Addestramento ed educazione del Kuvasz
Come si educa un cane che è stato selezionato per decidere da solo
Educare un Kuvasz non significa renderlo obbediente: significa costruire un rapporto con un cane che per mille anni è stato lasciato solo a decidere quando intervenire. In questa pagina trovi come si imposta, come si gestiscono abbaio e territorio e cosa fargli fare.
Sommario
Come si educa un Kuvasz

Lo standard mette due frasi vicine che vanno lette insieme: il Kuvasz è sicuro di sé e può diventare aggressivo se maltrattato. È tutto quello che serve sapere sul metodo.
Con questa razza i metodi coercitivi non funzionano e sono pericolosi. Un cane da sessanta chili selezionato per non indietreggiare davanti a un lupo non indietreggia nemmeno davanti a una persona che lo tratta male.
Funziona invece la coerenza: regole poche, chiare e sempre uguali, applicate da tutta la famiglia. Il Kuvasz accetta le regole che capisce, non quelle che gli vengono imposte.
La socializzazione dei primi mesi è la parte più importante di tutte. Un cucciolo di Kuvasz deve incontrare persone, cani, rumori e situazioni finché è piccolo, perché il suo istinto di diffidenza arriverà comunque: il lavoro serve a fargli distinguere l’ospite dall’intruso.
Va messa in conto la maturità tardiva: come tutti i cani di questa mole, il Kuvasz resta un cucciolone per un paio d’anni, e nel frattempo pesa già cinquanta chili. Il guinzaglio va insegnato quando ne pesa quindici, non quando è troppo tardi.
L’ultima cosa riguarda le aspettative: il Kuvasz non è un cane che esegue per il piacere di eseguire. Se gli chiedi qualcosa, prima ci pensa. Questa non è testardaggine, è il mestiere per cui è stato costruito.
Abbaio, territorio e vicini di casa
Se c’è un capitolo che decide la convivenza con un Kuvasz è questo, e conviene affrontarlo.
Un cane da guardiania abbaia. È il suo primo strumento di lavoro: segnala, avverte e tiene lontano prima ancora di doversi muovere. E siccome è un cane notturno per vocazione, tende a farlo proprio quando gli altri dormono.
Non si elimina, si gestisce. Le cose che funzionano sono tre: dare al cane un territorio chiaro e recintato, in modo che non debba sorvegliare mezzo quartiere; farlo dormire dentro o comunque in una zona protetta la notte; e occupare le sue giornate, perché un cane che ha fatto qualcosa abbaia molto meno di uno che non ha fatto niente.
Il secondo tema è il territorio. Il Kuvasz considera suo quello che sorveglia, e questo ha una conseguenza pratica: chi entra in casa deve entrare insieme a te, non da solo. Presentare gli ospiti è una regola di gestione, non una gentilezza.
Il terzo tema sono gli altri cani. Un maschio adulto di questa razza raramente gradisce altri maschi sul proprio territorio, e non è un problema di educazione: è la stessa selezione che lo rende un guardiano.
E poi c’è la parte legale e di buon senso: un cane così va assicurato, tenuto dentro confini seri e presentato correttamente a chi passa. La responsabilità di un guardiano è sempre di chi lo tiene.
Che attività fare con un Kuvasz

Lo standard è esplicito: ha bisogno di molto esercizio e va tenuto occupato. Il punto è capire quale tipo di esercizio ha senso per un cane come questo.
Le lunghe camminate sono la base: un Kuvasz adulto cammina volentieri per ore, e il dog trekking è probabilmente l’attività che gli si adatta meglio in assoluto.
Funzionano bene le attività di naso, dal nose work alla ricerca in campo aperto: lo impegnano senza chiedergli la precisione da manuale che non gli interessa dare.
L’attivazione mentale in casa e in giardino è utilissima, soprattutto nei mesi in cui fa troppo caldo per muoversi.
Il rally obedience è il compromesso migliore fra la disciplina e il suo carattere: c’è collaborazione, ma senza la rigidità dell’obedience classica.
Quello che invece va evitato è l’esercizio intenso da cucciolo. Fino ai diciotto mesi niente corse lunghe, niente salti e niente scale a ripetizione: le articolazioni di un cane che deve arrivare a sessanta chili si costruiscono lentamente.
E va ricordato il caldo: con quel mantello, d’estate ci si muove all’alba o la sera tardi, mai a metà giornata.

