Storia ed origine del Segugio Maremmano

I cani dei cinghialai della Maremma, da meticci di paese a razza riconosciuta

Il Segugio Maremmano ha una storia che uno standard FCI racconta di rado con tanta onestà: nasce da una popolazione di cani da caccia non registrati della Maremma toscana.

In questa pagina: le origini, la lunga strada verso il riconoscimento e i numeri di oggi.

Sommario

Le origini: i cani dei cinghialai della Maremma

Segugio Maremmano nero focato presentato a una esposizione

Lo standard scrive una frase che vale più di dieci pagine di leggenda: questa razza ha origine da una popolazione di cani da caccia non registrati della Maremma toscana, cioè la parte meridionale della Toscana.

La versione italiana dello standard è ancora più diretta: il segugio maremmano discende dai cani meticci di paese della Maremma toscana incrociati con i segugi di razza italiana.

Nessuna nobiltà, nessun monastero, nessun documento medievale. Cani di paese, cioè cani che stavano nei cortili e andavano dietro a chi usciva col fucile. Chi cacciava sceglieva quelli che lavoravano meglio e li faceva riprodurre, e per generazioni il criterio è stato uno solo: come lavora sul cinghiale.

Lo standard fissa una data per la presenza del tipo: la razza è presente nella sua area di origine dagli anni Trenta del Novecento, e da quegli anni risalgono anche i primi tentativi di farla riconoscere.

L’ultima riga dei cenni storici è la più bella, ed è scritta senza mezzi termini: i cacciatori di cinghiale della Maremma hanno creato questa razza italiana adatta al cinghiale e al biotopo di quell’angolo di Toscana.

Il biotopo in questione è la macchia mediterranea fitta, i forteti, le colline di rovi in cui un cinghiale sparisce in tre secondi. Un cane adatto a quel terreno deve essere leggero, alto sulle gambe, coraggioso e capace di lavorare al passo. È esattamente il maremmano.

La lunga strada verso il riconoscimento

Segugio Maremmano tigrato presentato a una esposizione

Fra il cane che esisteva e la razza riconosciuta sono passati quasi ottant’anni, e lo standard dice anche perché.

La versione italiana dello standard racconta che molti cinofili toscani e membri della Società Italiana Pro Segugio avevano tentato invano di fare riconoscere ufficialmente la razza. Quella parola, invano, dentro un documento ufficiale, dice quanto sia stata lunga.

Il risultato è arrivato grazie al lavoro del dottor Bosio, veterinario e per diversi anni presidente della SIPS, insieme a molti appassionati della razza. Il suo nome è scritto sia nello standard italiano sia in quello internazionale.

Sulle date le fonti non concordano del tutto: alcune indicano il 2003 per il riconoscimento come razza da seguita, altre il febbraio 2009 per il riconoscimento ufficiale dell’ENCI. Le riportiamo entrambe.

Quello che invece è chiaro è cosa è successo nel 2009, ed è il dato più interessante di tutta questa storia: sono stati iscritti circa 6.600 soggetti come capostipiti della razza. È il terzo numero fra le razze italiane, e significa che il Segugio Maremmano è partito con una base genetica larghissima. Non venti cani in un allevamento: seimilaseicento cani veri, presi in giro per la Maremma e dintorni.

Lo standard nazionale ENCI porta il numero 900, ed è stato redatto dal dottor Vincenzo Ferrara. Una curiosità per chi segue le razze italiane: il numero 901, subito dopo, è quello del Segugio dell’Appennino.

Il riconoscimento internazionale è arrivato molto dopo: il 1 marzo 2018 la FCI ha accettato la razza in via provvisoria, e il 12 settembre 2018 è stato pubblicato lo standard numero 361. Provvisorio significa che la razza è riconosciuta ma non ancora ammessa in via definitiva, ed è la stessa situazione del Segugio dell’Appennino.

QuandoCosa succede
Fine OttocentoCani meticci di paese della Maremma incrociati con i segugi italiani
Dagli anni TrentaLo standard dice che la razza è presente nella sua zona di origine
Per decenniCinofili toscani e soci della Società Italiana Pro Segugio provano a farla riconoscere
Il dottor BosioVeterinario e presidente della SIPS, è chi porta a casa il risultato
Anni DuemilaArriva il riconoscimento nazionale ENCI, con il numero di standard 900
2009Vengono iscritti circa 6.600 soggetti come capostipiti della razza
1 marzo 2018La FCI riconosce la razza in via provvisoria
12 settembre 2018Data dello standard internazionale numero 361
OggiÈ il cane da caccia più iscritto in Italia

Il Segugio Maremmano oggi, e i numeri che sorprendono

Segugio Maremmano a pelo forte fulvo chiaro su un tappeto rosso

Qui arriva la parte che quasi nessuno si aspetta da una razza riconosciuta dalla FCI solo nel 2018.

In dieci anni, in Italia, sono nati 55.104 cuccioli di Segugio Maremmano. Non è un errore di battitura: cinquantacinquemila.

E il numero cresce. Si è passati da 3.428 cuccioli nel 2015 a 6.250 nel 2024: quasi il doppio in dieci anni, mentre quasi tutta la cinofilia venatoria italiana cala.

Nella classifica dei cani da caccia in Italia il Segugio Maremmano è al primo posto, ed è stabilmente nella top ten di tutte le razze iscritte nel nostro paese, cani da compagnia compresi.

C’è però un dato che, messo accanto a questo, non torna: gli affissi registrati sono trentasette. Sette in Toscana, sette in Campania, sei nel Lazio, quattro in Emilia Romagna e il resto sparsi.

Fate il conto: 55.000 cuccioli in dieci anni divisi per 37 allevamenti farebbero circa 150 cuccioli all’anno per allevamento, che non sta in piedi. La spiegazione è un’altra, ed è la stessa che vale per tutti i cani da caccia italiani: la stragrande maggioranza delle cucciolate viene iscritta all’ENCI da cacciatori senza affisso, che allevano per sé, per la squadra e per gli amici.

Un’ultima osservazione, e non è comoda. Una razza da 6.000 cuccioli l’anno selezionata per un solo mestiere produce anche molti cani che quel mestiere non lo fanno o non lo fanno abbastanza bene. È il motivo per cui nei canili italiani i segugi da cinghiale sono tanti. Non è un problema della razza: è un problema di chi la usa come attrezzo.