Addestramento ed educazione del Prazsky Krysarik
Due chili e mezzo di cane che vanno educati come un cane
Con le razze minuscole il problema quasi mai è il cane: è che nessuno lo educa. Il Pražský Krysařík è gentile, curioso e affettuoso, e imparerebbe volentieri se qualcuno glielo chiedesse.
In questa pagina: come si imposta il lavoro, la socializzazione, il naso, quanto movimento serve e gli errori tipici.
Sommario
Come si addestra un Pražský Krysařík

Lo standard lo descrive gentile, curioso e affettuoso, con nobiltà naturale e carattere. Tradotto: è un cane collaborativo che però non è un peluche, e se le regole non ci sono se le fa da sé.
La regola numero uno è la stessa di tutte le razze toy: le stesse regole di un cane grande. Se non salta addosso un Pastore Tedesco, non salta addosso nemmeno un cane da due chili e mezzo.
Il metodo è il rinforzo positivo con premi piccolissimi. Su un cane da 2,6 chili anche cinque bocconcini in più al giorno si vedono sulla bilancia: si usano pezzi grandi come un chicco di riso.
Le sessioni devono essere brevissime, perché la parola dello standard è curioso: questo cane si accende in fretta e si distrae altrettanto in fretta.
La curiosità è anche lo strumento migliore. Un Pražský Krysařík lavora volentieri se quello che gli chiedi è interessante, e smette appena diventa una ripetizione.
Il richiamo si costruisce come sempre, con una nota pratica in più: un cane alto venti centimetri si perde di vista in un prato con l’erba alta, e in mezzo alla gente è invisibile. Non è una questione di obbedienza, è una questione di sicurezza.
Sulla pettorina non c’è discussione: collo sottile e cane leggero, il collare non è una buona idea.
La socializzazione e il rischio di viziarlo

Lo standard dice che è per natura un po’ riservato con gli estranei, e mette la timidezza eccessiva fra le squalifiche. Fra quelle due righe c’è tutto il lavoro dei primi mesi.
Riservato significa che il cane guarda, valuta e non si butta addosso agli sconosciuti. È normale e non va corretto.
Timido significa che ha paura, e in un cane da due chili e mezzo la paura porta quasi sempre allo stesso posto: al ringhio, perché è l’unica arma che ha.
La socializzazione serve a tenere il primo e a evitare il secondo, e va fatta nei primi dodici mesi: persone diverse, superfici, rumori, cani equilibrati, strada e casa. Con calma e senza spingerlo addosso a nessuno.
L’errore che rovina più cani di questa taglia è prenderlo in braccio ogni volta che succede qualcosa. Il messaggio che arriva è chiaro: il mondo è pericoloso e tu lo sai.
Con gli altri cani serve buon senso. Un Pražský Krysařík deve imparare a stare con i cani, ma va protetto dagli incontri sbagliati: due chili e mezzo non hanno margine di errore contro un cane grande che gioca pesante.
E poi c’è la parte più difficile, che riguarda voi: un cane così piccolo va trattato da cane. Lasciarlo camminare, farlo scendere dal divano da solo quando è sicuro, chiedergli le cose. Un toy portato sempre in braccio non impara niente e non è nemmeno più felice.
Di quanto movimento ha bisogno
Meno di quanto serve a un cane grande, ma non zero. Un’ora al giorno divisa in più uscite, più qualcosa da fare con la testa, è la misura giusta.
Lo standard lo definisce veloce, con un buon movimento e un’andatura sicura, e chiede un trotto che copra terreno. Non è un cane statico: gli piace muoversi.
La cosa che rende di più è il naso. Questa razza ha un olfatto che lo standard nomina esplicitamente nei cenni storici, e i giochi di ricerca olfattiva in casa o in giardino la stancano più di una passeggiata.
La rally obedience e i giochi di attivazione mentale funzionano benissimo e non chiedono sforzo fisico.
L’agility in categoria mini è possibile e ci sono soggetti che ci vanno bene, ma con una cautela vera: su un cane da 2,6 chili i salti vanno dosati e la rotula va controllata prima.
Da evitare in ogni caso: i salti dal divano e dalla macchina, che sono la causa più comune di infortuni in queste taglie. Una rampa o un gradino risolvono.
E d’inverno serve il cappottino: poca massa e pelo corto significano che il freddo arriva subito.
Gli errori tipici con questa razza
Il primo è non educarlo perché è minuscolo. È l’errore che rovina tutte le razze toy, e in una razza con nobiltà naturale e carattere si vede prima.
Il secondo è prenderlo in braccio a ogni imprevisto. Insegna al cane che il mondo è un problema.
Il terzo è il collare al posto della pettorina, su un collo così.
Il quarto è lasciarlo saltare da divani e sedie. Due chili e mezzo che atterrano male si fanno male sul serio.
Il quinto è esagerare con i premi. In un cane da 2,6 chili, duecento grammi in più sono l’equivalente di diversi chili su una persona.
Il sesto è saltare la socializzazione perché il cucciolo sta comodo in borsa. La prudenza verso gli estranei è nello standard: se non la si gestisce da cucciolo, a un anno è diventata paura.

