Storia ed origine del German Shorthaired Pointer

Dalle reti al fucile a due colpi: come nasce un cane polivalente

Il cenno storico dello standard del Kurzhaar è uno dei più interessanti che si trovino, perché non racconta soltanto da dove viene il cane: spiega perché è diventato così. E la risposta è tecnologica: c’entra l’invenzione del fucile a due colpi.

Qui dentro: i cani da rete e da falconeria del Mediterraneo, il viaggio verso le corti tedesche, il 1750, il 1879 e l’uomo che ha messo per iscritto le regole di questa razza.

Sommario

Dai cani da rete alle corti tedesche

Tavola ottocentesca con la testa di un bracco tedesco a pelo corto

Lo standard parte da lontano: la storia del Bracco tedesco a pelo corto risale all’utilizzo, soprattutto nelle regioni mediterranee, di cani per la caccia con le reti a selvaggina da piuma, e per la caccia col falco.

Erano cani il cui compito era uno solo: fermare il selvatico, cioè bloccarsi in immobilità quando lo individuavano, permettendo ai cacciatori di gettare la rete o di sganciare il falco. Lo standard lo dice esattamente così: la loro qualità più importante era l’abilità di fermare il selvatico.

Il viaggio verso il nord è tracciato: questi cani da ferma giunsero alle corti tedesche passando per la Francia, la Spagna e le Fiandre. È la storia di mezza cinofilia europea, e spiega perché i cani da ferma continentali si somigliano tanto.

Fino a quel momento, però, quei cani facevano una cosa sola. Il resto del lavoro (cercare, riportare, seguire una traccia) era di altri cani. La trasformazione arriva con un’invenzione.

Il 1750, il fucile a due colpi e la polivalenza

Fotografie d epoca di bracchi tedeschi a pelo corto a una esposizione

La riga chiave dello standard è questa: con la messa a punto del fucile a due colpi (1750), la loro opera divenne ancora più necessaria: davanti al cane si sparava a volo a un uccello. Questa tecnica segnò l’inizio della trasformazione del cane solo da ferma in un cane di caccia polivalente.

È un passaggio da capire. Prima, il cane fermava e i cacciatori usavano rete o falco. Con il fucile che sparava agli uccelli in volo, il cane doveva fare due cose in più: trovare il selvatico e, dopo lo sparo, riportarlo. E se il selvatico era ferito, seguirne la traccia.

Da lì nasce l’idea tedesca del Vollgebrauchshund, il cane a uso completo: un solo animale che cerca, ferma, riporta, lavora in acqua e segue la pista di sangue. È la filosofia che ancora oggi distingue i cani da ferma tedeschi da quelli inglesi, specialisti della sola cerca.

Il passaggio da tipo di cane a razza organizzata arriva nel 1879, con l’uscita dello Zuchtbuch Deutsch-Kurzhaar, il libro delle origini. Lo standard lo definisce documento decisivo per l’organizzazione e lo sviluppo dell’allevamento.

Il principe von Solms e le regole che durano ancora

Cacciatori con i loro Bracchi tedeschi a pelo corto al tramonto

Il nome che lo standard cita è quello del principe Albrecht de Solms-Braunfeld, l’uomo che stabilì le caratteristiche della razza, le prescrizioni per i giudizi della morfologia e, infine, le regole semplici delle prove di lavoro per cani da caccia.

Quella terza cosa è la più importante e la più tedesca: aver messo per iscritto delle prove di lavoro semplici e uguali per tutti significa che, da allora, un Kurzhaar non si giudica solo su un ring ma su un campo. È il motivo per cui, dopo un secolo e mezzo, questa razza è ancora funzionale.

Lo standard di oggi lo dice con orgoglio: il Bracco tedesco a pelo corto è selezionato grazie a un elaborato regolamento per il suo allevamento e le prove di lavoro. E aggiunge lo scopo di tutto: permettere al cane di compiere fino a un’età avanzata un lavoro cinegetico vario.

In Italia il Kurzhaar è arrivato nel Novecento ed è diventato il cane da ferma straniero più diffuso in assoluto: fra il 2015 e il 2024 l’ENCI ha iscritto 22.695 cuccioli, con 93 affissi attivi. Nessuna razza da caccia importata ha attecchito così bene.