Storia ed origine del Lhasa Apso
Dal Tibet a Londra: il cane che i britannici chiamavano Lhasa Terrier
Il Lhasa Apso porta il nome della capitale del Tibet e ha un aspetto costruito dall’altopiano: il pelo, la taglia, la robustezza. In questa pagina trovi da dove viene, come è arrivato in Occidente e perché per anni in Gran Bretagna lo hanno confuso con un’altra razza.
Sommario
Il cane dell’altopiano tibetano

Lo standard FCI indica come origine il Tibet, con patronato britannico, e colloca la razza nel gruppo dei cani del Tibet, insieme al Tibetan Terrier, al Tibetan Spaniel e allo Shih Tzu.
La parte storica del documento è insolitamente pratica e spiega la razza meglio di qualsiasi leggenda: proviene dal Tibet dove molti vivono ad alte altitudini ed il clima può essere rigido. Il Lhasa Apso deve essere un cane piccolo e robusto per sopportare queste condizioni, e questa resistenza ha avuto una grande influenza sulla sua evoluzione.
Da lì viene tutto: il pelo lungo e duro con il sottopelo, che funziona da isolante d’inverno, e il famoso ciuffo sugli occhi, che lo protegge dal vento, dalla polvere e dai riverberi di luce sulla neve.
Il nome dice il resto: Lhasa è la capitale del Tibet. Nella tradizione il Lhasa Apso viveva nei monasteri e nelle case dei nobili come cane sentinella d’interno, quello che avvisava chi stava dentro, mentre fuori c’era il Mastino Tibetano. È una divisione dei ruoli che si sente ancora oggi nel suo carattere.
Da Lhasa a Londra, e la confusione dei Lhasa Terrier

Lo standard racconta l’arrivo in Occidente con la precisione di un verbale: i primi Apso arrivarono in Gran Bretagna agli inizi del 1920 e furono esposti a Londra poco dopo.
E prosegue con la parte più interessante: quando apparvero per la prima volta in Gran Bretagna furono confusi con altri cani orientali dal pelo lungo e tutti furono etichettati come Lhasa Terriers.
Era un’etichetta sbagliata due volte: non venivano tutti da Lhasa e soprattutto non erano terrier. Ma per qualche anno, negli anni Venti, sotto quel nome finirono cani che oggi appartengono a razze diverse.
La distinzione arriva dopo: più tardi fu fatta una distinzione, specialmente fra l’Apso ed il Tibetan Terrier, che si pensa essere stato un antenato dell’Apso. Nel 1933 nasce il club di razza britannico, e da lì la strada è quella di una razza riconosciuta.
È anche il motivo per cui il patronato della razza, cioè il paese che ne cura lo standard presso la FCI, è la Gran Bretagna e non il Tibet: la selezione moderna e i libri genealogici sono nati lì.
Il Lhasa Apso oggi, in Italia
In Italia il Lhasa Apso è una razza piccola e stabile: fra il 2015 e il 2024 l’ENCI ha registrato 1.592 cuccioli, con numeri che oscillano fra i 130 e i 196 all’anno senza mai esplodere né crollare.
Il massimo è stato nel 2020, con 196 cuccioli; nel 2024 ne sono stati registrati 144. È una razza che non è mai diventata una moda, e per un cane questo di solito è una buona notizia.
Il numero che sorprende è un altro: gli allevamenti con affisso ENCI dedicati alla razza sono sette in tutta Italia, quattro nel Lazio, due in Veneto e uno in Lombardia.
Vuol dire due cose. La prima è che per un cucciolo con pedigree bisogna mettere in conto un viaggio e un’attesa. La seconda è che moltissimi Lhasa che si vedono in giro arrivano da fuori canale, e con una razza che ha un problema renale ereditario non è un dettaglio.
Nella pagina sull’allevamento trovi i prezzi e la lista delle cose da chiedere.

