Addestramento ed educazione del Galgo Español

Come si inserisce in casa un levriero, e la regola del guinzaglio

Educare un Galgo Español non somiglia a educare un altro cane, per due motivi: è un levriero, quindi non è selezionato per obbedire ma per decidere da solo a sessanta all’ora; e nella maggior parte dei casi è un cane adulto adottato, che arriva dalla Spagna e non ha mai visto una casa.

Qui dentro: i primi giorni di un galgo appena arrivato, la regola del guinzaglio che non si discute, il richiamo (e i suoi limiti), quanto movimento serve e le attività adatte.

Sommario

I primi giorni di un galgo appena arrivato

Giovane Galgo Español tigrato in piedi fra i fiori di campo

Un galgo che arriva dalla Spagna spesso non sa cosa sia una casa: non conosce le scale, i pavimenti lucidi, le porte a vetri, il divano, la solitudine. Le prime settimane non sono educazione, sono ambientamento, e vanno affrontate con lentezza.

Le tre cose che funzionano sempre: una cuccia morbida e spessa in un angolo tranquillo, che diventa il suo posto sicuro; una routine prevedibile di uscite e pasti; e nessuna fretta. Molti galgo nei primi giorni si nascondono, mangiano poco e non vogliono essere toccati. In qualche settimana la scena cambia completamente.

L’attrezzatura giusta fa la differenza: collare da levriero alto e largo (il collo di un galgo è più stretto della testa, un collare normale sfila) o pettorina a H, guinzaglio robusto, e per i primi mesi doppia sicurezza.

Sulla pulizia in casa: la maggior parte dei galgo impara in pochi giorni, perché sono cani naturalmente puliti. Sulla solitudine, invece, si va per gradi: cinque minuti, poi dieci, poi mezz’ora. Un cane cresciuto in un canile con altri venti cani ha bisogno di imparare che restare solo non è un abbandono.

Il metodo, in tutto questo, è uno solo: rinforzo positivo e voce bassa. Con un levriero riservato le maniere forti non correggono niente, chiudono il cane e allungano i tempi di mesi.

La regola del guinzaglio e il richiamo

Galgo Español tigrato che corre in un campo avvolto dalla nebbia

Questa è la parte su cui tutte le associazioni sono d’accordo e su cui non c’è margine di discussione: un galgo non si slega in spazi non recintati. Non perché sia disobbediente, ma perché è costruito per inseguire a vista e a sessanta chilometri l’ora.

Il meccanismo è semplice e non si educa via: l’occhio aggancia un movimento lontano, il cane parte, e per i secondi successivi non esiste nient’altro. Nel frattempo ha coperto duecento metri, ha attraversato una strada e non sente più la tua voce. I galgo persi in Italia, quasi sempre, sono cani slegati per la prima volta in un posto che sembrava sicuro.

Il richiamo si insegna comunque, e funziona: dentro casa, in giardino, nei campi recintati. Si costruisce con premi di altissimo valore e senza mai chiamarlo per fare qualcosa che non gli piace. Ma va allenato sapendo che non è una garanzia in campo aperto, ed è più onesto considerarlo un comando da usare in ambienti controllati.

La soluzione pratica esiste ed è ottima: i campi cinofili recintati, che in Italia sono sempre più diffusi. Mezz’ora di corsa libera dentro una recinzione alta è quello che un galgo chiede alla vita, e lo rende un cane perfetto per il resto della settimana.

In alternativa c’è la longhina da dieci o quindici metri in un prato aperto: non è come correre libero, ma permette di annusare e muoversi senza il rischio di perderlo.

Quanto movimento serve a un Galgo Español

Galgo Español addormentato su un divano sotto una coperta

Meno di quanto la gente immagina, e in una forma diversa. Un galgo non è un cane da resistenza quotidiana come un pastore o un segugio: è uno sprinter. Gli serve poter correre a tutta velocità qualche volta a settimana, non camminare per quattro ore ogni giorno.

Il conto realistico è di due uscite al giorno da quaranta minuti l’una, con annusate e passo tranquillo, più una o due corse libere a settimana in un campo recintato. Con questo un galgo è un cane appagato, che il resto del tempo dorme.

È anche il motivo per cui funziona in appartamento meglio di molti cani più piccoli: finito il giro, si arrotola in cuccia e si dimentica del mondo per otto ore. Chi ha avuto un terrier e poi un galgo racconta sempre la stessa cosa, cioè che la casa è diventata silenziosa.

Due avvertenze pratiche. La prima: sotto i dieci gradi serve il cappottino, e con la pioggia le uscite si accorciano. La seconda: dopo mangiato niente corse, perché come tutti i cani grandi e profondi di torace non è immune al rischio di torsione.

Che attività fare con un Galgo Español

Galgo Español nero al galoppo in un prato

L’attività naturale è una sola: correre. Tutto il resto viene dopo, e va scelto sapendo che questo è un cane che dà il massimo in pochi secondi e poi si spegne.

Il lure coursing, la corsa dietro a uno zimbello meccanico in campo recintato, è la disciplina fatta su misura: riproduce esattamente il suo mestiere senza fauna coinvolta, ed è praticata da club anche in Italia. Il racing in pista è l’altra versione, più sportiva e più selettiva.

Per la vita di tutti i giorni funzionano benissimo le corse libere in campo recintato e il dog trekking tranquillo, con il cane al guinzaglio lungo. La ricerca olfattiva non è il suo mestiere (è un cane che caccia a vista) ma molti galgo la fanno volentieri, e ha il vantaggio di stancarli nei giorni di pioggia.

Quello che non ha senso è insistere con discipline di precisione e obbedienza formale: l’obedience e il rally non sono nelle sue corde, e per un cane riservato come questo diventano frustranti prima che per te.

Un ultimo consiglio che vale per tutti i levrieri: le superfici. Un galgo che sprinta su asfalto o su terreno duro si fa male ai cuscinetti e alle articolazioni. Erba, terra battuta, sabbia: il resto no.