Storia ed origine del Segugio dell’Istria a pelo duro
Il clima di montagna, il manoscritto del 1719 e lo standard del 1955
La storia di questa razza si intreccia con quella del Segugio dell’Istria a pelo raso: stesso antenato, stesso territorio, stessa documentazione antica. Quello che le separa è il clima.
Lo standard è esplicito: le temperature basse e il clima locale sono all’origine del pelo duro della razza. Qui dentro: il segugio bianco dell’Adriatico, il manoscritto del 1719, la cattedrale di Makarska e i numeri italiani.
Sommario
Il segugio bianco dell’Adriatico orientale
Come il fratello a pelo raso, questa razza discende dal segugio bianco dell’Adriatico orientale con macchie: un tipo di cane documentato lungo tutta la costa orientale dell’Adriatico da secoli.
La differenza sta in dove viveva. Lo standard lo dice chiaramente: queste sono zone di montagna della costa adriatica orientale, dove le temperature sono basse. Ed è lì che il pelo duro è diventato una necessità.
È uno dei casi più chiari in cui una razza nasce dall’ambiente e non da una scelta estetica: dove fa freddo e piove, sopravvive e riproduce meglio il cane con il pelo ispido e il sottopelo.
Il risultato è un cane che, come dice il capitolo sul carattere, lavora qualunque siano le condizioni meteorologiche.
Il manoscritto del 1719 e la cattedrale di Makarska
Le testimonianze storiche che lo standard cita sono due, ed entrambe verificabili.
La prima è scritta: la prima descrizione del Segugio dell’Istria a pelo duro può essere trovata nel manoscritto del vescovo di Dakovo, Petar Bakić, nell’anno 1719, dove si dice che l’allevamento di questa razza era già noto prima del XIV secolo.
È lo stesso manoscritto che compare nella storia del pelo raso, e non è un caso: il vescovo descriveva i cani della sua terra, e quei cani erano di due tipi.
La seconda è figurativa: il primo documento illustrato di questa razza si trova nella cattedrale dell’evangelista Marco a Makarska, in Dalmazia.
Il riconoscimento moderno arriva nella stessa settimana per entrambe le razze: la FCI pubblica il primo standard del pelo duro il 6 aprile 1955, quattro giorni dopo quello del pelo raso. L’ultima revisione, di origine croata, è del 2014.
Il Segugio dell’Istria a pelo duro in Italia
In Italia questa razza è molto più rara del fratello: fra il 2015 e il 2024 l’ENCI ha iscritto 243 cuccioli, con annate fra gli 11 e i 44.
Il confronto con il pelo raso è impietoso: 4.142 cuccioli contro 243, e sette affissi contro uno, in Calabria.
L’annata migliore è stata il 2023 con 44 cuccioli, seguita da un 2024 a 16: sono oscillazioni normali quando le cucciolate dipendono da pochissimi allevatori.
La ragione della differenza non è la qualità del cane, ma la praticità: il pelo raso non chiede manutenzione, e in un cane da lavoro conta.
Chi cerca questa razza, quindi, deve mettersi in lista o guardare alla Croazia, dove la popolazione è più consistente e dove il cane lavora nel suo ambiente d’origine.

