Allevamento del Rhodesian Ridgeback
Quanto costa un cucciolo, i 21 affissi italiani e i tre controlli da pretendere
Il Rhodesian Ridgeback in Italia è in crescita: dai 325 cuccioli del 2015 ai 537 del 2024. Gli allevamenti con affisso ENCI sono però solo 21. Qui trovi i prezzi, i numeri e le domande che su questa razza contano.
Sommario
Quanto costa un cucciolo di Rhodesian Ridgeback

Un cucciolo con pedigree ENCI, genitori radiografati e test genetici in regola costa fra i 1.500 e i 2.200 euro. È una forbice un po’ più alta della media dei cani grandi, e il motivo è che i test da fare su questa razza sono parecchi.
C’è una voce che merita una spiegazione, perché è tipica solo di questa razza: i cuccioli senza cresta. Nascono, non sono rarissimi, e vengono ceduti a un prezzo inferiore perché non possono andare in esposizione.
Ma sono cani perfettamente sani, e c’è di più: essendo privi della mutazione, non possono avere il seno dermoide. Per chi cerca un compagno di vita e non un cane da ring sono una scelta ottima, e conviene saperlo invece di scoprirlo dopo.
Un’altra cosa da sapere: il tartufo marrone con gli occhi ambra viene a volte proposto come raro e venduto di più. Non è raro e non vale di più, è semplicemente una variante recessiva prevista dallo standard.
Le iscrizioni ENCI anno per anno
La curva è quella di una razza che è cresciuta e poi si è assestata: 325 cuccioli nel 2015, 633 nel 2020, il picco di 773 nel 2021, e poi la discesa graduale fino ai 537 del 2024. In dieci anni fanno 5.449 cani.
È una traiettoria sana: crescita costante invece di un’esplosione, e un rientro morbido invece di un crollo. Per una razza grande e impegnativa vuol dire che chi la sceglie, in genere, sa cosa sta prendendo.
C’è però un dato che stona ed è utile leggerlo: gli allevamenti con affisso ENCI sono solo 21, cinque in Lombardia, cinque nel Lazio, quattro in Toscana e tre in Veneto. Ventuno allevamenti non producono cinquecento cuccioli all’anno.
La differenza arriva da fuori Italia, soprattutto dal nord Europa dove la razza è molto seguita, e da cucciolate senza affisso. La prima cosa è normale e spesso positiva; la seconda è quella su cui serve attenzione.
I tre controlli da pretendere
Il primo è il test del DNA sul gene DIRAS1 per l’epilessia mioclonica giovanile. La malattia è recessiva, quindi servono due copie: basta che uno dei due genitori sia libero perché nessun cucciolo si ammali. Il test esiste dal 2017 e ogni allevatore serio lo fa.
Il secondo sono le radiografie ufficiali di anca e gomito di entrambi i genitori. Sono due esami diversi, e su un cane da quaranta chili che dovrà correre per dieci anni non sono un dettaglio.
Il terzo non è un esame ma una domanda: come vengono controllati i cuccioli alla nascita per il seno dermoide? È un difetto congenito legato alla stessa mutazione che dà la cresta, si palpa lungo la linea del dorso e va operato. Un allevatore che ti spiega come lo cerca è un allevatore che sa cosa alleva.
Poi le domande di sempre. Vedere la madre coi cuccioli e capire dove sono cresciuti: in questa razza la socializzazione delle prime otto settimane pesa più che in altre, perché un adulto distaccato per natura ha bisogno di aver visto il mondo da piccolo.
E una domanda da fare all’allevatore sulla cresta: se accoppia due soggetti con la cresta e se sa se sono omozigoti. Chi conosce il problema del seno dermoide ne parla volentieri; chi lo minimizza ti ha già detto qualcosa.

