Addestramento ed educazione del Mastino Spagnolo

Settanta chili che decidono da soli: cosa si insegna e cosa no

Il Mastino Spagnolo non è un cane da addestrare nel senso classico: è un cane da guardiania, selezionato per stare col gregge e decidere da solo. Lo standard lo descrive sicuro di sé e capace di dosare la propria forza.

In questa pagina: cosa si insegna, la gestione del territorio e degli estranei, la socializzazione, la crescita e gli errori tipici.

Sommario

Cosa si insegna a un cane da guardiania

Mastino Spagnolo da lavoro con la catena in un cortile in Castiglia

La guardia non si insegna: c’è già, ed è la parte più antica del suo repertorio. Quello che si insegna sono le regole di convivenza e la gestibilità, e in un cane da settanta chili la gestibilità è tutto.

Le basi vanno costruite da cucciolo, quando pesa dieci chili e non cinquanta: guinzaglio, camminare senza tirare, farsi toccare dappertutto, farsi visitare, salire in auto, stare fermo. Un mastino adulto che non si lascia gestire è un problema che non si risolve più con la forza.

Il richiamo si allena, ma con realismo: è un cane indipendente e lento a decidere, e non avrà mai la reattività di un cane da lavoro sportivo. Si lavora sulla relazione, non sull’obbedienza formale.

Il comando più utile è quello che interrompe: un segnale che dice lascia stare, costruito in situazioni facili molto prima che serva.

Quello che non funziona è la durezza. Con un cane consapevole della propria forza il metodo coercitivo è una pessima idea, e non solo per ragioni etiche.

E quello che non ha senso è pretendere velocità: questo cane valuta, poi agisce. Il ritardo non è disobbedienza.

Territorio, estranei e recinzione

Un cane da guardiania lavora sul territorio: definisce un’area e ci mette dentro quello che considera suo. Il tuo compito è rendere chiari i confini.

Una recinzione solida non serve solo a contenere il cane: serve a dirgli dove finisce la sua responsabilità. Un guardiano senza confini se li inventa, e li prende sempre più larghi di quanto vorreste.

Con gli estranei lo standard è esplicito: molto determinato. Chi arriva va sempre accompagnato e annunciato, mai lasciato entrare da solo. Corrieri, tecnici, letture del contatore: tutto va organizzato, e in una casa con molto passaggio questa razza è una scelta impegnativa.

La socializzazione nei primi mesi è la parte più importante di tutto il lavoro: persone diverse, situazioni diverse, rumori, altri cani. Non serve a rendere il mastino socievole con chiunque – non lo sarà – serve a renderlo equilibrato, e lo standard mette la timidezza eccessiva fra i difetti gravi esattamente per questo.

Con gli altri cani, in particolare fra maschi adulti, serve attenzione. Con il bestiame, invece, l’attitudine è quella giusta di serie: protegge, non insegue.

La crescita: il capitolo più delicato

Cucciolo di Mastino Spagnolo di sette settimane davanti a uno steccato

Un cane che arriverà a settanta chili si costruisce in due anni, e nei primi diciotto mesi si decide gran parte della sua salute articolare. È il capitolo in cui si fanno più danni, e quasi sempre in buona fede.

Niente esercizio forzato: niente corse dietro alla bicicletta, niente lanci ripetuti della pallina, niente scale fatte più volte al giorno. Il movimento dev’essere libero e autoregolato.

Niente salti: dal divano, dal bagagliaio, sugli ostacoli. Su un cucciolo di questa mole l’impatto sulle cartilagini è serio.

Alimentazione da cane gigante, con il giusto rapporto fra calcio e fosforo e senza sovralimentare: un cucciolo grasso che cresce in fretta è la ricetta migliore per i problemi articolari.

Peso sotto controllo per tutta la vita. In un cane così, ogni chilo di troppo si scarica sulle articolazioni.

E una regola che vale doppio in questa razza: le lastre ufficiali dei genitori vanno chieste prima di comprare, non dopo.

Movimento e vita quotidiana

Mastino Spagnolo accucciato accanto a un gregge di pecore latxa in montagna

Contrariamente a quello che la taglia suggerisce, il Mastino Spagnolo non ha bisogno di molta attività. Ha bisogno di spazio, di stare all’aperto e di avere qualcosa da sorvegliare.

Il fabbisogno tipico sono una o due camminate tranquille al giorno, più la possibilità di stare fuori. Un mastino passa la maggior parte del tempo sdraiato a guardare, e non è pigrizia: è il mestiere.

Le discipline sportive non fanno per lui, e per le articolazioni sarebbero anche una cattiva idea. Niente agility, niente corse, niente salti.

Quello che funziona sono le attività tranquille: passeggiate lunghe e lente, nose work e ricerca olfattiva, esercizi di attivazione mentale, e – in un cane adulto e sano – il fitness cinofilo con un istruttore, che aiuta le articolazioni invece di rovinarle.

E se hai animali da proteggere, l’attività migliore è quella: lasciarlo fare il suo lavoro.

Gli errori tipici con un Mastino Spagnolo

Il primo è prenderlo per la taglia. È un cane spettacolare, ma la spettacolarità dura un mese e la gestione dura dodici anni.

Il secondo è saltare la socializzazione perché tanto deve fare la guardia. È il contrario: un guardiano equilibrato è un guardiano socializzato.

Il terzo è strafare da cucciolo con movimento e salti, in un cane che cresce per due anni.

Il quarto è usare la forza con un cane che di forza ne ha molta più di te.

Il quinto è lasciarlo senza confini chiari e poi stupirsi che consideri suo anche il marciapiede davanti casa.

Il sesto è tenerlo in un contesto sbagliato: un mastino in un condominio o in una casa con decine di estranei al giorno non è un cane cattivo, è un cane in una situazione che non può gestire.