Storia ed origine dello Schnauzer Nano

Dal pinscher nano a pelo duro di Francoforte alle quattro varietà di oggi

La storia dello Schnauzer Nano è più recente di quanto sembri e più complicata di quanto si racconti. In questa pagina trovi da dove viene, perché all’inizio si chiamava in un altro modo, che rapporto ha con lo Schnauzer medio e con il gigante, e come sta andando la razza in Italia, dove i numeri per colore raccontano una storia interessante.

Sommario

Quando si chiamava pinscher nano a pelo duro

Pinscher a pelo duro e pinscher nano a pelo duro in una incisione del 1888

Lo standard è insolitamente onesto sulle origini: verso l’inizio del Novecento, nella regione di Francoforte, cominciò a diffondersi lo Schnauzer nano, quando ancora era conosciuto come pinscher nano a pelo duro.

L’incisione qui accanto è del 1888 e mostra esattamente quella situazione: un pinscher a pelo duro e la sua versione piccola, prima che esistessero i nomi che usiamo oggi. All’epoca pinscher e schnauzer erano lo stesso ceppo distinto solo dal pelo, raso o duro.

Poi lo standard aggiunge una frase che raramente si legge in un documento ufficiale: poiché esistevano forme, taglie e tipi diversi, e si aveva una mescolanza disordinata di cani a pelo duro, morbido e serico, non fu un compito facile creare una razza di cani piccoli il cui aspetto e carattere corrispondessero a quelli del suo fratello più grande, lo Schnauzer.

È il racconto di una selezione fatta a mano, cane per cane, per ottenere lo Schnauzer in scala e non un cagnolino qualunque con la barba. Ed è il motivo per cui ancora oggi lo standard insiste tanto su quel esente da qualsiasi apparenza di nanismo.

QuandoCosa succede
OttocentoIn Germania esiste il Pinscher a pelo duro, lo stesso ceppo dello Schnauzer
Inizio NovecentoNella regione di Francoforte si comincia a fissare la versione piccola
Allora si chiamavaPinscher nano a pelo duro, non ancora Zwergschnauzer
La difficoltàLe taglie e i tipi di pelo erano mescolati: creare la razza non fu facile
06.03.2007Data dello standard FCI 183 oggi in vigore

Nano, medio e gigante: tre razze diverse

È la confusione più diffusa che ci sia su questa famiglia di cani, quindi conviene essere chiari: non sono la stessa razza in tre taglie. Sono tre razze distinte, con tre standard FCI separati.

Uno Schnauzer medio e uno Schnauzer Nano affiancati

Lo Schnauzer Nano è la razza numero 183, 30-35 centimetri. Lo Schnauzer, quello medio, è la numero 182, 45-50 centimetri. Lo Schnauzer Gigante, il Riesenschnauzer, è la numero 181, 60-70 centimetri. Tre registri, tre selezioni, tre storie.

Il capostipite è quello di mezzo, lo Schnauzer, che era il cane delle stalle e dei carrettieri. Il gigante nasce in Baviera come cane da mandria e da guardia, il nano nasce a Francoforte come cane di casa. Le mani che li hanno selezionati non sono le stesse.

Anche i caratteri si somigliano ma non coincidono: il nano è il più vocale dei tre e il più adatto alla vita in appartamento, il gigante è un cane da lavoro vero che ha bisogno di ben altro. Confonderli quando si sceglie un cucciolo è un errore che si paga.

Se ti interessa il fratello di mezzo, sul sito c’è la pagina dedicata allo Schnauzer con le sue misure e il suo carattere.

Lo Schnauzer Nano oggi, in Italia

Due Schnauzer Nano neri prima di una esposizione

In Italia lo Schnauzer Nano è una razza di primo piano: negli ultimi dieci anni l’ENCI ha registrato 10.519 cuccioli, con un picco di 1.491 nel 2021.

La curva è cresciuta fino al 2021 e poi è scesa: nel 2024 i cuccioli iscritti sono stati 844, praticamente il valore del 2015. È l’onda tipica delle razze che vanno di moda, gonfiata dagli anni della pandemia.

Il dato più interessante è però un altro, e in poche razze si può avere: l’ENCI registra le varietà di colore separatamente. In dieci anni sono nati 4.739 neri, 2.658 nero argento, 1.796 pepe e sale e 1.324 bianchi.

Detto altrimenti: il nero da solo vale quasi la metà della razza in Italia, e il pepe e sale, che è il colore storico dello Schnauzer e quello che tutti immaginano, qui è solo il terzo. Il bianco, che molti credono raro o discutibile, è una varietà ufficiale con più di mille cuccioli in dieci anni.

Gli allevamenti con affisso ENCI dedicati alla razza sono 92, con la Lombardia in testa a diciassette, poi Piemonte, Lazio e Toscana. Per chi cerca un cucciolo è una buona notizia: si può scegliere.