Allevamento del Gammel Dansk Hønsehund
Tredici cuccioli in quattro anni in Italia, e un solo allevamento
In Italia il Gammel Dansk Hønsehund è una razza da appassionati: 13 cuccioli iscritti in quattro anni e un solo allevamento con affisso, in provincia di Cagliari. Il paese della razza è la Danimarca.
In questa pagina: quanto costa, dove si cerca, le domande da fare all’allevatore e cosa guardare in una cucciolata.
Sommario
Quanto costa un cucciolo di Gammel Dansk Hønsehund
Un cucciolo con pedigree costa indicativamente fra i 900 e i 1.400 euro, sia in Italia sia in Danimarca.
I numeri italiani, secondo le API dell’ENCI sul codice 281, sono 13 cuccioli in quattro anni: 2 nel 2019, zero nel 2020, 1 nel 2021 e 10 nel 2022. Dieci cuccioli in un anno solo, in una razza così, sono una cucciolata o due: significa che la presenza italiana dipende da un singolo allevamento.
Quell’allevamento è in provincia di Cagliari, ed è l’unico con affisso registrato per questa razza in Italia.
Le spese successive sono quelle di un cane da caccia di taglia media: fra 700 e 1.000 euro il primo anno tra vaccinazioni, microchip, sverminazioni ed eventuale sterilizzazione, e 90-130 euro al mese di mantenimento.
La toelettatura non è una voce di spesa: pelo corto e denso, una spazzolata a settimana. Le orecchie, invece, vanno controllate ogni settimana, come in tutte le razze con l’orecchio pendente.
Dove si cerca, e cosa chiedere

Le strade sono due: l’unico allevamento italiano e la Danimarca, dove il club di razza esiste dal 1947 e dove la razza è tutelata come patrimonio rurale.
La prima domanda riguarda la parentela fra i genitori. Questa razza è stata salvata nel 1946 partendo dai cani di una famiglia sull’isola di Ærø: la base genetica è strettissima, e un allevatore serio conosce le sue linee su più generazioni.
La seconda riguarda gli occhi. Lo standard mette fra i difetti squalificanti entropion, ectropion e distichiasi, cioè la doppia fila di ciglia: sono controlli oculistici da chiedere.
La terza riguarda le prove di lavoro. La razza è riconosciuta con prova di lavoro, e sapere se i genitori cacciano – e come – dice molto su cosa aspettarsi dal cucciolo.
La quarta sono le radiografie dell’anca, che su un cane da trenta chili sono un controllo sensato anche in assenza di problemi noti nella razza.
E la quinta è il carattere dei genitori: in una razza in cui il comportamento timido è un difetto grave, cinque minuti con la madre valgono più di dieci descrizioni.
Cosa guardare in una cucciolata
Il primo controllo è il colore: bianco con macchie e picchiettature marroni, con il marrone scuro preferito. Il tartufo deve essere dal fegato scuro al fegato chiaro, e un tartufo color carne o macchiato è un difetto.
Il secondo è la testa: corta e larga, con lo stop non pronunciato e l’occipite già visibile. Uno stop marcato è un difetto grave dello standard.
Il terzo è la sostanza. In questa razza si cerca un cucciolo solido: l’ossatura troppo fine è un difetto grave, e i metacarpi debolI pure.
Il quarto è il pelo: corto, denso e un po’ duro. Il pelo troppo rado è un difetto, e in un cane che lavora al freddo si capisce perché.
Il quinto è il comportamento: cuccioli che si avvicinano tranquilli e curiosi. La razza è descritta come tranquilla e stabile, e la timidezza è un difetto grave: un cucciolo che si nasconde va valutato con calma.
Il sesto è la bocca: lo standard è severo sui denti – più di due P1 più un altro dente mancante è squalifica – e controlla anche palatoschisi e labbro leporino, che si vedono nei primi giorni di vita.
E il settimo è il posto: cuccioli cresciuti in mezzo alla vita, abituati a rumori, persone ed esterno. In un cane da caccia le prime otto settimane pesano più di quanto si pensi.

