Addestramento ed educazione del Tosa
Come si gestisce un molossoide da cinquanta chili con sangue freddo
Il Tosa è un cane paziente e silenzioso, e questo trae in inganno: proprio perché non dà segnali vistosi, va letto con attenzione. In questa pagina trovi come si imposta un cucciolo, come si lavora sulla socializzazione e quali attività hanno senso per un cane di questa mole.
Sommario
Come si educa un Tosa

Lo standard lo descrive con pazienza e sangue freddo, e in addestramento questo significa una cosa precisa: è un cane che non si agita, che non anticipa e che va letto nei dettagli piccoli.
La prima regola è cominciare subito. Un cucciolo di Tosa a quattro mesi pesa già venti chili, e le abitudini che prende in quel periodo se le porta dietro per dodici anni.
La seconda è il guinzaglio. Insegnare a non tirare va fatto quando il cane pesa venti chili, non quando ne pesa cinquantacinque. È l’esercizio che più di ogni altro decide se la vita quotidiana sarà gestibile.
La terza riguarda i metodi: la forza, su un cane così, è inutile e controproducente. Serve credibilità, cioè coerenza e prevedibilità, e serve un rapporto costruito con calma. Un Tosa che non si fida non collabora e basta.
La quarta è farsi seguire da un istruttore. In una razza di questa mole non è un’ammissione di incapacità, è la normalità, e va cercato qualcuno che conosca i molossoidi.
Un’ultima cosa che riguarda proprio il suo carattere: proprio perché è paziente, il Tosa sopporta molto e poi si esprime tutto in una volta. Imparare a leggere i segnali piccoli, l’irrigidimento, lo sguardo fisso, il respiro che cambia, vale più di qualsiasi esercizio.
La socializzazione e gli altri cani
È il capitolo più importante di tutta la pagina, e va affrontato senza giri di parole.
Il Tosa è stato selezionato per secoli per una funzione che riguardava altri cani. Le linee moderne sono profondamente diverse e molti Tosa convivono benissimo con i propri simili, ma la tolleranza verso gli altri cani in questa razza è qualcosa che si costruisce, non qualcosa che si dà per scontato.
Il lavoro comincia da cucciolo, con incontri di qualità più che di quantità: cani equilibrati, situazioni tranquille, nessuna baraonda al parco. L’obiettivo non è renderlo socievole con tutti, è renderlo indifferente.
Con le persone il discorso è diverso e più semplice: il Tosa è distaccato con gli estranei ma non diffidente, e una buona socializzazione nei primi mesi produce un cane che ignora chi passa.
Ha senso ricordare cosa dice lo standard fra i difetti eliminatori: la timidezza. Un Tosa pauroso non è un cane dolce, è un cane fuori tipo, e la paura in un molossoide da cinquanta chili è il fattore di rischio principale.
Sul piano pratico: guinzaglio sempre in contesti affollati, recinzione seria a casa e nessuna improvvisazione con i cani sconosciuti. Non è diffidenza verso la razza, è la gestione normale di un cane di questa mole.
Che attività fare con un Tosa

Il Tosa non è un cane sportivo e non bisogna cercare di trasformarlo in uno. Ha un’energia media e una mole che sconsiglia qualsiasi attività esplosiva.
Quello che gli serve sono passeggiate lunghe e tranquille, almeno un paio al giorno, con il tempo di annusare e senza fretta.
Fra le attività organizzate funzionano bene quelle di naso: nose work e ricerca olfattiva impegnano la testa senza caricare le articolazioni, e per un cane paziente come questo sono perfette.
Va bene anche l’obedience di base, non per la competizione ma perché un molossoide che sa fermarsi, aspettare e camminare al piede è un molossoide che si può portare ovunque.
Da evitare tutto ciò che comporta salti, corse forzate accanto alla bici e attività di traino: le articolazioni di un cane da cinquanta chili non vanno caricate, e nei primi diciotto mesi ancora meno.
Sul caldo, la regola è la stessa di tutti i molossoidi: d’estate si esce presto e tardi, e nelle ore centrali si sta all’ombra.
Un’ultima nota sulla gestione quotidiana: il pelo corto e duro non chiede nulla, un paio di spazzolate al mese e basta. Le uniche cose da controllare con regolarità sono le orecchie, pendenti, e le pieghe attorno al muso.

