Addestramento ed educazione del Parson Russell Terrier
Come si gestisce un terrier da tana in una casa normale
Il Parson è sveglio, veloce e con una capacità di concentrazione che stupisce. Il problema non è insegnargli le cose: è che se non gliele insegni tu, le impara da solo. In questa pagina trovi come impostare i primi mesi, come si gestiscono lo scavo e il predatorio e quali sport lo appagano.
Sommario
Come si educa un Parson Russell Terrier

È un cane intelligentissimo e velocissimo, e questo cambia il modo di lavorarci: capisce prima di te cosa sta per succedere, e agisce.
Funzionano il cibo e soprattutto il gioco: per un terrier il movimento è la ricompensa migliore che esista. Le sessioni vanno tenute corte e veloci, perché il ritmo lento lo fa scollegare.
I metodi duri sono controproducenti: un terrier non si intimidisce, si irrigidisce e diventa più ostinato. Con la chiarezza e la coerenza si ottiene tutto.
L’esercizio più importante da costruire è il richiamo, e va costruito bene, perché quando il Parson parte dietro qualcosa è già a cinquanta metri. Non è disobbedienza: è la razza.
Il secondo è l’autocontrollo. Un terrier passa da zero a cento in un istante, e il lavoro vero non è farlo partire ma insegnargli a fermarsi: aspettare, stare sul posto, gestire la frustrazione.
La socializzazione nei primi mesi conta molto, soprattutto con gli altri cani. È un cane fiducioso che non ha paura di nessuno, e senza esperienze positive da giovane questa sicurezza diventa un problema al parco.
Lo scavo, il predatorio e l’abbaio

Tre comportamenti che in questa razza non sono difetti: sono il mestiere che esce fuori in salotto.
Lo scavo è il primo. Lo standard descrive un cane con l’abilità e l’adattabilità a muoversi in tana, e un cane così scava. La strada che funziona non è vietarlo ma dargli un posto dove farlo: una zona del giardino, una vasca con la sabbia, un contenitore con dei giochi nascosti.
Il predatorio è il secondo, ed è il più delicato. Il Parson è stato selezionato per cacciare, e gatti, lucertole, uccelli e piccoli roditori attivano un programma che non si spegne. Si gestisce con il richiamo, con il guinzaglio nei posti giusti e con giochi che sfoghino quella spinta in modo legittimo, come il tira e molla o il lancio di un gioco.
L’abbaio è il terzo. I terrier abbaiano, ed è il loro modo di partecipare al mondo. Non si toglie: si insegna lo stop, si premia il silenzio e soprattutto si riduce la noia, che è la vera causa dell’abbaio continuo.
Con i piccoli animali di casa vale una regola onesta: si può lavorare sulla convivenza, ma non si lascia mai un Parson da solo con un coniglio o un criceto. Non è sfiducia verso il cane, è realismo sulla sua genetica.
Un’ultima cosa che riguarda i gatti: un Parson cresciuto con il gatto di casa in genere lo accetta perfettamente. Il problema sono i gatti degli altri, che corrono.
Che attività fare con un Parson Russell Terrier

Se c’è una razza fatta apposta per gli sport cinofili, è questa. Il Parson è veloce, agile, resistente e motivato, e nelle discipline dove contano il ritmo e la testa dà il meglio.
L’agility è lo sport più naturale per lui: nella categoria small è uno dei cani più competitivi in assoluto, e soprattutto è un’attività che lo appaga.
Funzionano benissimo anche le discipline di naso: nose work, ricerca olfattiva e mantrailing. Un terrier da tana lavora di olfatto, e queste attività stancano più di un’ora di corsa.
Il rally obedience e la dog dance sfruttano la sua velocità di apprendimento, e c’è chi lo porta anche al disc dog, dove la sua esplosività trova uno sfogo perfetto.
Esistono infine le prove in tana su percorsi artificiali, che sono l’attività per cui la razza esiste. Non sono diffuse ovunque, ma dove ci sono valgono più di qualsiasi altra cosa.
Il fabbisogno quotidiano realistico è di almeno un’ora e mezza fra movimento e attività, tutti i giorni. E soprattutto serve lavoro di testa: un Parson stanco nelle zampe ma non nella testa è ancora un Parson che alle nove di sera cerca qualcosa da fare.
Sul pelo, infine: quello duro va strippato a mano una o due volte l’anno, mai tagliato con le forbici, perché la macchinetta lo fa ricrescere morbido e gli toglie la protezione dalle intemperie. Quello liscio non chiede praticamente nulla.

