Addestramento ed educazione del Groenlandese
Un cane da slitta in Italia: tiro, fughe, caldo e vita in muta
Con il Groenlandese il primo passo dell’addestramento è capire una cosa che lo standard dice in modo brutale: nel suo lavoro di cane da slitta non è strettamente legato a nessuna persona in particolare. Non è un cane che obbedisce per farvi piacere: è un cane con cui si collabora.
In questa pagina: come si costruisce il rapporto con un cane nordico, il lavoro di tiro, il problema delle fughe, la gestione del caldo e gli errori più comuni.
Sommario
Il rapporto, e perché va guadagnato

Nei cani nordici da lavoro il rapporto con l’uomo si costruisce sul fare cose insieme, non sull’affetto. Un cucciolo di Groenlandese va abituato presto a tre cose: il guinzaglio, la manipolazione e la presenza di altri cani.
Il richiamo è il punto critico e va allenato dal primo giorno, sapendo che non sarà mai affidabile al cento per cento: la longhina lunga è lo strumento della vita, non un ripiego per i primi mesi.
La socializzazione con altri cani è più importante che in altre razze: questo è un cane da muta, e un Groenlandese che non ha imparato a stare in gruppo diventa un problema quando incontra altri cani.
Il metodo è quello dei nordici: premi, coerenza e nessuna forzatura. La durezza con questi cani non funziona – non si spezzano, si spengono – e la ripetizione noiosa nemmeno. Sessioni corte, cose concrete, molta pazienza.
Un consiglio che vale oro: insegna presto il tiro con la pettorina, anche solo con un piccolo peso o un carrellino, e la camminata con lo zainetto. Un cane che ha un compito riconoscibile è un cane molto più facile.
E la crescita va rispettata come in tutti i cani grandi: niente tiro serio prima dei diciotto mesi, niente corse forzate, niente scale a ripetizione da cucciolo.
Il tiro: sleddog, skijoring, dog trekking
Questo è un cane costruito per tirare, e lo standard lo dice esplicitamente: è un compagno eccellente per chi cammina in montagna con il cane che tira o porta l’attrezzatura. Il lavoro giusto non è un premio: è una necessità.
D’inverno, dove c’è neve, la disciplina naturale è lo sleddog, con la slitta, o lo skijoring, con gli sci. Sono attività che richiedono attrezzatura, istruzione e – soprattutto – un cane in condizione.
Nelle altre stagioni si usano le versioni su ruote: bikejoring, dog scootering, carrellino. Sempre con temperature basse e su fondi morbidi, mai sull’asfalto caldo.
Chi non fa sport da tiro può comunque dargli un lavoro: dog trekking con lo zainetto – entro il dieci per cento del peso e non prima dei diciotto mesi – e canicross nelle stagioni fresche.
La regola d’oro del tiro è la pettorina giusta: mai un collare, mai un’imbragatura da passeggio. E il carico si aumenta gradualmente, come per un atleta.
Il beneficio non è solo fisico. Un cane da slitta che tira è un cane che ha un ruolo, e nei nordici il ruolo cambia il carattere: meno fughe, meno ululati, meno distruzione.
Le fughe: il vero problema

Se c’è una cosa su cui tutti i proprietari di cani nordici sono d’accordo è questa: scappano. Non per cattiveria e non per infelicità, ma perché sono cani costruiti per macinare chilometri e con un istinto di caccia che lo standard definisce forte.
Il recinto va progettato di conseguenza: alto almeno un metro e ottanta, interrato perché scavano, senza appoggi vicini alla rete e con i cancelli che si chiudono da soli. Non è paranoia: è esperienza.
Il guinzaglio in città non si negozia, e in campagna si usa la longhina. Un Groenlandese libero in un posto aperto, la prima volta che incrocia una traccia, diventa un puntino all’orizzonte.
Il microchip e una medaglietta leggibile sono la seconda linea di difesa, e chi vive in zone poco abitate mette anche un GPS al collare.
Sui gatti e sugli animali piccoli la risposta onesta è che non ci si può fidare: l’istinto di caccia che serve per la foca non fa distinzioni. Con i gatti di casa cresciuti insieme si può convivere, con quelli che scappano no.
E una nota sulle galline e sul pollame: in molte zone d’Italia un cane che ammazza il pollame del vicino è un problema legale prima che educativo. Con un nordico va previsto in anticipo.
Il caldo, e come si vive in Italia
Va detto con chiarezza: l’Italia non è il posto di questo cane. Un doppio mantello pensato per l’Artico, in un’estate padana o mediterranea, è un handicap serio, e chi sceglie un Groenlandese alle nostre latitudini deve organizzare la vita del cane intorno al clima.
In pratica: uscite all’alba e dopo il tramonto, ombra sempre disponibile, acqua fresca, niente sforzi nelle ore centrali da maggio a settembre, e in casa un posto fresco – un pavimento di pietra, una stanza a nord.
Non si tosa: il doppio mantello isola anche dal caldo, e rasare un nordico peggiora le cose, oltre a rovinare il pelo. Quello che si fa è spazzolare, tanto e spesso, perché il sottopelo trattenuto è quello che soffoca.
La muta è un evento stagionale: due volte l’anno il sottopelo viene giù a ciocche e per tre settimane si spazzola ogni giorno. Chi vive in appartamento se ne accorge subito.
E c’è una considerazione più ampia, da fare: se l’idea di un cane da slitta vi attira ma vivi in una città calda, ci sono modi migliori di viverla – dal fare sleddog con i cani di un professionista al frequentare i club di tiro. Prendersi un cane artico per tenerlo in balcone è la peggiore delle soluzioni.
Gli errori più comuni

Il primo errore è prenderlo per l’aspetto. Somiglia a un lupo, ha un’aria selvatica ed è fotogenico: sono le tre ragioni per cui i cani nordici finiscono nei canili più di altre razze.
Nella foto: cuccioli groenlandesi che mangiano carne di bue muschiato. È la loro alimentazione tradizionale, e serve a ricordare che stiamo parlando di un animale da lavoro artico.
Il secondo è aspettarsi obbedienza. Questo cane collabora, non serve. Chi cerca un cane che esegua i comandi con entusiasmo ha molte razze migliori a disposizione.
Il terzo è fidarsi del richiamo. Conviene ripeterlo perché è la causa numero uno degli incidenti: recinto e longhina non sono opzionali.
Il quarto è lasciarlo solo e fermo. Un cane da slitta senza lavoro e senza compagnia ulula, scava e demolisce. Non è vendetta: è noia in un motore da maratona.
Il quinto è tosarlo d’estate o tenerlo in una casa calda senza precauzioni. Il colpo di calore in un nordico è un’emergenza vera e arriva più in fretta di quanto si pensi.
E il sesto è sottovalutare il gruppo: nella sua terra vive con altri cani, con gerarchie chiare. Chi ne prende due deve saper gestire un gruppo, non due animali affettuosi.

