Carattere e descrizione del Petit Bleu de Gascogne
Il segugio blu di Guascogna: taglia, manto, voce, carattere e salute
Il Petit Bleu de Gascogne ha un nome che inganna due volte. Non è piccolo, perché arriva a 58 cm, e non è blu, perché il blu è un effetto ottico: il manto è picchiettato di nero su bianco, e da lontano sembra ardesia.
In questa pagina: com’è fatto, come funziona quel mantello, la voce che lo rende famoso, il carattere, la salute e a chi è adatto.
Sommario
Il Petit Bleu de Gascogne in breve
Razza francese, gruppo 6 sezione 1.2 (segugi di taglia media), standard FCI 31, con prova di lavoro. Altezza 52-58 cm nei maschi e 50-56 nelle femmine; il peso lo standard non lo fissa, e le fonti di razza indicano 20-25 kg. Manto corto, picchiettato di nero su bianco con effetto blu ardesia e focature sopra gli occhi. La sua selvaggina preferita è la lepre. In Italia sono nati 1.527 cuccioli in dieci anni: qui la razza si usa.
Com’è fatto un Petit Bleu de Gascogne

È un segugio di taglia media: 52-58 cm nei maschi e 50-56 nelle femmine. Lo standard non fissa il peso, e le fonti di razza lo mettono attorno ai 20-25 chili.
La parola che lo standard usa per l’aspetto generale è distinto, e non è casuale: questo è un segugio asciutto, elegante, senza niente di pesante addosso.
Il cranio è appena bombato, senza larghezza eccessiva, e visto dall’alto la parte posteriore ha una leggera forma ogivale. Il muso è lungo quanto il cranio, con la canna nasale spesso leggermente arcuata.
Le orecchie hanno una prescrizione che si misura: sono sottili, arrotolate su se stesse e devono arrivare almeno alla punta del tartufo. Orecchie corte, attaccate alte o poco arrotolate sono difetti.
Il collo è di buona lunghezza con una leggera giogaia, e il petto è lungo e disceso fino ai gomiti: è il torace di un cane che deve respirare per ore.
La coda è sottile, arriva alla punta del garretto ed è portata fieramente a sciabola. Nei segugi la coda è anche un segnale: quando lavorano si vede da lì.
I piedi sono ovali, con le dita asciutte e serrate e – dettaglio che lo standard specifica – cuscinetti e unghie neri.
L’andatura è regolare e facile. Non è un cane veloce: è un cane che non si ferma.
Il manto blu del Petit Bleu de Gascogne
Il blu di questa razza non esiste come pigmento. Il manto è interamente picchiettato (nero e bianco), e la picchiettatura fitta, vista a distanza, dà un effetto di colore blu ardesia. È scritto proprio così nello standard.
Su quel fondo possono esserci macchie nere più o meno estese, oppure no. Ma è sulla testa che il disegno diventa un tratto di razza.
Le due macchie nere stanno ai lati della testa, coprono le orecchie, circondano gli occhi e si fermano alle guance. E qui viene il dettaglio: non si toccano sopra il cranio. Lasciano in mezzo uno spazio bianco, e in quello spazio compare spesso una piccola macchia nera ovale che lo standard definisce tipica della razza.
Sopra le arcate sopracciliari ci sono due focature più o meno accese, e sono loro a dare quello che i francesi chiamano l’effetto quatreoeuillé: il quattr’occhi. Da lontano sembra che il cane abbia due paia di occhi.
Altre tracce di focato stanno su guance, labbra, faccia interna delle orecchie, sugli arti e sotto la coda.
C’è poi una cosa che quasi nessuno guarda e che lo standard prescrive: anche la pelle è pigmentata. Deve essere nera o fortemente marmorizzata di nero, e mai completamente bianca. Le mucose sono nere.
Qualunque altro mantello è squalificante. Non esistono Petit Bleu fulvi, tricolori nel senso classico o bianchi.
Il carattere del Petit Bleu de Gascogne

Lo standard lo descrive in tre righe, e ogni parola conta: naso fine, concentrato nel suo modo di cacciare, dotato di una bella voce; lavora bene in muta. Carattere calmo e affettuoso. Obbedisce facilmente agli ordini.
