Addestramento ed educazione dello Schnauzer Nano

L’abbaio, la testa dura e quanto movimento gli serve

Lo Schnauzer Nano impara in fretta, ed è proprio questo il punto: impara in fretta anche le cose sbagliate. In questa pagina trovi come impostare i primi mesi, come si lavora sull’abbaio, che attività gli fanno bene e come si abitua un cucciolo alla toelettatura, che su questa razza è una cosa da insegnare come qualsiasi altra.

Sommario

Come si educa uno Schnauzer Nano

Giovane Schnauzer Nano che corre sulla sabbia con un bastone

Prima cosa: è intelligente, e lo è in modo attivo. Non aspetta le istruzioni, prova. Se non gli dai un lavoro se lo trova, e in genere è un lavoro che non ti piace.

Funzionano benissimo le sessioni corte e frequenti, con il cibo e con un tono allegro. Non funzionano i metodi duri: è un cane sicuro di sé che non si lascia intimidire e che, se forzato, diventa ostinato per principio.

La cosa da mettere in agenda dal primo giorno è la gestione della solitudine. È un cane che vuole stare con la famiglia, e un cucciolo che non impara a restare solo per gradi diventa un adulto che abbaia appena chiudi la porta.

L’altra è il maneggiamento: farsi spazzolare, farsi asciugare la barba, farsi toccare le zampe e le orecchie. Con una razza che andrà dal toelettatore ogni due mesi per quindici anni, un cucciolo che si lascia gestire è un investimento enorme.

Sui comandi, il richiamo va allenato presto come in tutte le razze, ma qui c’è un vantaggio: lo Schnauzer Nano ha una cerca corta e tende a restare nel raggio del suo umano. È un cane che raramente sparisce all’orizzonte.

Perché lo Schnauzer Nano abbaia tanto

Perché lo standard dice vigilanza, e la vigilanza è esattamente questo: notare e segnalare. Nelle fattorie tedesche era il lavoro dei suoi antenati, e un cane da guardia in miniatura è comunque un cane da guardia.

La strada che funziona è la stessa che vale per gli altri cani vocali, in due tempi. Si riconosce il segnale, si va a guardare insieme a lui, e poi si chiude con un comando fisso, basta o grazie, premiato quando smette. Il messaggio è: l’allarme l’ho ricevuto, adesso me ne occupo io.

Quello che non funziona è sgridarlo mentre abbaia, perché per lui stai abbaiando anche tu, e nemmeno prenderlo in braccio, che è un premio. Non funziona neppure ignorarlo del tutto: un cane che segnala e non riceve nessuna risposta insiste.

C’è poi la parte che con l’educazione non c’entra niente. Un cane che abbaia tutto il giorno spesso è un cane che non ha fatto niente, o che è rimasto solo troppe ore. Prima di lavorare sull’abbaio conviene sempre controllare quelle due cose.

Che attività fare con uno Schnauzer Nano

È piccolo ma è un atleta: solido, veloce e resistente. Lo standard mette la resistenza fra le sue qualità, e chi lo porta in campo lo conferma.

Schnauzer Nano sulla passerella di un campo di agility

L’agility è probabilmente lo sport che gli calza meglio: ha la struttura giusta, la testa giusta e si diverte. Va benissimo anche la rally obedience, che alterna esercizi e movimento ed è perfetta per un cane che si annoia in fretta.

Il nose work merita un posto d’onore in questa razza: è l’attività che stanca di più a parità di tempo, si può fare in casa e mette al lavoro un naso che dai tempi delle stalle è rimasto ottimo.

Nella vita di tutti i giorni servono due o tre uscite vere al giorno, con il tempo di annusare. Non è un cane da chilometri, ma non è nemmeno un cane da salottino: la differenza fra uno Zwergschnauzer equilibrato e uno insopportabile passa quasi sempre di lì.

Un’ultima cosa che vale per la vita quotidiana: attenzione ai premi. Con una razza che ha i trigliceridi alti nel sangue in un cane su tre, i bocconcini grassi usati nell’addestramento non sono neutri. Meglio croccantini della sua razione o premi magri.

La toelettatura, da insegnare come un comando

Schnauzer Nano sul tavolo da toelettatura prima di una esposizione

La toelettatura di questa razza non è un dettaglio estetico, è manutenzione ordinaria: il pelo duro non cade da solo e va tolto, altrimenti si infeltrisce.

Ci sono due strade. Lo stripping, cioè togliere il pelo morto a mano o con il coltellino, che mantiene il mantello duro e il colore intenso ed è quello che si fa nei cani da esposizione. Oppure la tosatura, più veloce e più economica, che però rende il pelo progressivamente più morbido e il colore più sbiadito.

Nessuna delle due è sbagliata: dipende da cosa ti serve. Quello che è sbagliato è non fare né l’una né l’altra. Il ritmo tipico è ogni due mesi circa, con una spazzolata almeno due volte a settimana nel frattempo.

Le zone che fanno i nodi per prime sono quelle dove il pelo è lungo: barba, baffi, sopracciglia e le frange delle zampe. La barba va anche pulita e asciugata spesso, perché raccoglie acqua e cibo.

Il consiglio pratico più utile: porta il cucciolo dal toelettatore prima che abbia bisogno di un lavoro vero, solo per stare sul tavolo e farsi toccare. Un adulto che ha paura del toelettatore è un problema che dura quindici anni.