Storia ed origine del Segugio della Bosnia a Pelo Duro
Da Segugio Illirico a Barak, e la scienza che ha iniziato a occuparsene
Il Barak è l’unico segugio a pelo duro dei Balcani riconosciuto a livello internazionale, ed è una delle poche razze al mondo il cui paese di patronato non è un club nazionale ma la FCI stessa.
In questa pagina: il nome, le origini, il cambio di nome del 1996, la guerra e gli studi recenti.
Sommario
Da dove viene il nome Barak

Barak è una parola di radice turca e significa, semplicemente, cane dal pelo irsuto. Il resto del nome ufficiale, bosanski ostrodlaki gonic, vuol dire segugio bosniaco a pelo duro.
Nella foto: un Barak in una fotografia del 1915.
La radice turca del nome non è un dettaglio linguistico: è il segno di quattro secoli di dominio ottomano sulla Bosnia, che hanno lasciato parole, cucina, architettura e, a quanto pare, anche il nome del cane da caccia locale.
Le fonti bosniache raccontano che il Barak era il cane da caccia della nobiltà bosniaca, e riportano un proverbio che rende bene l’idea di quanto valesse: un buon barak vale cento ducati.
Sempre le stesse fonti citano una menzione scritta del 1683, ripresa dall’ufficiale austriaco Franz Laska, che descrisse questi cani in Bosnia ai tempi degli ottomani. Non siamo in grado di verificare quel documento, e lo riportiamo per quello che è: la tradizione locale della razza.
La ricostruzione più̀ diffusa nelle fonti in inglese è diversa e più̀ recente: il Barak moderno discenderebbe da cani indigeni incrociati con un cane da ferma italiano verso la fine dell’Ottocento. Anche questa è una ricostruzione, non un fatto documentato.
Quello che è certo è il risultato: un segugio di montagna irsuto, robusto e ostinato, selezionato per lavorare sui terreni duri della Bosnia centrale su selvaggina grossa e piccola.
Da Segugio Illirico a Barak

La razza ha cambiato nome, e il cambio dice una cosa interessante su come si guarda alla propria identità in quella parte d’Europa.
Lo standard racconta il passaggio in due righe: questa razza è stata registrata presso la FCI il 19 giugno 1965, sotto lo standard numero 155 e con il nome di Segugio Illirico. Nel presente standard, a parte alcuni complementi e correzioni, il nome della razza è cambiato in Bosnian Broken-Haired Hound, detto Barak.
Illiri era il nome di un popolo pre-slavo dei Balcani occidentali, ed era il termine usato in epoca jugoslava per indicare qualcosa di genericamente balcanico. Cambiarlo in bosniaco ha significato dire con precisione da dove viene il cane.
C’è però un dettaglio che va segnalato, perché́ le due fonti ufficiali non coincidono. Lo standard scrive 19 giugno 1965; la scheda di nomenclatura sul sito della FCI indica invece come data di accettazione definitiva il 9 aprile 1955, dieci anni prima. Non abbiamo modo di stabilire quale sia la data giusta, e riportiamo entrambe.
Le altre date sono più̀ solide: lo standard ufficiale valido porta la data del 15 gennaio 1973, e la versione oggi in circolazione, quella con il nome nuovo, è del 1 aprile 1996.
Un’ultima particolarità̀, che sfugge a chi non legge le schede FCI: il paese di patronato di questa razza è la FCI stessa, non un club nazionale. Succede quando l’organizzazione cinofila del paese di origine non è membro a pieno titolo, e vuol dire che dello standard di questo cane si occupa direttamente la federazione internazionale.
La guerra, il club e la scienza
La storia recente del Barak si riassume in tre momenti: una popolazione che crolla, un gruppo di appassionati che si organizza, e dei ricercatori che finalmente si mettono a misurare.
Il primo momento è la guerra. Il Bosanski kinoloski savez scrive senza giri di parole che il numero di questi cani è calato a causa degli eventi bellici. In un paese in guerra, i cani da caccia sono fra le prime cose che si perdono.
Il secondo è il 2002, quando a Vitez, nella Bosnia centrale, nasce il club di razza dedicato al Barak. Da lì in poi c’è qualcuno che tiene i conti.
Il terzo momento è il più̀ sorprendente, ed è recentissimo. Nel 2020 un gruppo di ricercatori ha misurato la testa di 120 Barak, 64 maschi e 56 femmine, da 9 mesi a 10 anni, presi in tutto il territorio della Bosnia ed Erzegovina. Cinque parametri, quattro indici. Nel loro articolo scrivono che era la prima volta che qualcuno faceva misure morfometriche sulla testa di questa razza, e spiegano perché́: lo standard ne descrive la lunghezza, e nessun altro parametro.
Fermiamoci un attimo su questo. Una razza riconosciuta dagli anni Sessanta, con uno standard del 1973, e nel 2020 nessuno aveva ancora misurato quante teste di Barak stessero dentro quei 20-25 centimetri. È il ritratto onesto di cosa vuol dire essere una razza rara.
Nel 2022 è arrivato lo studio genetico: 30 cani da 17 località, dieci marcatori microsatellite, confronto con altre quindici razze. Risultato: alta variabilità genetica, netta differenziazione dalle altre razze e Tornjak come parente più̀ vicino fra quelle analizzate. Gli autori chiedono una banca del germoplasma, perché́ il trend è in calo.
I numeri di oggi, riportati dalla stampa cinofila bosniaca, sono questi: fra il 2019 e il 2024 in Bosnia ed Erzegovina sono state registrate 112 cucciolate e rilasciati 772 pedigree. La stessa fonte li definisce numeri modesti per una razza che dovrebbe avere una tutela nazionale, e segnala pochi allevatori e un pool ristretto.
Le due cose, alta diversità genetica da un lato e pool ristretto dall’altro, non si contraddicono: la diversità nella razza c’è, ma sono in pochi a mantenerla.

