un condominio con le pareti sottili e non ha intenzione di lavorare sull’abbaio. È la ragione numero uno per cui questa razza a volte non funziona.
E non è adatto a chi cerca un cane tranquillo. Piccolo non vuol dire calmo, e in questa razza non vuol dire proprio per niente.




