Allevamento del Posavski Gonic
Settecentoquarantasei cuccioli in dieci anni, e un solo affisso
Con questa razza i numeri italiani vanno letti al contrario di come ci si aspetterebbe. Le API dell’ENCI, sul codice 154, registrano 746 cuccioli in dieci anni ma soltanto un affisso.
In questa pagina: cosa significa quel dato, quanto costa un cucciolo, cosa chiedere e cosa guardare in una cucciolata.
Sommario
Quanto costa un cucciolo di Posavski Gonič

Un cucciolo con pedigree costa fra i 400 e gli 800 euro. Sono prezzi da cane da caccia, ed è coerente con quello che questa razza è in Italia.
I numeri: 52 cuccioli nel 2015, 90 nel 2016, il picco di 111 nel 2021, 73 nel 2024. Una media di circa settantacinque all’anno, che per una razza che quasi nessuno conosce è un dato fuori scala.
Il secondo numero è quello che spiega il primo: gli affissi registrati sono uno, in provincia di Nuoro. Tutto il resto nasce da cacciatori che allevano i propri cani.
Non è di per sé un male, e in una razza riconosciuta con prova di lavoro il criterio di selezione è quello giusto. Ma cambia le domande da fare, perché il controllo che in una razza da esposizione fa l’allevatore, qui lo devi fare tu.
L’attesa, per una volta, è breve: con questi numeri i cuccioli si trovano nel giro di poche settimane, soprattutto nelle zone dove si caccia il cinghiale con i segugi.
Il primo anno costa fra i 600 e i 900 euro fra vaccinazioni, microchip, sverminazioni ed eventuale sterilizzazione, e poi il mantenimento si assesta sui 70-100 euro al mese.
La toelettatura non esiste: pelo duro di due o tre centimetri, un guanto di gomma quando serve. Quello che va messo in calendario è il controllo settimanale delle orecchie.
Cosa chiedere e cosa guardare in una cucciolata

In una razza allevata quasi solo da cacciatori le domande sono un po’ diverse dal solito, e la prima è sempre la stessa.
La prima è il pedigree. Con 746 nascite registrate in dieci anni non c’è nessuna ragione per accontentarsi di un cucciolo senza documenti: i cani con pedigree ci sono.
La seconda sono i risultati di lavoro dei genitori. La razza è riconosciuta con prova di lavoro, e in Italia le prove per segugi si fanno. Un genitore con dei risultati vale più di dieci parole.
La terza sono le lastre ufficiali di anche e gomiti, e la quarta è uno sguardo dal vivo alle palpebre dei riproduttori, perché lo standard chiede palpebre non lasse e senza entropion o ectropion.
Sul cucciolo, il primo controllo sono le marcature bianche, e in questa razza è un controllo vero: devono esserci sulla testa (mai sulle orecchie), sul collo come collare, sull’avampetto, sul ventre, sui piedi e sulla punta della coda. Le marcature mancanti sono un difetto, e un cucciolo completamente unicolore è fuori standard.
Il secondo è il colore di fondo: rosso frumento, mai marrone scuro o cioccolato, e senza tracce di grigio o di nero, che squalificano perché sono il segno di un terzo colore.
Il terzo sono gli occhi, che devono essere marrone scuro: quelli blu sono una squalifica.
Il quarto è il formato: il cane deve essere più lungo che alto. Un soggetto quadrato, o peggio a zampe corte, è squalificato dallo standard.
E l’ultima domanda è per te: puoi gestire la voce e dare a questo cane un lavoro di naso tutti i giorni? Se sì, è uno dei segugi più equilibrati e più facili che si possano avere.

