Storia ed origine del Mastino Tibetano
Dal tetto del mondo alle aste milionarie: la storia del guardiano più antico
Il Mastino Tibetano non è una razza come le altre: è uno dei cani più antichi che esistano, un guardiano nato sul tetto del mondo che ha attraversato i millenni quasi immutato. In questa pagina trovi la sua storia vera: il significato del nome Do-Khyi, il ruolo di guardiano dell’Himalaya, cosa dice il DNA sulle sue origini remote, l’arrivo in Occidente e il riconoscimento FCI, fino alla stagione recente in cui è diventato il cane più costoso del mondo.
Sommario
Do-Khyi: il cane da legare
Nella sua terra d’origine il Mastino Tibetano si chiama Do-Khyi, che si traduce all’incirca come cane da legare o cane da tenere alla catena. Non è un dettaglio poetico: racconta il mestiere del cane. Di giorno veniva tenuto legato vicino agli accampamenti e ai villaggi, di notte lasciato libero di pattugliare e difendere il territorio. Il nome, in sostanza, descrive un guardiano tanto potente da doverlo trattenere. In italiano lo si trova anche come mastino del Tibet o mastino himalayano, e molti lo cercano come pastore tibetano, anche se il suo lavoro non era condurre il gregge ma proteggerlo.
Il guardiano dell’Himalaya
Per secoli il Mastino Tibetano è stato il cane dei nomadi dell’altopiano tibetano e dei monaci dei monasteri buddhisti. Il suo compito era enorme: difendere greggi di yak e pecore, tende, villaggi e templi dai predatori dell’Himalaya, dai lupi ai leopardi delle nevi, e dai ladri. Lo faceva in condizioni durissime, a migliaia di metri di quota, con temperature glaciali, contando solo sulla propria mole, sul manto foltissimo e su un istinto di guardia fuori scala.
È questo isolamento a spiegare il suo carattere di oggi. Un cane che lavorava da solo, di notte, senza un padrone che gli dicesse cosa fare, ha sviluppato quell’indipendenza e quella capacità di decidere in autonomia che ancora oggi lo distinguono. La leggenda locale vuole che nei mastini tibetani si reincarnino le anime dei monaci, e non è difficile capire da dove nasca tanto rispetto per questo cane.
Un cane antichissimo: cosa dice il DNA
Le origini del Mastino Tibetano si perdono nella notte dei tempi, e la genetica moderna lo conferma. Alcuni studi di genomica hanno stabilito che la linea del Mastino Tibetano si è separata da quella del lupo grigio circa 58.000 anni fa, molto prima rispetto alla maggior parte delle altre razze, che divergono attorno ai 42.000 anni. In altre parole, è un cane vicino alla radice dell’albero canino.
Non solo: la sua eredità genetica si ritrova in diversi grandi cani da montagna europei, dal San Bernardo al Bovaro del Bernese fino al Leonberger. Molti studiosi lo considerano una sorta di capostipite dei molossi da montagna, il cane da cui, viaggiando lungo le rotte commerciali, sarebbero discese diverse razze giganti che oggi conosciamo. Un antenato illustre, insomma, ancora vivo e vegeto.
L’arrivo in Occidente e il riconoscimento FCI
Per secoli il Mastino Tibetano è rimasto confinato al suo altopiano, praticamente sconosciuto al resto del mondo. I primi esemplari arrivano in Europa nell’Ottocento: uno dei più celebri fu donato alla regina Vittoria nel 1847, e più tardi altri soggetti contribuirono a far conoscere la razza in Inghilterra. Da lì cominciò, lentamente, la diffusione in Occidente e il lavoro di selezione dei primi allevatori.
Il riconoscimento ufficiale arriva nel Novecento: la FCI riconosce la razza in via definitiva nel 1961, inserendola nel Gruppo 2 (molossoidi di tipo montagna) con lo standard numero 230, tuttora sotto il nome internazionale di Do-Khyi. Oggi il Mastino Tibetano è allevato in tutto il mondo, Italia compresa, come cane da guardia e da compagnia per chi ne sa apprezzare, e gestire, il temperamento particolare.
Il cane più costoso del mondo
La storia recente del Mastino Tibetano ha un capitolo che ha fatto il giro del pianeta: per qualche anno è stato, letteralmente, il cane più costoso del mondo. È successo in Cina, dove la razza è diventata uno status symbol e la variante rossa un simbolo di ricchezza e buon auspicio.
Nel 2011 un industriale cinese comprò un cucciolo rosso di nome Hong Dong, cioè Big Splash, per circa 1,5 milioni di dollari. Nel 2014 il record venne battuto: un imprenditore immobiliare pagò 12 milioni di yuan, quasi 1,4 milioni di euro, per un esemplare di oltre 90 kg. Erano cifre da bolla speculativa, gonfiate dalla moda e destinate a sgonfiarsi, ma raccontano bene quanto questo cane sia stato mitizzato. In Italia, per fortuna, quella follia non è mai arrivata: un cucciolo qui costa una frazione di quelle cifre, come vedi nella pagina dedicata all’allevamento.

