Storia ed origine del Lhasa Apso

Dal Tibet a Londra: il cane che i britannici chiamavano Lhasa Terrier

Il Lhasa Apso porta il nome della capitale del Tibet e ha un aspetto costruito dall’altopiano: il pelo, la taglia, la robustezza. In questa pagina trovi da dove viene, come è arrivato in Occidente e perché per anni in Gran Bretagna lo hanno confuso con un’altra razza.

Sommario

Il cane dell’altopiano tibetano

Lhasa Apso grigio scuro su un ring

Lo standard FCI indica come origine il Tibet, con patronato britannico, e colloca la razza nel gruppo dei cani del Tibet, insieme al Tibetan Terrier, al Tibetan Spaniel e allo Shih Tzu.

La parte storica del documento è insolitamente pratica e spiega la razza meglio di qualsiasi leggenda: proviene dal Tibet dove molti vivono ad alte altitudini ed il clima può essere rigido. Il Lhasa Apso deve essere un cane piccolo e robusto per sopportare queste condizioni, e questa resistenza ha avuto una grande influenza sulla sua evoluzione.

Da lì viene tutto: il pelo lungo e duro con il sottopelo, che funziona da isolante d’inverno, e il famoso ciuffo sugli occhi, che lo protegge dal vento, dalla polvere e dai riverberi di luce sulla neve.

Il nome dice il resto: Lhasa è la capitale del Tibet. Nella tradizione il Lhasa Apso viveva nei monasteri e nelle case dei nobili come cane sentinella d’interno, quello che avvisava chi stava dentro, mentre fuori c’era il Mastino Tibetano. È una divisione dei ruoli che si sente ancora oggi nel suo carattere.

QuandoCosa succede
In TibetVive ad alte altitudini, con un clima rigido che ne ha formato il pelo
Inizi del 1920I primi Apso arrivano in Gran Bretagna
Poco dopoVengono esposti a Londra come Lhasa Terriers, confusi con gli altri cani orientali
Più tardiSi distingue l’Apso dal Tibetan Terrier, che si pensa sia un suo antenato
1933Nasce il club di razza britannico
18.03.2015Data dello standard FCI oggi in vigore

Da Lhasa a Londra, e la confusione dei Lhasa Terrier

Due Lhasa Apso in una immagine del 1915

Lo standard racconta l’arrivo in Occidente con la precisione di un verbale: i primi Apso arrivarono in Gran Bretagna agli inizi del 1920 e furono esposti a Londra poco dopo.

E prosegue con la parte più interessante: quando apparvero per la prima volta in Gran Bretagna furono confusi con altri cani orientali dal pelo lungo e tutti furono etichettati come Lhasa Terriers.

Era un’etichetta sbagliata due volte: non venivano tutti da Lhasa e soprattutto non erano terrier. Ma per qualche anno, negli anni Venti, sotto quel nome finirono cani che oggi appartengono a razze diverse.

La distinzione arriva dopo: più tardi fu fatta una distinzione, specialmente fra l’Apso ed il Tibetan Terrier, che si pensa essere stato un antenato dell’Apso. Nel 1933 nasce il club di razza britannico, e da lì la strada è quella di una razza riconosciuta.

È anche il motivo per cui il patronato della razza, cioè il paese che ne cura lo standard presso la FCI, è la Gran Bretagna e non il Tibet: la selezione moderna e i libri genealogici sono nati lì.

Il Lhasa Apso oggi, in Italia

In Italia il Lhasa Apso è una razza piccola e stabile: fra il 2015 e il 2024 l’ENCI ha registrato 1.592 cuccioli, con numeri che oscillano fra i 130 e i 196 all’anno senza mai esplodere né crollare.

Il massimo è stato nel 2020, con 196 cuccioli; nel 2024 ne sono stati registrati 144. È una razza che non è mai diventata una moda, e per un cane questo di solito è una buona notizia.

Il numero che sorprende è un altro: gli allevamenti con affisso ENCI dedicati alla razza sono sette in tutta Italia, quattro nel Lazio, due in Veneto e uno in Lombardia.

Vuol dire due cose. La prima è che per un cucciolo con pedigree bisogna mettere in conto un viaggio e un’attesa. La seconda è che moltissimi Lhasa che si vedono in giro arrivano da fuori canale, e con una razza che ha un problema renale ereditario non è un dettaglio.

Nella pagina sull’allevamento trovi i prezzi e la lista delle cose da chiedere.