Storia ed origine del Russian Toy
Dalla quasi scomparsa al cucciolo del 12 ottobre 1958
La storia del Russian Toy è una delle più precise e più oneste che si possano leggere in uno standard: c’è il crollo della razza, la ricostruzione con cani senza pedigree e perfino la data esatta in cui è nata la varietà a pelo lungo. In questa pagina trovi tutto il percorso.
Sommario
Dall’English Toy Terrier al livello critico

Lo standard parte da un altro cane: all’inizio del 20° secolo, l’English Toy Terrier era uno dei cani da compagnia più popolari in Russia.
Poi arriva la parte drammatica, raccontata senza giri di parole: nel periodo 1920-1950 l’allevamento dei Toy Terriers puri era quasi cessato, così che il numero dei soggetti si ridusse a un livello critico.
Sono i decenni delle guerre e delle rivoluzioni, in cui un cane da salotto di origine inglese non era esattamente una priorità. La razza in Russia si è quasi estinta.
La ricostruzione comincia solo nella metà degli anni Cinquanta, e qui lo standard dice una cosa che nessun altro documento ammetterebbe con questa chiarezza: praticamente tutti i cani che furono usati per la riproduzione non avevano un pedigree; molti fra loro non erano neppure di pura razza.
Il risultato di quel lavoro è che il cane ricostruito si allontanò parecchio dal modello inglese di partenza: lo standard redatto per i Toy Terriers si scostava in modo significativo da quello dell’English Toy Terrier, e da lì l’evoluzione della razza in Russia prese la sua propria strada.
Il 12 ottobre 1958

Poche razze possono indicare il giorno esatto in cui è nata una loro varietà. Il Russian Toy sì, e la data è nel suo standard: il 12 ottobre 1958.
Il documento racconta: nacque un maschio con spettacolari frange sulle orecchie e arti. I genitori di questo cane avevano il pelo corto, e uno dei due l’aveva leggermente più lungo.
Era una novità genetica comparsa per caso in una cucciolata, e qualcuno prese una decisione: fu deciso di mantenere questa caratteristica. Quel maschio venne accoppiato con una femmina che pure aveva il pelo leggermente lungo.
Da lì nasce la varietà a pelo lungo, che all’inizio ebbe un nome tutto suo: Moscow Longhaired Toy Terrier.
Lo standard fa anche il nome della persona a cui si deve quel lavoro, cosa rarissima nei documenti FCI: un’allevatrice di Mosca, Yevgueniya Fominichna Zharova, ebbe un ruolo importante nella creazione di questa varietà.
La conclusione del documento è la sintesi di tutta la storia: fu nell’arco di un lungo periodo di evoluzione, in un contesto isolato, insieme con una selezione particolarmente curata, che fu creata una nuova razza.
Il riconoscimento internazionale è arrivato molto dopo, e ancora oggi il Russian Toy è una razza poco conosciuta fuori dai paesi dell’Est.
Il Russian Toy oggi, in Italia
In Italia il Russian Toy è una razza di nicchia con numeri piccoli e altalenanti: fra il 2015 e il 2024 l’ENCI ha registrato 519 cuccioli in tutto.
Il massimo è stato nel 2020 con 74 cuccioli, mentre il 2024 si è chiuso con 31, meno della metà. Sono oscillazioni normali in una popolazione così piccola, dove basta che due o tre allevamenti non facciano cucciolate per dimezzare il totale.
La divisione fra le due varietà è quasi in parità, con un leggero vantaggio del pelo lungo: 285 cuccioli contro 230.
Gli allevamenti con affisso ENCI dedicati alla razza sono dieci: due in Emilia Romagna e uno ciascuno in Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lazio, Toscana, Sardegna e Marche.
Con numeri così piccoli va messa in conto un’attesa, e conviene contattare più allevamenti per tempo. Il vantaggio è che in una razza di nicchia le linee sono tracciabili e chiedere informazioni sulla salute dei parenti è molto più semplice che altrove.

