Storia ed origine del Sabueso Espanol
Dal Libro de la Monteria di Alfonso XI ai cinghiali della Cantabria
Il Sabueso Espanol è una delle razze più antiche documentate d’Europa: la prima descrizione dettagliata sta in un libro di caccia del XIV secolo, scritto da un re.
In questa pagina: le fonti medievali, le due varietà storiche, il lavoro sul cinghiale nel nord della Spagna e la situazione di oggi.
Sommario
Un cane descritto da un re nel Trecento

Lo standard FCI riassume la storia in due righe, ma sono due righe con dei nomi precisi: la razza è già nota nel tardo Medioevo, ed è brillantemente descritta nel libro di venerìa di re Alfonso XI (XIV secolo) e da Argote de Molina (1582).
Il libro in questione è il Libro de la Monteria di Alfonso XI, re di Castiglia, scritto nella seconda metà del XIV secolo. È uno dei testi di caccia più importanti del Medioevo europeo.
E c’è un dettaglio da dare per esteso: il capitolo 39 di quel libro spiega quali caratteristiche devono avere i sabuesos e le sabuesas. Cioè uno standard di razza, in tutto e per tutto, scritto quasi settecento anni fa.
Due secoli dopo, nel 1582, Gonzalo Argote de Molina torna a descriverli nel suo trattato di caccia, e da lì in avanti i sabuesos compaiono in una quantità di autori classici spagnoli.
Prima di allora le tracce ci sono ma sono scarse: le fonti spagnole collocano l’uso di cani da seguita nella penisola già fra il III e il X secolo, senza però che si possa parlare di una razza nel senso moderno.
Quello che colpisce, leggendo lo standard di oggi accanto a quelle descrizioni antiche, è quanto poco sia cambiato: un cane di taglia media, con le orecchie lunghissime, la voce sonora e la testa bassa sulla traccia.
Le due varietà, e perché oggi ne è rimasta una

Per secoli i sabuesos spagnoli sono stati due, con due taglie e due mestieri leggermente diversi.
Nella foto: una caccia al cinghiale in Cantabria in una fotografia d’epoca. È il lavoro che questi cani fanno ancora oggi nel nord della Spagna.
Il primo era il gran sabueso espanol, il cane più grande e più pesante, usato sulla grossa selvaggina. Il secondo era il sabueso lebrero, o perro lebrero espanol, più piccolo e più leggero, e il nome dice a cosa serviva: alla lepre.
Le illustrazioni antiche mostrano chiaramente le due misure, e per secoli i cacciatori hanno scelto l’una o l’altra a seconda di cosa cacciavano e di dove.
Poi è arrivato lo standard del 1982, quello ancora in vigore, e le due varietà sono state unificate in un tipo solo. È il motivo per cui oggi la razza ha una taglia sola, con i maschi fra i 52 e i 57 cm.
È una scelta che nella cinofilia si ripete spesso, e che ha sempre due facce: da una parte semplifica l’allevamento e rende la razza riconoscibile, dall’altra fa sparire una diversità che era nata dall’uso.
Dove lavora oggi

Il Sabueso Espanol non è una razza da museo: nel nord della Spagna è un cane da lavoro vero, e la cosa si vede dai numeri e dal tipo di cani che si trovano.
Le regioni sono la Cantabria, le Asturie, i Paesi Baschi, la Galizia e la Castiglia e Leon: montagna, boschi fitti e cinghiali.
Le due specialità restano quelle di sempre. La lepre, su cui lo standard lo definisce un grande specialista, e il cinghiale, che nel nord della Spagna si caccia in squadra con i segugi.
A queste si aggiunge il lavoro che negli ultimi decenni è cresciuto di più in tutta Europa: il recupero del ferito, cioè la ricerca su traccia di sangue di un animale colpito e non abbattuto. Lo standard lo mette nero su bianco definendo il Sabueso efficacissimo in questo lavoro.
È anche il motivo per cui questa razza è arrivata fino a noi senza dividersi in una linea da lavoro e una da esposizione: lo standard FCI la classifica con prova di lavoro, e i cani vengono ancora scelti per quello che fanno.
Il Sabueso Espanol oggi, e in Italia

In Spagna la razza sta bene: ha un club, ha i suoi appassionati e soprattutto ha ancora un mestiere.
Nella foto: un Sabueso Espanol fotografato a Lugo nel 1985.
Fuori dalla Spagna, invece, è quasi sconosciuta. In Italia i registri parlano di due cuccioli in cinque anni e di nessun affisso: chi la vuole deve guardare al nord della penisola iberica.
Non è difficile capire perché. In Italia il posto del segugio da cinghiale è occupato da razze nostrane e da mute consolidate, e una razza straniera che fa lo stesso lavoro fatica a trovare spazio.
Il che è un peccato solo in parte: le razze da lavoro stanno bene dove il lavoro c’è, e il Sabueso, in Cantabria, ce l’ha ancora.

