Addestramento ed educazione dello Shar Pei

Un cane indipendente, la socializzazione e la gestione quotidiana delle pieghe

Lo Shar Pei non è un cane difficile, è un cane che non ha nessuna intenzione di compiacerti. È calmo, intelligente e testardo, e con lui l’insistenza non porta da nessuna parte. In questa pagina trovi come impostare i primi mesi, perché la socializzazione qui conta più che altrove e come si trasforma la cura quotidiana in una routine che il cane accetta.

Sommario

Come si educa uno Shar Pei

Shar Pei crema a una esposizione canina

Prima cosa da mettere in conto: è indipendente, e lo standard lo scrive. Non lavora per compiacerti, lavora se gli conviene. Con il cibo e la coerenza si ottiene tutto, con la ripetizione ossessiva e i toni alti non si ottiene niente.

È anche un cane calmo, il che aiuta: non ha l’irruenza di un terrier né l’energia di un cane da lavoro. Le sessioni corte funzionano bene, e le cose utili da insegnare sono poche e concrete.

La prima di tutte è farsi maneggiare. Con una razza che avrà bisogno di pulizia delle orecchie, controllo degli occhi e attenzione alle pieghe per tutta la vita, un cane che si lascia toccare senza problemi vale oro. Si comincia da cucciolo, con calma e con i premi.

La seconda è il guinzaglio: non tira molto per indole, ma è un cane solido e testardo e conviene impostarlo bene subito.

Sui metodi, una precisazione che vale per tutti i cani ma qui di più: lo Shar Pei non dimentica. Le esperienze negative, soprattutto quelle legate al veterinario e alla manipolazione, se le porta dietro a lungo.

La socializzazione, che qui conta più che altrove

Lo Shar Pei nasce come cane da guardia, ed è distaccato con gli estranei per carattere. L’obiettivo della socializzazione non è renderlo socievole con tutti: è fargli imparare che le persone e i cani nuovi non sono un problema.

C’è però un tema in più, che questa razza ha e le altre no: lo Shar Pei comunica male. Orecchie minuscole e immobili, coda arrotolata sul dorso, faccia coperta di pieghe: gli altri cani faticano a leggerne i segnali, e i malintesi al parco nascono da lì.

In pratica questo significa due cose. La prima è esporre il cucciolo a molti cani equilibrati nei primi mesi, perché impari a farsi capire e a capire. La seconda è, da adulto, scegliere le compagnie invece di buttarlo in mezzo a un’area cani affollata.

Attenzione particolare ai rapporti fra maschi, che in questa razza possono essere tesi, e agli incontri improvvisi al guinzaglio, dove nessuno dei due cani ha spazio per gestire la distanza.

La cura quotidiana: pieghe, orecchie e occhi

Shar Pei crema che riposa sul suo tappetino

Non serve toelettatura, e lo standard è esplicito: il pelo non è mai toelettato. Ma serve una routine di controllo, ed è la parte di gestione che chi prende uno Shar Pei deve mettere in agenda.

Le pieghe vanno tenute pulite e soprattutto asciutte. È l’umidità che resta lì dentro a diventare dermatite, e d’estate basta poco. Dopo il bagno o una giornata di pioggia si asciuga per bene, piega per piega.

Le orecchie sono il punto debole numero uno: i condotti sono strettissimi e si infiammano con facilità. Un controllo settimanale e una pulizia con prodotti adatti evitano la maggior parte delle otiti.

Gli occhi vanno guardati tutti i giorni. Un occhio socchiuso, che lacrima o che il cane si strofina, in questa razza non è mai una cosa da rimandare: l’entropion è frequente e va affrontato subito.

Sul caldo, un promemoria che vale la salute: con quel mantello e quella pelle lo Shar Pei soffre molto le giornate afose. D’estate si esce presto e tardi, e in casa serve un posto fresco.

Sull’attività, infine, siamo su livelli modesti: due uscite vere al giorno, giochi di olfatto e passeggiate tranquille. Niente sport intensi, niente corse lunghe, niente sole di mezzogiorno.