Partiamo dalla frase che chi vive in un condominio deve leggere due volte: dotato di una bella voce. Nel linguaggio dei segugi, bella voce significa una voce potente, profonda e modulata, che si sente da lontano. È una qualità di lavoro, ed è anche il motivo per cui questa razza non è un cane da appartamento in centro.
Lavora bene in muta è l’altra frase pratica: questo cane è selezionato per stare con altri cani, e con i simili va d’accordo senza doverci lavorare troppo. È una differenza enorme rispetto a molte razze da guardia o da difesa.
Calmo e affettuoso descrive il cane fuori dal lavoro, ed è vero: a casa un Petit Bleu è un cane tranquillo, che dorme e sta con la famiglia. La confusione nasce perché la gente lo vede in caccia e pensa che sia sempre così.
Obbedisce facilmente agli ordini è una frase rara in uno standard di segugio, e va presa per quello che è: significa che collabora, non che il richiamo funzioni con il naso a terra su una pista fresca. Quello è un altro discorso.
Concentrato nel suo modo di cacciare è il rovescio: quando è sulla traccia, il mondo intorno sparisce. Non è disobbedienza, è mestiere, ed è il motivo per cui la longhina nei primi mesi non è facoltativa.
La timidezza è fra i difetti elencati dallo standard, e nella forma accentuata diventa squalificante insieme all’aggressività.
Quanto vive un Petit Bleu de Gascogne e di cosa si ammala
Su questa razza non esistono studi sanitari pubblicati. In media vive 12-14 anni, e i cani da lavoro tenuti bene ci arrivano.
Il punto debole numero uno sono le orecchie. Sono lunghi, arrotolati e pendenti, e coprono completamente il condotto: in un cane che passa la giornata nell’erba alta e nel sottobosco, le otiti sono la casistica più frequente in assoluto. Controllo settimanale, e sempre dopo un’uscita in bosco.
Il secondo sono i forasacchi. Fra maggio e luglio entrano nelle orecchie, fra le dita, nel naso e negli occhi, e in un segugio che lavora nell’erba secca sono un problema serio: il controllo completo dopo ogni uscita è l’unica prevenzione che funziona.
Il terzo sono i cuscinetti. Un cane che lavora ore su terreni duri li consuma, e le ferite plantari sono comuni: si guardano i piedi tutte le volte.
Poi ci sono le cautele generali dei cani di questa taglia: lastre ufficiali di anche e gomiti dei riproduttori e attenzione alla torsione dello stomaco, con pasti divisi e niente lavoro nell’ora prima e nell’ora dopo il pasto.
E ci sono le zecche, con quello che portano. Un antiparassitario continuo, da marzo a novembre, non è una spesa opzionale in un cane che vive in campagna.
Fuori dal lavoro il rischio principale è l’opposto: un segugio tenuto fermo ingrassa, e un segugio grasso ha problemi articolari.
A chi è adatto il Petit Bleu de Gascogne
È adatto ai cacciatori, prima di tutto, e in Italia è esattamente questo: uno dei segugi più usati sulla lepre e sul cinghiale.
È adatto a chi ha spazio, tempo e – lo diciamo senza giri di parole – vicini lontani. La voce di questa razza è una qualità di lavoro e un problema di convivenza urbana.
È adatto a chi ha altri cani: lo standard dice che lavora bene in muta, e con i simili convive meglio della media.
È adatto a chi vuole un cane calmo in casa. Fuori dal lavoro il Petit Bleu è tranquillo e affettuoso, e questa parte sorprende chi lo conosce solo come cane da caccia.
Non è adatto a chi vive in appartamento in città e sta fuori tutto il giorno. Non è una questione di metri quadri: è la voce, e sono le due-tre ore di movimento e naso che questo cane chiede tutti i giorni.
Non è adatto a chi vuole un cane da guardia: è socievole con tutti, estranei compresi.
E non è adatto a chi pensa di poterlo sciogliere ovunque contando sul richiamo. Il richiamo si costruisce, ma su una pista fresca il naso vince quasi sempre.




