Storia ed origine del Setter Inglese
Lavarack, Llewellin e il cane che si siede davanti alla preda
Il Setter Inglese porta nel nome il suo mestiere e nei colori il nome di un villaggio inglese. Qui trovi da dove viene, chi lo ha costruito e perché in Italia è diventato il cane più numeroso in assoluto.
Sommario
Perché si chiama setter

Il nome viene dal verbo inglese to set, cioè mettersi giù. È il riferimento a come lavoravano questi cani prima che esistessero i fucili moderni: individuata la selvaggina, si accucciavano.
Il motivo era pratico. Nella caccia con la rete, praticata in Inghilterra fino al Settecento, il cane doveva localizzare le pernici e poi abbassarsi il più possibile, in modo che i cacciatori potessero far scorrere la rete sopra di lui e sopra il gruppo di uccelli.
Con l’arrivo delle armi da fuoco quel gesto è cambiato: il cane non si accuccia più ma resta immobile in piedi, la testa alta e una zampa sollevata. È la ferma, e nel Setter Inglese ha una qualità plastica che l’ha resa uno dei soggetti preferiti dei pittori ottocenteschi.
Quello che è rimasto invariato è il modo di cercare: il Setter lavora a testa alta, sfruttando l’usta portata dal vento invece di seguire le tracce a terra, e copre il terreno con un galoppo ampio e continuo. È per questo che serve tanto spazio: un Setter che cerca fa chilometri mentre il cacciatore ne fa poche centinaia di metri.
Lavarack e Llewellin, i due uomini della razza
La razza moderna nasce nell’Ottocento e ha due nomi, uno dei quali è finito dentro lo standard FCI: Edward Lavarack.

Lavarack lavorò per decenni su una linea molto chiusa, selezionando per il tipo e per l’eleganza, e scrisse un libro sulla razza che ebbe un’influenza enorme. È a lui che si deve la diffusione del termine belton, che oggi lo standard FCI riporta insieme al suo nome e alla spiegazione: Belton è il villaggio del Northumberland dove viveva.
Il secondo nome è quello di Richard Purcell Llewellin, che prese i cani di Lavarack e li incrociò con altre linee puntando soprattutto sulle qualità di lavoro. È da lì che discende buona parte dei setter da caccia moderni, e in molti paesi si parla ancora oggi di «linea Lavarack» e «linea Llewellin».
È una divisione che esiste ancora, anche se in forma più sfumata, e che chi cerca un cucciolo farebbe bene a conoscere: ci sono linee selezionate soprattutto sulla bellezza e linee selezionate soprattutto sul lavoro, e i cani non sono uguali né nell’aspetto né nel motore.
Il Setter Inglese porta nella nomenclatura FCI il numero 2, cioè è una delle primissime razze registrate: un dettaglio che dice quanto è antico il suo riconoscimento.
Il Setter Inglese in Italia: la razza più numerosa del paese

I numeri italiani di questa razza non hanno confronti. Negli ultimi dieci anni l’ENCI ha registrato 131.427 Setter Inglesi: è la razza più numerosa d’Italia, e con un margine enorme.
Per dare la misura: sono più del doppio dei Jack Russell e quasi il quadruplo dei Lagotto Romagnolo iscritti nello stesso periodo. Si viaggia stabilmente fra gli undici e i quattordicimila cuccioli all’anno.
La ragione è una sola, e va detta chiaramente perché spiega tutto il resto: il Setter Inglese è il cane da caccia italiano per eccellenza. La stragrande maggioranza di quei cuccioli nasce in ambiente venatorio e va a cacciatori, non a famiglie.
Gli allevamenti con affisso ENCI sono 434, il numero più alto di qualsiasi razza: sessantasette in Lombardia, cinquantaquattro in Campania, quarantasette in Emilia Romagna, quarantadue nel Lazio e trentotto in Toscana.
La curva mostra comunque una discesa: dal massimo di 14.626 del 2017 si è scesi agli 11.516 del 2024, un calo del 21% che segue quello del numero di cacciatori in Italia.
Per chi cerca un cucciolo, tutto questo cambia il modo di scegliere. L’offerta è enorme e profondamente diversa: c’è chi seleziona su prove di lavoro con genitori qualificati, chi produce cuccioli in quantità per il mercato venatorio, e chi alleva per l’esposizione. Sapere cosa cerchi, prima, è metà del lavoro.

