Addestramento ed educazione dell’Hellinikos Ichnilatis

Un segugio da lepre: naso, voce, richiamo e recinto

Con l’Hellinikos Ichnilatis valgono le regole di tutti i segugi, con un’accentuazione: lo standard lo descrive come un cacciatore attivo che lavora da solo o in muta e che risponde su tutti i terreni. È un cane indipendente e resistente, non un cane da comando.

In questa pagina: come si cresce un cucciolo di segugio, il richiamo (che è il problema numero uno), la gestione della voce, quanto movimento serve e gli errori più comuni.

Sommario

Il cucciolo e il naso

Un cucciolo di segugio va cresciuto in mezzo agli odori. I primi mesi non servono a insegnare comandi: servono a mettere il naso a terra, a esplorare, a imparare a leggere il terreno. È il lavoro che il cane farà per tutta la vita.

Il rapporto si costruisce nello stesso periodo, e in un segugio è l’investimento più importante: un cane che ha imparato a tornare da te per abitudine avrà, da adulto, qualche possibilità in più di farlo anche quando il naso dice il contrario.

La socializzazione con altri cani conta più che in altre razze: lo standard dice che caccia anche in muta, e un cane che sa stare in gruppo è un cane più facile in ogni situazione.

Sul richiamo si lavora dal primo giorno e si continua per anni, con premi che valgano. E si accetta un limite: nessun segugio ha un richiamo affidabile al cento per cento su una traccia fresca.

La longhina da cinque o dieci metri è lo strumento della vita, non un ripiego per i primi mesi: permette al cane di annusare in libertà senza sparire.

E sulla crescita valgono le regole di sempre: niente corse forzate e niente sforzi prima dei dodici mesi, anche se un cucciolo di segugio sembra fatto di gomma.

La voce, il recinto, la lepre

La voce di questo cane è nello standard come qualità: sonora e armoniosa. In caccia serve al cacciatore per seguire il lavoro; a casa, in un quartiere abitato, è la prima cosa che crea problemi. Va messa in conto prima.

Non si azzera, si gestisce: si lascia che avvisi, si va a controllare, si premia il silenzio. E soprattutto si tiene il cane appagato, perché la maggior parte della voce inutile è noia.

Il recinto è la seconda spesa non negoziabile. Un segugio che prende una traccia lungo la rete cerca il punto debole, e lo trova. Alto, interrato, con cancelli che si chiudono da soli.

Sul predatorio non ci si può illudere: è un cane selezionato per la lepre. Gatti, conigli e galline sono a rischio, e il richiamo in quel momento non esiste. Chi ha animali piccoli deve organizzare gli spazi, non fidarsi dell’educazione.

E per chi caccia: la razza è riconosciuta con prova di lavoro, e in Grecia il cane si giudica sul campo. Un cucciolo che viene da genitori che cacciano è un altro cane rispetto a uno che viene da soggetti fermi da due generazioni.

Quanto movimento serve, e cosa fare se non si caccia

Conta due ore al giorno, con una parte importante di lavoro olfattivo. Un segugio non si stanca camminando al piede: si stanca cercando, e un’ora di ricerca vale tre di marciapiede.

Le attività che funzionano sono quelle che usano il naso: nose work, mantrailing, pista di sangue, ricerca dei bocconcini in campagna. Sono anche le uniche che gli danno una soddisfazione paragonabile al lavoro vero.

Per la parte fisica va bene il dog trekking: è un cane costruito per la montagna e per le pietre, e cammina per ore. Attenzione soltanto al caldo estivo nelle ore centrali.

Non è un cane da agility né da obedience competitiva: non gli interessa. E non è un cane da appartamento senza uscite, perché quando si annoia usa la voce.

Il quadro onesto è questo: fuori dalla caccia si può fare, ma serve un proprietario che accetti di uscire ogni giorno, con qualsiasi tempo, e di lavorare col naso del cane invece che contro.

Gli errori più comuni con un segugio

Il primo è fidarsi del richiamo. È l’errore che porta alla maggior parte dei cani smarriti: un segugio sul fresco non vi sente, e non è disobbedienza.

Il secondo è sottovalutare il recinto. Chi pensa che una rete da un metro basti scopre in fretta che non basta.

Il terzo è usare metodi duri. Con un cane indipendente e sensibile come un segugio la severità produce un cane che si allontana ancora di più.

Il quarto è tenerlo solo e fermo. È un cane da muta abituato a lavorare: da solo, in un giardino, ulula e scava.

Il quinto è trascurare orecchie e piedi. Sono le due parti che in un segugio si consumano e si infettano, e due controlli rapidi dopo ogni uscita evitano quasi tutti i problemi.

E il sesto è cercarlo con leggerezza: fuori dalla Grecia questa razza non esiste, e chi vi offre un segugio greco in Italia sta probabilmente vendendo un meticcio nero focato.