Addestramento ed educazione del Poitevin
Un cane da muta: cosa significa, prima di prenderne uno
Con il Poitevin la parte più utile di una pagina di addestramento non è come si insegna il seduto: è capire che questo cane è stato costruito per vivere e lavorare in gruppo, e che fuori da lì cambia tutto.
In questa pagina: cosa vuol dire cane da muta, il richiamo, la voce, quanto movimento serve e gli errori tipici.
Sommario
Cosa vuol dire cane da muta

Le fonti di razza sono concordi su un punto e conviene metterlo per primo: il Poitevin non si adatta bene fuori dal contesto della muta. Non è un difetto, è una conseguenza di trecento anni di selezione.
Un cane da muta cresce in un canile di equipaggio, insieme a decine di altri cani, e il suo rapporto con l’uomo passa dal lavoro e non dalla convivenza domestica. Il punto di riferimento non sei voi: è il gruppo.
Questo ha due conseguenze opposte. La prima, positiva: con gli altri cani il Poitevin è di una facilità disarmante, perché la vita in branco è la sua normalità.
La seconda, meno comoda: preso da solo, in una casa, è un cane riservato che non cerca il contatto come lo cerca un Labrador e che può sembrare distante. Non lo è: è semplicemente fuori contesto.
Se comunque vuoi prenderne uno fuori dalla vénerie, la prima regola è: non da solo. Un secondo cane cambia completamente la vita di un Poitevin, e non è un lusso.
La seconda è la gradualità. Un cucciolo che viene da un canile di equipaggio non ha mai visto una casa, un ascensore o una macchina da vicino, e va abituato con calma.
Il metodo è il rinforzo positivo, come sempre, con sessioni brevi. È un cane intelligente e collaborativo quando capisce cosa vuoi, ma non è un cane che lavora per compiacervi.
Il richiamo, il naso e la voce

Le tre cose che con questa razza vanno guardate in faccia prima di prenderla, e non dopo.
Il richiamo: si costruisce da cucciolo, si paga bene, si allena per tutta la vita. E davanti a una pista fresca perde. Un cane selezionato per seguire un lupo per ore, quando aggancia una traccia, non sta più nel tuo mondo.
La conseguenza pratica è la stessa di tutti i segugi da fondo, moltiplicata per la distanza che questo cane può coprire: longhina nei primi mesi e GPS sul collare in campagna aperta. Un Poitevin che parte fa chilometri, non metri.
Il naso è la sua qualità migliore e va usato. Anche per un cane che non caccia, la ricerca olfattiva e la pista di sangue sono l’unico modo sensato per dargli un lavoro vero.
La voce è la terza. Un segugio da grande caccia dà voce sulla traccia perché il conduttore, a cavallo e lontano, deve sapere dove è la muta. Si sente da centinaia di metri, e nessun addestramento la elimina.
Chi vive in un posto dove la voce di un cane grande è un problema deve semplicemente scegliere un’altra razza. Non c’è nulla di male a dirlo: è la cosa più utile che possiamo scrivere.
Con gli estranei il Poitevin è riservato ma non aggressivo, e lo standard mette l’aggressività fra le squalifiche. Non è un cane da guardia e non finge di esserlo.
Di quanto movimento ha bisogno
Molto, e non è una formula di cortesia. Questo è un cane costruito per galoppare per ore dietro a una traccia, in un bosco, con un cavaliere che lo segue. Il minimo sindacale sono due o tre ore al giorno, e restano un minimo.
La corsa in un’area sicura è la cosa che gli serve di più. Passeggiare al guinzaglio, per un cane con questa struttura, è come camminare in corsia per un maratoneta.
La pista di sangue e il mantrailing sono le discipline che meglio sostituiscono la caccia: usano il naso, la testa e la costanza, che sono esattamente le tre cose per cui è stato selezionato.
La nose work funziona come integrazione quotidiana e ha il vantaggio di poter essere fatta ovunque.
Il dog trekking gli si adatta perfettamente: è un cane da distanza e da terreni difficili, e lo standard lo dice apertamente quando parla di passare bene attraverso il sottobosco.
Da evitare: l’agility e tutto quello che chiede scatti e salti ripetuti. Non è la sua struttura, e nel primo anno di vita è anche un rischio.
Un’ultima cosa: questo cane sta bene fuori. Ha il pelo corto e non è un cane da climi rigidi senza riparo, ma la vita all’aperto con un ricovero asciutto è più vicina alla sua natura di un divano.
Gli errori tipici con questa razza
Il primo, e da solo vale tutti gli altri, è prenderlo da solo pensando di farne un cane di famiglia. Un Poitevin senza gruppo e senza lavoro è un cane fuori posto.
Il secondo è fidarsi del richiamo. Con la distanza che copre questo cane, la longhina e il GPS non sono prudenza eccessiva.
Il terzo è sottovalutare la voce. È scritto nel mestiere.
Il quarto è non usare il naso. Un segugio da grande caccia senza lavoro olfattivo è un cane svuotato, e in casa si vede.
Il quinto è trascurare le orecchie: pelle fine, padiglioni pendenti e sottobosco sono una combinazione che chiede un controllo settimanale.
Il sesto è tenerlo fermo. Fra tutte le razze del sito, questa è forse quella in cui la mancanza di movimento pesa di più.

