Storia ed origine del Mastino Spagnolo

La Mesta, le cañadas reales, la carlanca e il ritorno del lupo

La storia del Mastino Spagnolo è la storia della transumanza spagnola. Lo standard FCI la racconta nella sua utilizzazione ufficiale, che è uno dei testi più belli di tutta la nomenclatura: accompagnava le greggi merinos ai tempi della Mesta, difendendole dai lupi, in tutte le stagioni e in tutti i luoghi.

In questa pagina: la Mesta e le vie della transumanza, la carlanca, il declino del Novecento e il lavoro che questo cane sta rifacendo oggi.

Sommario

La Mesta e le cañadas reales

Dipinto di Goya con due bambini e due mastini spagnoli

Nel 1273 nasce in Castiglia la Mesta, la potente associazione degli allevatori transumanti. Il mastino, a quell’epoca, era già il cane delle greggi: lo standard FCI lo dice esplicitamente, e lo mette nella sua utilizzazione ufficiale.

Nella foto: Ninos con mastines, dipinto di Goya. È una delle immagini storiche più note di questi cani.

La transumanza spagnola non era una passeggiata: le greggi di pecore merinos percorrevano centinaia di chilometri lungo le cañadas reales, le vie della transumanza che attraversano la penisola da nord a sud, e ci mettevano settimane.

In quel viaggio il cane aveva un compito solo: tenere lontani i lupi e gli altri predatori. Non condurre le pecore – quello lo facevano i pastori e altri cani – ma proteggerle.

Lo standard usa una formula da rileggere: il mastino accompagnava le greggi lungo tutto il loro viaggio da un luogo all’altro e sui pascoli, in tutte le stagioni e in tutti i luoghi. È la descrizione di un mestiere, non di una razza da esposizione.

E lo standard chiude al presente: oggi accompagna numerose greggi, stanziali o transumanti, compiendo il suo compito ancestrale.

La carlanca: il collare contro il lupo

Carlanca, il collare di ferro chiodato che protegge il collo del mastino dai lupi

Se c’è un oggetto che racconta il lavoro di questo cane meglio di qualsiasi descrizione, è la carlanca: un collare di ferro chiodato che i pastori mettevano al collo dei mastini.

Nella foto: una carlanca tradizionale.

Il motivo è brutalmente pratico: quando un lupo attacca un cane, mira alla gola. Il collare chiodato rende quel morso impossibile, e trasforma la parte più vulnerabile del cane in quella più pericolosa da toccare.

Il nome stesso lo dice: carlanca viene da carlanco, un vecchio modo spagnolo di chiamare il lupo.

Anche la conformazione del cane racconta la stessa storia: il collo con la pelle spessa e lasca e la doppia giogaia, che nello standard sono richieste esplicite, sono protezione naturale prima ancora che estetica.

E lo stesso vale per un dettaglio che oggi ci sembra crudele: nella tradizione pastorale i mastini venivano spesso scortati – orecchie tagliate – perché un orecchio pendente è una presa facile in una lotta. Lo standard FCI oggi mette le orecchie tagliate fra i difetti gravi, e fa bene.

Il declino e la ripresa

Manifesto della seconda esposizione nazionale canina di Leon del 1927 con un mastino

Alla fine dell’Ottocento la Mesta viene sciolta e la transumanza cambia. Con essa cambia il destino del cane: senza greggi da accompagnare, il mastino perde il suo lavoro e comincia a diradarsi.

Nella foto: il manifesto della seconda esposizione nazionale canina di Leon, del 1927, con un mastino al centro.

Il Novecento peggiora le cose: la meccanizzazione dell’agricoltura, lo spopolamento delle campagne e la guerra civile riducono ulteriormente il numero dei cani da lavoro.

La razza sopravvive dove il lavoro sopravvive: nelle zone di Leon, Zamora, Salamanca, Segovia e in Galizia, dove il lupo non è mai sparito del tutto e i pastori hanno continuato ad avere bisogno di un cane grande.

Lo standard FCI oggi in vigore porta la data del 26 maggio 1982.

La ripresa vera è recente e ha una causa precisa: il ritorno del lupo. In gran parte della Spagna il lupo è tornato a essere presente, e con lui è tornato il bisogno di cani da protezione del bestiame. Il Mastino Spagnolo è oggi il cane più usato per quel lavoro nella penisola iberica.

QuandoCosa succede
1273Nasce la Mesta, la grande associazione dei pastori transumanti castigliani
Per secoliIl mastino accompagna le greggi merinos lungo le cañadas reales
La carlancaIl collare di ferro chiodato che protegge il collo del cane dal lupo
Fine OttocentoCon la fine della Mesta comincia il declino della razza
1927La seconda esposizione nazionale canina di Leon mette il mastino in vetrina
Novecento e guerra civileLa popolazione si riduce ulteriormente
26 maggio 1982Data dello standard oggi in vigore
OggiIl ritorno del lupo in Spagna ha rimesso il mastino al suo lavoro
In Italia148 cuccioli in dieci anni e due affissi, entrambi nel Lazio

Il mastino al lavoro, oggi

Mastino Spagnolo da lavoro color crema in un pascolo della provincia di Zamora

C’è una differenza netta fra i mastini che si vedono in esposizione e quelli che lavorano nei pascoli, e ha senso raccontarla senza giri di parole.

Il mastino da lavoro è in genere più asciutto, più leggero e più agile: deve seguire il gregge, camminare tutto il giorno e reagire in fretta. Il mastino da esposizione tende a essere più massiccio, con più pelle, più giogaia e più peso.

Nessuna delle due cose è sbagliata in sé, ma chi cerca un cane da lavoro deve saperlo, e chi cerca un cane da compagnia deve sapere che un mastino da ottanta chili ha problemi articolari che un mastino da sessanta non ha.

In Spagna esistono associazioni che tengono viva la linea da lavoro, e nelle regioni dove il lupo è tornato i cani vengono ancora messi con le greggi da cuccioli, per crescere insieme alle pecore.

È il metodo di sempre e non ha alternative: un cane da guardiania si lega agli animali che deve proteggere nei primi mesi di vita. Non è un addestramento, è un imprinting.

Chi vuole capire questa razza, insomma, deve guardare i cani nei pascoli di Zamora e di Segovia prima che quelli sui ring.