Allevamento del Tatransky Duric
Zero nascite in Italia, un club di razza in Slovacchia e due domande da fare
In Italia di questa razza non è mai nato un cucciolo e non esiste nessun affisso. È la razza più giovane del sito: la FCI l’ha riconosciuta nel febbraio del 2026.
In questa pagina: quanto costa, dove si cerca, cosa serve per portarlo in Italia e le due domande specifiche di questa razza.
Sommario
Quanto costa un cucciolo di Tatransky Duric
Come su tutte le razze appena nate, non esiste un prezzo di listino, e per un motivo molto semplice: i cuccioli sono pochi e gli allevatori si contano.
Il prezzo si tratta con il singolo allevatore slovacco, e dipende dai genitori, dalle prove di lavoro fatte e dal fatto che la cucciolata sia già impegnata o no. Su una razza così piccola, l’attesa conta più del prezzo.
In Italia il prezzo non esiste perché la razza non c’è: nei registri dell’ENCI non risulta nessuna nascita. Se trovi un annuncio italiano che vende cuccioli di Tatransky Duric, la cosa da fare è chiedere il pedigree e chi lo ha rilasciato.
Il viaggio, per fortuna, è la parte facile e economica: la Slovacchia è a un giorno di macchina, ed è dentro l’Unione europea.
Il mantenimento è fra i più bassi che ci siano: dodici chili, pelo corto, niente toelettatura.
Dove si cerca
C’è un solo posto da cui partire, ed è il club di razza.
Si chiama Klub chovatelov tatranskych duricov, il club degli allevatori di Tatransky Duric, ed è l’organismo che tiene il registro e che rilascia i pedigree, cosa che fa fin dalla prima generazione.
Il club ha messo per iscritto anche l’obiettivo dell’allevamento, e conviene conoscerlo prima di parlare con qualcuno: la razza è fondata sul Slovensky kopov e la quota del kopov deve restare prevalente. Le altre razze servono a correggere, non a sostituire. Un allevatore che vi racconta una storia diversa vi sta raccontando un progetto suo.
L’altra strada, indiretta ma spesso più veloce, sono le esposizioni e le prove di lavoro in Slovacchia, dove i cani si vedono dal vivo e dove si capisce in mezz’ora chi alleva sul serio.
Non aspettati allevatori altrove. Fuori dalla Slovacchia, al momento, questa razza è praticamente inesistente.
Le due domande da fare, e le cose da guardare
Su una razza nuova le domande giuste non sono quelle di sempre. Qui sono due, e vengono dritte dalla storia della razza.
La prima è il coefficiente di consanguineità della cucciolata. Una razza nata da pochi fondatori in pochi anni ha per forza un pool ristretto: è lo standard stesso a raccontare che altre razze furono introdotte proprio per allargare la base ed evitare la consanguineità troppo stretta. Un allevatore serio conosce quel numero e ve lo dice.
La seconda è il formato dei genitori, ed è la domanda che su questa razza vale il doppio. Con un bassotto nell’albero genealogico, la deriva verso il cane lungo e basso è il rischio numero uno, e lo standard lo combatte esplicitamente: distanza da terra pari alla metà dell’altezza al garrese, e formato troppo lungo fra i difetti gravi. Guarda i genitori in piedi, di lato, e chiediti se sotto il torace ci passa mezza altezza di cane.
Poi ci sono le cose da guardare con gli occhi, e sono quelle dello standard: le orecchie, che devono arrivare alla punta del tartufo e non oltre e non essere attaccate troppo alte; le focature nei nero focato, che devono essere nette e non sbiadite; il rosso, che non deve essere troppo chiaro; e i piedi posteriori, che vanno senza speroni.
Sul carattere: lo standard squalifica il cane aggressivo o eccessivamente timido e chiede un cane amichevole con le persone. In una razza da caccia giovane è la cosa più facile da perdere di vista, e la più importante da controllare di persona.
Chiedi infine le prove di lavoro: la razza è riconosciuta con prova di lavoro, e chi la alleva bene le fa. Su un segugio, un pedigree senza lavoro dietro è mezza informazione.
E la domanda per te, che qui è più concreta del solito: hai qualcosa da fargli annusare tutti i giorni, per i prossimi dodici anni?

