Addestramento ed educazione del Griffon Bleu de Gascogne
Naso, voce e richiamo: come si lavora con un segugio
Con un Griffon Bleu de Gascogne ci sono due modi di sbagliare: pretendere l’obbedienza di un cane da pastore, oppure rinunciare a educarlo perché tanto è un segugio. Nessuno dei due funziona.
Qui dentro: cosa insegnargli da cucciolo, come si lavora sul richiamo di un cane che caccia con il naso, come si convive con la voce e quanto movimento serve.
Sommario
Come si educa un cucciolo di Griffon Bleu

Il carattere descritto dallo standard è sveglio, anzi sbrigativo, ma tuttavia affettuoso. Tradotto: impara in fretta le cose che gli interessano e liquida quelle che non gli servono.
Il metodo giusto è il rinforzo positivo con sessioni corte. Con un segugio bastano cinque minuti fatti bene: mezz’ora di ripetizioni lo annoia e vi fa perdere credibilità.
Le priorità dei primi mesi sono quattro: socializzazione (con persone, cani e rumori), condotta al guinzaglio, richiamo e abitudine alla manipolazione, perché orecchie, dita e occhi andranno controllati per tutta la vita.
Un consiglio pratico che vale doppio in questa razza: insegna il rientro in macchina, il salire e scendere a comando e la calma in gabbia o in trasportino. Sono le cose che userete.
E niente durezza. È un cane affettuoso e disponibile: chi lo tratta con la ruvidezza che certi ambienti di caccia considerano normale ottiene un cane che si chiude e lavora peggio.
Il richiamo e la voce
Sono i due temi tecnici della razza, e vanno affrontati con realismo.
Il richiamo in un segugio non sarà mai come quello di un Border Collie: quando il naso aggancia una traccia, il cane entra in una modalità in cui la tua voce vale poco. Si lavora con il fischietto, con premi di valore altissimo usati solo per il rientro, e in un ambiente controllato prima di provarci in campagna. Fino a quel momento: longhina da dieci metri e aree recintate.
Il modo più efficace di ottenere collaborazione è dargli da annusare. Un cane a cui si concede il lavoro di naso in modo organizzato (piste finte, ricerca di cibo nascosto, mantrailing) è un cane che rientra volentieri, perché ha capito che voi sei la fonte del gioco bello.
La voce, invece, non si toglie. Lo standard elenca la bella voce fra i pregi, perché in caccia serve a dire dove si è e cosa si sta facendo. In casa si gestisce: cane sfogato, poche ore da solo, e un segnale di stop insegnato presto e sempre premiato quando smette.
Chi vive in un condominio e spera di educare un segugio al silenzio sta partendo da un’idea sbagliata: meglio saperlo prima di prendere il cucciolo che dopo la lettera dell’amministratore.
Quanto movimento serve e quali attività

Il conto realistico è di due ore al giorno fra movimento e naso, tutti i giorni. Un segugio da caccia non è un cane che si accontenta del giro dell’isolato.
Le attività più adatte sono quelle olfattive: mantrailing, nose work, ricerca in ambiente, e le prove per segugi dove esistono. Mezz’ora di lavoro di naso stanca più di un’ora di corsa, ed è la cosa che gli piace di più al mondo.
Poi il dog trekking: la resistenza c’è, e su terreni vari è un compagno di camminate eccellente. Sull’acqua dipende dai soggetti, ma molti ci vanno volentieri.
Meno adatte le discipline di precisione e di obbedienza formale: non è che non ne sia capace, è che si annoia e lo fa capire.
Il peso va sorvegliato per tutta la vita. Un segugio mangia con entusiasmo e, quando smette di cacciare, ingrassa in fretta: nei cani anziani è la prima causa di problemi alle articolazioni.

