Storia ed origine dello Shar Pei

Dalle campagne cinesi al salvataggio degli anni Settanta

Lo Shar Pei ha una delle storie più drammatiche della cinofilia: è una razza antichissima che nel Novecento è arrivata a un passo dall’estinzione ed è stata salvata da un appello lanciato dall’altra parte del mondo. In questa pagina trovi da dove viene, come si è salvata, perché oggi esistono due tipi di Shar Pei e come sta andando in Italia.

Sommario

Il cane delle province del sud

Shar Pei di tipo tradizionale in piedi in un cortile

Lo standard è sintetico ma preciso: questa razza cinese è esistita per centinaia di anni nelle province situate lungo le coste del Mar Cinese del Sud, e indica come probabile luogo d’origine la città di Dialak, nella provincia di Kwun Tung.

Il mestiere era quello di un cane di fattoria a tutto tondo: caccia e guardia, come dice ancora oggi la voce utilizzazione dello standard. Non era un cane di lusso e non era un cane da salotto.

Il cane della foto è di tipo tradizionale, quello che gli inglesi chiamano bone mouth: più asciutto, con meno pelle, il muso meno gonfio. È molto più vicino all’aspetto originale della razza di quanto non lo sia lo Shar Pei che si vede oggi negli annunci.

Il nome stesso racconta il pelo: shar pei significa più o meno pelle di sabbia, per la ruvidezza tipica di quel mantello corto e irto che lo standard descrive come una caratteristica della razza.

QuandoCosa succede
Da secoliVive nelle province cinesi lungo il Mar Cinese del Sud, come cane da caccia e da guardia
NovecentoIn Cina la razza quasi scompare
Anni SettantaGli allevatori di Hong Kong chiedono aiuto agli appassionati americani
Da alloraNascono due tipologie: il tradizionale bone mouth e l’occidentale meat mouth
14.04.1999Data dello standard FCI 309 oggi in vigore

Il salvataggio degli anni Settanta

Nel Novecento la razza rischia di sparire del tutto. In Cina i cani da compagnia e da lavoro vengono drasticamente ridotti, e alla fine degli anni Sessanta gli Shar Pei rimasti sono concentrati soprattutto a Hong Kong e Taiwan, in numeri piccolissimi.

Il punto di svolta arriva negli anni Settanta, quando alcuni allevatori di Hong Kong lanciano un appello agli appassionati americani: comprate questi cani, altrimenti la razza sparisce. L’appello funziona oltre ogni previsione, e negli Stati Uniti nasce un interesse enorme.

Da quel salvataggio nasce però anche il grande equivoco della razza. Selezionando negli Stati Uniti si è spinto molto sulle rughe e sul muso pieno, ed è nato il tipo chiamato meat mouth, più pesante e più rugoso di quello originale.

È esattamente il tipo che lo standard FCI, scritto sul modello cinese, cerca di contenere: le pieghe importanti sul corpo e sugli arti sono un difetto eliminatorio, e lo sono anche gli occhi coperti dalla pelle.

Per questo, quando si guarda un cucciolo, il riferimento giusto non è la foto più impressionante che si trova online: è lo standard.

La genetica delle rughe, e cosa ci dice

Figura scientifica che confronta Shar Pei con quantità di rughe molto diverse

Nel 2011 uno studio ha chiarito da dove vengono le rughe, e la risposta ha cambiato il modo in cui si guarda questa razza: dipendono da una duplicazione instabile del DNA a monte del gene HAS2.

Quel gene regola la produzione di acido ialuronico, la sostanza che riempie la pelle. Più copie del tratto duplicato ha un cane, più acido ialuronico produce, più pelle e più rughe si ritrova. La figura qui accanto mostra proprio questo: individui della stessa razza con quantità di pelle molto diverse.

La parte importante è la seconda. Lo stesso numero di copie in eccesso è associato a una maggiore predisposizione alla febbre familiare dello Shar Pei e all’amiloidosi. Non è una coincidenza sfortunata: è lo stesso meccanismo.

È uno dei casi più chiari, in tutta la cinofilia, di come selezionare un tratto estetico estremo significhi selezionare anche una malattia. E spiega perché lo standard insista tanto nel limitare le pieghe.

Oggi si parla di SPAID, la malattia autoinfiammatoria dello Shar Pei, ed esiste un test genetico che gli allevamenti seri usano nelle scelte di accoppiamento. È la prima cosa da chiedere.