Storia ed origine dell Halden Hound
Una razza nata a Halden, quasi cancellata due volte
L’Haldenstøver prende il nome dalla città di Halden, nel sud della Norvegia, a pochi chilometri dal confine svedese. Nasce nella seconda metà dell’Ottocento incrociando foxhound inglesi, beagle e segugi locali.
Poi arrivano due colpi durissimi: un’epidemia di parvovirosi nel 1931 e la Seconda guerra mondiale. Qui dentro: come è stata ricostruita, il riconoscimento del 1952 e perché oggi è di nuovo in pericolo.
Sommario
Come nasce l Halden Hound
La razza nasce dove nascono quasi tutti i segugi nordici moderni: nella seconda metà dell’Ottocento, quando i cacciatori scandinavi cominciano a incrociare i propri cani con quelli importati dalla Gran Bretagna.
Nel caso dell’Halden gli ingredienti sono tre: foxhound inglesi, beagle e i segugi locali della zona di Halden. Dal foxhound viene la costruzione e la resistenza, dal beagle il naso e la taglia contenuta.
Il tipo di caccia per cui serviva è quello scandinavo, molto diverso da quello mediterraneo: il cane lavora da solo, non in muta, insegue la lepre per ore su terreni innevati e la riporta verso il cacciatore, abbaiando in modo che si possa seguirlo a orecchio.
Da lì vengono le caratteristiche fisiche che lo standard ancora chiede: il sottopelo fitto, il pelo fra le dita dei piedi e un’andatura leggera, che copre terreno.
Il 1931, la guerra e la ricostruzione
La storia recente di questa razza è una storia di sopravvivenza. Nel 1931 un focolaio di parvovirosi falcidia i cani norvegesi, e l’Haldenstøver è fra i più colpiti.
Quando la popolazione si sta riprendendo arriva la Seconda guerra mondiale, che in Norvegia significa occupazione, penuria di cibo e allevamento fermo. Alla fine del conflitto i soggetti rimasti sono pochissimi.
La ricostruzione è opera degli allevatori del dopoguerra, che ripartono da quel poco e riportano la razza a una consistenza sufficiente per essere riconosciuta ufficialmente nel 1952.
È una vicenda da raccontare perché spiega due cose. La prima è la base genetica ristretta con cui la razza convive da allora. La seconda è il motivo per cui, nonostante questo, il kennel club norvegese non registra malattie ereditarie diffuse: la selezione è stata fatta con attenzione, ed è un merito degli allevatori che se ne sono occupati.
L Halden Hound oggi: una razza in pericolo

Oggi il problema non è più una malattia o una guerra: sono i numeri. Le iscrizioni al Norsk Kennel Klub negli ultimi anni oscillano fra i 7 e i 21 cuccioli l’anno.
È la stessa fonte ufficiale a definire quelle cifre pericolosamente basse e a dire che devono aumentare in modo consistente se si vuole assicurare un futuro alla razza.
Il confronto rende l’idea: lo svedese Hamiltonstövare (nella foto), che fa lo stesso mestiere nello stesso tipo di terreno, ha una popolazione di un altro ordine di grandezza e non ha nessun problema di sopravvivenza.
Fuori dalla Norvegia l’Halden Hound è quasi inesistente: le registrazioni internazionali sono rarissime, e in Italia la razza non compare nei registri dell’ENCI, che non ha nemmeno una scheda dedicata.
Non è una razza che sta scomparendo per colpa di qualcuno: è una razza legata a un modo di cacciare che ha sempre meno praticanti, come tante altre in tutta Europa. La differenza è che qui il margine è molto stretto.

