Addestramento ed educazione del Pudel Pointer
Un cane facile da condurre, a patto di dargli il lavoro per cui è nato
Il Pudel Pointer ha una dote che gli allevatori tedeschi chiamano leichtfuehrig, cioè facile da condurre. Non significa che si educa da solo: significa che vuole collaborare, e che quindi gli errori li fa quasi sempre chi lo gestisce.
In questa pagina: quanto movimento serve, come si imposta un cucciolo, il riporto e l’acqua, gli errori tipici e le attività adatte.
Sommario
Di quanto movimento ha bisogno un Pudel Pointer

La risposta onesta è: più di quanto pensiate. Questo è un cane costruito per cercare per ore su terreno vario, e la sua idea di stanchezza non coincide con la tua.
Nella foto: un Pointer inglese in corsa. Non è un Pudel Pointer, ma è la razza da cui arriva il modo di cercare che vedi in campo.
Il numero pratico: due ore al giorno di movimento vero, di cui almeno una parte in libertà su terreno aperto. Il giro dell’isolato al guinzaglio, per un cane così, non è nemmeno un antipasto.
Ma il movimento da solo non basta e anzi, da solo, peggiora le cose: un cane da ferma tenuto in condizione atletica senza uno scopo diventa semplicemente un cane più veloce a fare danni. Quello che serve è il naso, che è il muscolo che lo stanca.
Mezz’ora di ricerca olfattiva seria stanca un Pudel Pointer più di un’ora di corsa. Se non andate a caccia, la sostituzione più onesta sono la ricerca olfattiva, il riporto guidato e i working test, che riproducono il lavoro senza sparare a niente.
E c’è la parte che vale per tutti i cani da caccia: la testa conta quanto le zampe. Un Pudel Pointer che ha lavorato bene per un’ora dorme tutto il pomeriggio. Un Pudel Pointer che ha solo corso, no.
Come si imposta un cucciolo di Pudel Pointer
Con un cucciolo di questa razza le prime cose da mettere in ordine sono tre, e nessuna delle tre è il seduto.
La prima è il richiamo, e va costruito da subito, in ambienti facili, prima che il naso diventi più interessante di te. In un cane da ferma il richiamo è la differenza fra una passeggiata in libertà e dieci anni di guinzaglio.
La seconda è l’abitudine ai rumori. Lo standard mette la paura dello sparo fra le squalifiche, ma la solidità di carattere è metà genetica e metà esperienze: un cucciolo va portato in città, al mercato, vicino ai cantieri, e va abituato con gradualità.
La terza è l’acqua, e va presentata bene. Un cucciolo di Pudel Pointer in acqua ci va quasi sempre da solo, ma non va mai buttato: si comincia da una riva bassa, d’estate, con un adulto sicuro che gli fa da esempio, e non si insiste mai.
Sul metodo, questa è una razza che risponde al rinforzo positivo e che si chiude con le maniere forti. Ha una dote che si chiama Haerte, durezza, che nel gergo venatorio tedesco indica la capacità di non mollare davanti a un lavoro difficile: è una durezza sul lavoro, non una durezza di carattere che vi autorizza a strattonarlo.
Un errore da non fare: non anticipare il lavoro. Un cucciolo di sei mesi non va portato a fare cerche lunghe, e un cane in crescita non va fatto correre dietro alla bicicletta. Le articolazioni si rovinano una volta sola.
Il riporto e il lavoro in acqua

Il riporto è la parte del mestiere in cui il ramo Pudel si vede meglio. Il Pointer cerca e ferma; il recupero della preda, in acqua e nel folto, è quello che il Pudel Pointer fa meglio di un cane da ferma inglese.
Nella foto: un fagiano comune, cioè la selvaggina tipica del lavoro in campo di questa razza.
Nelle prove tedesche il riporto non è un gioco: la HZP comprende il riporto in acqua e nel folto, e la VGP aggiunge il lavoro su pista di sangue, cioè il recupero dell’animale ferito. È il pezzo di mestiere che divide un cane da ferma da un cane completo.
Per chi non caccia, il riporto resta l’esercizio migliore che si possa fare con questo cane: mette insieme naso, autocontrollo e collaborazione, e si può fare ovunque con un dummy da addestramento.
Sull’acqua c’è poco da insegnare e molto da gestire. Il sottopelo fitto lo rende un cane che d’inverno entra in acqua fredda senza problemi, il che è un vantaggio in caccia e un rischio con un cane di famiglia: dopo il bagno vanno asciugate le orecchie, sempre.
Un ultimo consiglio pratico: insegna il fermo prima del riporto. Un cane che parte prima del comando è un cane che, in caccia, si mette nei guai, e in passeggiata attraversa la strada.
Gli errori più comuni con il Pudel Pointer
Gli errori con questa razza sono sempre gli stessi, e sono tutti di gestione.
Il primo è prenderlo senza lavoro. Un Pudel Pointer in appartamento, con due uscite al giorno e nessuna attività di naso, diventa un cane che rosicchia, che abbaia e che scappa. Non è un problema caratteriale, è un cane inutilizzato.
Il secondo è lasciarlo libero troppo presto, senza aver costruito il richiamo. Un cane da ferma che parte in cerca a trecento metri non è disobbediente: sta facendo il suo mestiere, e tu non gli hai insegnato che c’è un limite.
Il terzo è usare la forza. Con un cane che vuole collaborare, l’unica cosa che si ottiene con i metodi coercitivi è un cane che si spegne.
Il quarto è tenerlo in box. Ha vissuto secoli all’aperto, ma è un cane che ha bisogno di stare con il suo umano: il box lo rende un cane triste, e il cane triste non lavora.
Il quinto è saltare i controlli dopo il lavoro. Orecchie, dita, ascelle, occhi: cinque minuti dopo ogni uscita nei campi risolvono l’ottanta per cento dei problemi veterinari di questa razza.
Le attività adatte al Pudel Pointer
Se andate a caccia, la risposta è ovvia. Se non ci andate, la lista di sostituti è più lunga di quanto si creda, e sono tutte attività che sfruttano quello per cui il cane è stato fatto.

