Addestramento ed educazione del Golden Retriever

Le esigenze della razza: cosa fare, cosa evitare e come tirare fuori il meglio da lui

Educare un Golden Retriever è più facile che educare la maggior parte dei cani, ed è proprio qui che casca l’asino: tanti se ne approfittano per non fare niente, e si ritrovano un trenta chili di entusiasmo senza regole. In questa pagina trovi le esigenze vere della razza: da dove si comincia con il cucciolo, come gestire l’esuberanza dei primi anni e quali attività lo fanno rendere al meglio.

Un allievo facile, se ci sei

Il Golden ha i due ingredienti che ogni educatore sogna: la voglia di collaborare e una motivazione per il cibo praticamente illimitata. Impara in fretta, perdona gli errori di chi lo addestra e non tiene il muso. Questo non significa che si educhi da solo: significa che ogni minuto che ci metti rende il doppio che con altre razze.

Le sessioni giuste sono brevi e frequenti, cinque o dieci minuti più volte al giorno, sempre chiuse con un successo. Lavora bene con il rinforzo positivo e malissimo con le maniere brusche: è un cane sensibile, e alzare le mani o la voce ottiene solo un Golden confuso che ci mette il triplo. La costanza conta più del talento: stesse parole, stesse regole, da tutta la famiglia.

Le basi da cucciolo

I primi mesi decidono che adulto sarà. Le priorità del cucciolo di Golden sono tre. La socializzazione, che con questa razza è in discesa: portalo in giro, fagli incontrare persone, cani, rumori e situazioni, e lui farà il resto. Il morso inibito, perché un cucciolo che mordicchia è normale ma trenta chili di adulto che prende il braccio per gioco non lo sono più. E la calma, che è la vera materia difficile per un Golden: premia i momenti in cui sta tranquillo, non solo quelli in cui fa cose.

Aggiungi da subito l’abitudine a restare solo per periodi brevi e crescenti: è una razza che soffre la solitudine, e un cucciolo mai lasciato solo diventa un adulto che distrugge casa quando esci. Meglio dieci minuti oggi che il dramma a un anno.

L’entusiasmo al guinzaglio (e sugli ospiti)

I due cantieri classici del Golden giovane sono il guinzaglio e i saluti. Al guinzaglio tira, non per dominanza o chissà cosa, ma perché il mondo è pieno di cose meravigliose e lui vuole arrivarci prima. Si lavora fermandosi quando tira e ripartendo quando la corda si allenta, con una pazienza da certosino le prime settimane. Con gli ospiti il problema è il salto addosso: lui saluta così, e siccome da cucciolo fa tenerezza, tutti lo lasciano fare. Poi cresce.

La regola è una e vale per tutta la famiglia: le zampe a terra portano attenzioni, il salto le toglie. Se il rituale lo gestisci da subito, a due anni avrai un cane che accoglie composto. Se aspetti che il problema si presenti, toccherà smontare un’abitudine ormai consolidata, che è sempre il triplo del lavoro.

Dagli un lavoro: riporto, fiuto e acqua

Le esigenze di razza del Golden girano intorno a un concetto: è un riportatore, e un riportatore ha bisogno di usare bocca, naso e muscoli. Il riporto strutturato è la sua attività regina, con oggetti diversi, distanze crescenti e la consegna in mano come regola. I giochi di fiuto lo appagano tantissimo e lo stancano più di una corsa: cibo nascosto, percorsi di ricerca, il classico asciugamano arrotolato con i premietti dentro.

Se hai accesso all’acqua, usala: il nuoto è l’esercizio perfetto per lui, completo e gentile con le articolazioni. E se ti viene voglia di fare sul serio, la razza eccelle in obedience, rally e nelle prove di lavoro per retriever, oltre che nei percorsi da cane guida e pet therapy. Non gli serve la gara: gli serve sentire che quello che fa con te ha uno scopo.

Gli errori tipici con questa razza

Il primo lo abbiamo già detto ed è il più diffuso: pensare che tanto è un Golden, è buono, e saltare l’educazione. La bontà non c’entra con le buone maniere. Il secondo è usare il cibo senza criterio: con un cane così goloso i premietti sono uno strumento potentissimo, ma vanno contati e scalati dalla razione, altrimenti a fine corso hai un cane educato e sovrappeso.

Il terzo è rinforzare senza accorgersene proprio i comportamenti che poi dai fastidio: ridere del salto addosso, lanciare la pallina ogni volta che la porta, cedere agli occhioni a tavola. Lui impara sempre, anche quando non stai insegnando. L’ultimo è la fretta sul richiamo: lascialo libero solo quando il richiamo è solido, e costruiscilo pagando profumatamente ogni ritorno. Un Golden che torna di corsa scodinzolando è la norma, non un miracolo: basta non avergli mai dato motivi per preferire altro.