Addestramento ed educazione dell Hygen Hound
Un segugio descritto come facile da addestrare: cosa significa
Il kennel club norvegese descrive l’Hygenhund come un cane desideroso di imparare e facile da addestrare. Per un segugio è un complimento raro, e ha una spiegazione precisa nel modo in cui si caccia in Scandinavia.
Qui dentro: perché un cane che lavora da solo deve essere collaborativo, cosa insegnare nei primi mesi, il capitolo richiamo e voce, e quanto movimento serve.
Sommario
Perché è considerato facile
In Norvegia la caccia alla lepre si fa così: il cane parte da solo, cerca, trova la traccia, insegue anche per ore e riporta la selvaggina verso il cacciatore, dando voce in modo che lo si possa seguire a orecchio. Poi rientra.
Un cane che lavora così deve avere due qualità: la calma per gestirsi in autonomia e la disponibilità a tornare. Chi non le aveva non veniva riprodotto, e questo per generazioni.
Da lì viene il ritratto ufficiale: natura amichevole, desideroso di imparare, calmo con le persone. Da lì viene anche il fatto che la stessa fonte lo indichi come adatto a stare in famiglia, cosa che non si legge spesso per un cane da seguita.
Attenzione però a non leggerlo come cane facile in senso assoluto: facile, per un segugio, vuol dire che collabora volentieri e impara in fretta. Non vuol dire che rinuncerà a una pista perché glielo chiedi voi.
Cosa insegnare da cucciolo
Le priorità sono quattro e sono le stesse di tutti i cani da seguita: socializzazione, condotta al guinzaglio, richiamo giocato ogni giorno e abitudine alla manipolazione.
Sul carattere c’è un motivo in più per lavorarci bene: la storia della razza racconta che nel dopoguerra alcune linee ebbero problemi di temperamento. Oggi il quadro è diverso, ma una socializzazione ampia nei primi mesi resta l’investimento migliore.
Il metodo è il rinforzo positivo con sessioni corte. Un cane desideroso di imparare risponde benissimo, ma si stanca della ripetizione: meglio cinque minuti fatti bene che mezz’ora di esercizi.
Utile fin da subito anche l’abitudine alla macchina e al trasportino: un cane da caccia passa molte ore in viaggio, e imparare da cucciolo evita problemi da adulto.
Sul fisico: prima dei dodici mesi niente salti ripetuti, niente bicicletta e niente lunghe corse su asfalto.
Il richiamo, la voce e il movimento
Il richiamo è il lavoro principale, come in ogni segugio. Gli strumenti sono il fischietto, premi di valore altissimo riservati solo al rientro, e la regola di non chiamare mai a vuoto. La longhina da dieci metri permette di far annusare il cane in sicurezza mentre il lavoro procede.
In questa razza c’è un vantaggio di partenza: è selezionata anche per rientrare dopo la battuta, quindi la predisposizione c’è. Ma va coltivata, e finché non è solida la libertà si dà solo in aree recintate.
La voce è uno strumento di lavoro: in Norvegia il cacciatore segue la caccia ascoltando il cane. Non si toglie, si gestisce con sfogo, compagnia e un segnale di stop insegnato presto.
Sul movimento il conto è di almeno due ore al giorno fra camminata e naso. Le attività adatte sono mantrailing, nose work, ricerca in ambiente e dog trekking: tutte cose che usano la testa, che in un segugio stanca più delle gambe.
Un’ultima raccomandazione per chi vive in Italia: questo è un cane costruito per il clima norvegese. D’estate si esce presto la mattina e si evita il lavoro nelle ore centrali.

