Storia ed origine dello Spitz Tedesco
Dalla razza più antica d Europa al cane da borsetta della regina Vittoria
Lo Spitz Tedesco ha una storia in due tempi: quella lunghissima del cane da guardia europeo e quella breve e velocissima che in pochi decenni lo ha rimpicciolito fino al Pomerania di oggi. In mezzo c’è una regina che nel 1888 fa un acquisto a Firenze.
Sommario
La razza di cani più antica dell’Europa Centrale

Lo standard FCI apre con una frase che nessun’altra razza può permettersi: gli Spitz Tedeschi discendono dal Cane della Torba, il Canis familiaris palustris che viveva nelle torbiere nell’Età della Pietra, e sono la razza di cani più antica dell’Europa Centrale.
Il passaggio successivo è lo Spitz dei villaggi a palafitte, i Pfahlbau. E il documento aggiunge una cosa che spiega mezza cinofilia europea: numerose altre razze hanno avuto origine da loro.
Per secoli è stato il cane della casa e della fattoria: abbaiava, segnalava, non cacciava e non serviva ad altro. È un mestiere che non richiede taglia, e infatti gli Spitz sono sempre esistiti in misure diverse a seconda della zona.
Il nome della regione, la Pomerania, si è attaccato ai soggetti più piccoli che venivano da quella parte del Baltico. Erano bianchi e pesavano ancora una decina di chili: il cane da due chili di oggi non c’entra ancora niente.
Marco, la regina Vittoria e il cane che si dimezza

Nel 1888 la regina Vittoria compra a Firenze alcuni Spitz, e fra questi c’è Marco, un maschio rosso di circa cinque chili e mezzo.
Nel 1891 lo porta in esposizione. È il momento che cambia la razza: la regina è la persona più imitata d’Europa, e da quel giorno tutti vogliono uno Spitz piccolo come il suo. Gli allevatori cominciano a selezionare solo i soggetti minuti.
Il risultato è impressionante: nel corso della vita della regina la taglia della razza si dimezza. Il cane da guardia da dieci chili diventa il cane da salotto da due e mezzo che conosciamo, e il nome della regione tedesca resta appiccicato addosso alla varietà più piccola.
C’è un dettaglio che in Italia fa sorridere: gli Spitz la regina li comprò in Italia, e le ricordavano i cani di sua nonna, solo molto più piccoli. È anche il motivo per cui in italiano è rimasta la parola volpino, che però indica un’altra razza, il Volpino Italiano.
Il ritratto qui accanto è di Frances C. Fairman, pittrice che la regina incaricava di ritrarre i suoi cani. Guardarlo è utile: quel Marco è ancora un cane con il muso lungo e la testa da volpe, non l’orsetto delle foto di oggi.
Lo Spitz Tedesco oggi, in Italia
I numeri italiani raccontano una razza in piena esplosione e poi in frenata. Nel 2015 l’ENCI registrava 1.087 cuccioli; nel 2022 si arriva a 4.516, il picco; nel 2024 si scende a 3.734.
Il totale del decennio è di 28.154 cuccioli, e la cosa interessante è come si distribuiscono: 25.475 sono Spitz Nani, il 90,5%. Il Piccolo arriva a 2.136, il Wolfspitz a 443, il Medio a 90 e il Grande Spitz a zero.
Gli allevamenti con affisso ENCI che hanno la razza sono 207, tanti: trenta in Lombardia, ventotto in Campania, ventisette nel Lazio, diciassette in Piemonte, quindici in Toscana, quattordici in Emilia Romagna, tredici in Sicilia e undici in Veneto.
Un numero così alto ha un rovescio: quando una razza diventa di moda, accanto agli allevamenti seri ne compaiono molti improvvisati, e i cuccioli venduti come toy o teacup arrivano quasi sempre da lì. Nella pagina dell’allevamento trovi cosa chiedere per distinguerli.

