Storia ed origine del Setter Inglese

Lavarack, Llewellin e il cane che si siede davanti alla preda

Il Setter Inglese porta nel nome il suo mestiere e nei colori il nome di un villaggio inglese. Qui trovi da dove viene, chi lo ha costruito e perché in Italia è diventato il cane più numeroso in assoluto.

Sommario

Perché si chiama setter

Giovane cucciolo di Setter Inglese in ferma su un prato

Il nome viene dal verbo inglese to set, cioè mettersi giù. È il riferimento a come lavoravano questi cani prima che esistessero i fucili moderni: individuata la selvaggina, si accucciavano.

Il motivo era pratico. Nella caccia con la rete, praticata in Inghilterra fino al Settecento, il cane doveva localizzare le pernici e poi abbassarsi il più possibile, in modo che i cacciatori potessero far scorrere la rete sopra di lui e sopra il gruppo di uccelli.

Con l’arrivo delle armi da fuoco quel gesto è cambiato: il cane non si accuccia più ma resta immobile in piedi, la testa alta e una zampa sollevata. È la ferma, e nel Setter Inglese ha una qualità plastica che l’ha resa uno dei soggetti preferiti dei pittori ottocenteschi.

Quello che è rimasto invariato è il modo di cercare: il Setter lavora a testa alta, sfruttando l’usta portata dal vento invece di seguire le tracce a terra, e copre il terreno con un galoppo ampio e continuo. È per questo che serve tanto spazio: un Setter che cerca fa chilometri mentre il cacciatore ne fa poche centinaia di metri.

Lavarack e Llewellin, i due uomini della razza

La razza moderna nasce nell’Ottocento e ha due nomi, uno dei quali è finito dentro lo standard FCI: Edward Lavarack.

Fotografia del 1899 scattata a una esposizione canina di Parigi

Lavarack lavorò per decenni su una linea molto chiusa, selezionando per il tipo e per l’eleganza, e scrisse un libro sulla razza che ebbe un’influenza enorme. È a lui che si deve la diffusione del termine belton, che oggi lo standard FCI riporta insieme al suo nome e alla spiegazione: Belton è il villaggio del Northumberland dove viveva.

Il secondo nome è quello di Richard Purcell Llewellin, che prese i cani di Lavarack e li incrociò con altre linee puntando soprattutto sulle qualità di lavoro. È da lì che discende buona parte dei setter da caccia moderni, e in molti paesi si parla ancora oggi di «linea Lavarack» e «linea Llewellin».

È una divisione che esiste ancora, anche se in forma più sfumata, e che chi cerca un cucciolo farebbe bene a conoscere: ci sono linee selezionate soprattutto sulla bellezza e linee selezionate soprattutto sul lavoro, e i cani non sono uguali né nell’aspetto né nel motore.

Il Setter Inglese porta nella nomenclatura FCI il numero 2, cioè è una delle primissime razze registrate: un dettaglio che dice quanto è antico il suo riconoscimento.

Il Setter Inglese in Italia: la razza più numerosa del paese

Setter Inglese al lavoro in un campo di grano

I numeri italiani di questa razza non hanno confronti. Negli ultimi dieci anni l’ENCI ha registrato 131.427 Setter Inglesi: è la razza più numerosa d’Italia, e con un margine enorme.

Per dare la misura: sono più del doppio dei Jack Russell e quasi il quadruplo dei Lagotto Romagnolo iscritti nello stesso periodo. Si viaggia stabilmente fra gli undici e i quattordicimila cuccioli all’anno.

La ragione è una sola, e va detta chiaramente perché spiega tutto il resto: il Setter Inglese è il cane da caccia italiano per eccellenza. La stragrande maggioranza di quei cuccioli nasce in ambiente venatorio e va a cacciatori, non a famiglie.

Gli allevamenti con affisso ENCI sono 434, il numero più alto di qualsiasi razza: sessantasette in Lombardia, cinquantaquattro in Campania, quarantasette in Emilia Romagna, quarantadue nel Lazio e trentotto in Toscana.

La curva mostra comunque una discesa: dal massimo di 14.626 del 2017 si è scesi agli 11.516 del 2024, un calo del 21% che segue quello del numero di cacciatori in Italia.

Per chi cerca un cucciolo, tutto questo cambia il modo di scegliere. L’offerta è enorme e profondamente diversa: c’è chi seleziona su prove di lavoro con genitori qualificati, chi produce cuccioli in quantità per il mercato venatorio, e chi alleva per l’esposizione. Sapere cosa cerchi, prima, è metà del lavoro.